Luglio 12, 2007...10:46 am

La YouTube dei diritti umani

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Vi copio un articolo ritrovato tra la catasta di appunti sparsi per casa, è tratto dall’allegato femminile del Corriere della Sera IoDonna (l’autore è Michele Farina, marzo 2007).

Nome: Gillian Caldwell.
Indirizzo: www.witness.org .

Altro che video ammiccanti di Paris Hilton, Gillian è la regina dei video casalinghi.
Nel senso fatti in casa, che spesso è una casa che brucia nei villaggi della Birmania rasi al suolo dagli aguzzini della dittatura.
Quello che fanno Gillian e il suo gruppo può essere più efficace di una vagonata Onu di Burocrati Blu.
Gillian in qualche modo è una produttrice.
Primo obiettivo di Witness (che significa testimone): addestrare le persone in giro per il mondo ad usare videocamere per documentare gli abusi dei diritti umani. Detto così sembra una di quelle sigle fantasma che ciucciano soldi pubblici per corsi inesistenti.
Al contrario.
Witness ha una struttura leggera, una rete di coraggiosi partners sparsi per il pianeta e una gestione dei bilanci rigorosa.
A Gillian non piace l’etichetta di “imprenditrice sociale”.
Le ho chiesto dei suoi programmi per il 2007. Mi ha sepolto di cose. Un assaggio.
“Quest’anno organizzeremo minicorsi in settanta Paesi del Mondo per addestrare 600 attivisti dei diritti umani su come usare il video per cambiare” Video for change è una bella espressione: alcuni dei clip realizzati dagli “amici” di Gillian (dal Congo al Messico, al Brasile) sono serviti a denunciare crimini altrimenti impuniti.
Pensare in grande: “A luglio per festeggiare i 15 anni di vita lanceremo un sito internet dove chiunque potrà caricare o scaricare filmati sulla violazione dei diritti umani”.
Il sogno di Gillian è “una comunità globale di attivisti” che aiutino a far luce sulle porcate globali e locali.
Non è utopia, nell’era di YouTube e MySpace: troppo buonista pensare che potremmo parlare più spesso di Witness che dei video imbecilli tipo l’alunno che palpeggia l’insegnante? …

E’ un sito che conosco da tempo.
Davvero interessante e ben strutturato.
E diciamo che di tutto l’articolo non condivido soltanto l’ultimo capoverso: non mi piacciono le situazioni nette, o solo Witness o solo scemate … io vedo la mia vita un po’ come Tiziano Terzani, come il simbolo dello Ying e dello Yang, bianco e nero vicini, e nel bianco c’è un puntino di nero, come nel nero un puntino di bianco…

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