Febbraio 15, 2009...5:53 pm

Madre di diecimila figli

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Sapete come ho scelto questo volume in libreria?
Non ridete.
Anzi, no, ridete pure: infatti ad attrarmi è stato proprio il sorriso di Marguerite Barankitse che inonda la copertina.

Ora proviamo ad andare per ordine.

Splendida la dedica: “alla parte tenera dell’infanzia, da preservare in ogni essere” .

E, voltando pagina, come conseguenza naturale si legge una frase di Gandhi: “quando esitate davanti ad un’azione, chiedetevi cosa porterà di buono ai più diseredati” .

Tutta l’opera si snoda lungo il territorio e la storia più recente del Burundi .
Un periodo terribile, che ha causata 300.000 morti su una popolazione di 6.800.000 persone.
Numeri.
Anche a questo si è ribellata Maggy: si è scontrata con cifre che tentano di nascondere l’assoluto sgomento di ciascuna vita che vi è celata.
Ma chi è Maggy?
E’ la donna che nel 1997 la rivista GEO ribattezzò come “la santa all’Inferno”: l’audacia di dire no, di rifiutare la segregazione etnica e la segregazione tout court, qualunque essa sia.
Disobbedisce anche alle norme sociali: rifiuta sia di sposarsi che di diventare una religiosa, due prospettive che sono praticamente le uniche possibili per una donna in Burundi.
Maggy è una donna che, in piena guerra civile, riesce a salvare un gruppo di venticinque bambini.

“…quando ho capito che tutti i miei bambini erano stati risparmiati, ho provato una voglia pazza di vivere!
Non ho più pensato che ad una sola cosa: occuparmi di loro, al di la di quell’odio e di quel disprezzo che avevo incrociato negli sguardi…”
.

E da qui che nasce la Maison Shalom.
Non un semplice istituto religioso per orfani di guerra, ma una struttura sicura dove crescere, imparando e lavorando per il bene proprio e del Paese. Rimane infatti scandalizzata dallo stato di abbandono dei profughi, costretti a restare, per motivi di sicurezza, in accampamenti sordidi.
Maggy non è infatti una persona che vive nel passato, ma nel presente e nel futuro: non vuole dimenticare niente e vuole costruire.
L’aiutare i bambini significa per lei rifondare il Paese dalla base: nel bambino che rifiuta di morire, lei vede un’energia essenziale che chiede solo di dispiegarsi e di crescere verso l’avvenire.
In modo molto semplice e chiaro viene illustrato il tema della compravendita dei bambini, più spesso rapiti per ingrossare le fila irregolari dell’esercito.
I piccoli che vengono assistiti spesso non hanno che i vestiti che indossano.
Nei rari casi in cui dispongano di denaro tendono ad allontanarsi dalla casa natia, nel senso che nemmeno possono ricostruirla: vivere accanto a coloro che hanno massacrato la propria famiglia è intollerabile.
E’ qui che rischia di scattare la vendetta, vista come sostituta di una vera e propria fame di dignità.
Allora l’appoggio della Maison Shalom diventa indispensabile per far capire loro come vendetta e violenza siano facce di un vicolo cieco.
Il lavoro degli educatori è poi soprattutto quello di evitare il confronto sistematico vittima/aggressore, preferendo operare in funzione del contesto e della storia di ciascuno, tanto che i figli di vittime ed assassini sono diventati amici di studio e di lavoro:

“…colui che uccide è la prima vittima del proprio gesto.
Non si può condannare un uomo, ma solo il suo gesto.
La colpevolezza ostacola la nostra umanità più della morte.
Bisogna tendere la mano a che ha commesso un crimine perché quel crimine uccide anche lui, impedendogli di essere uomo…” .

Non continuo a scrivere oltre per evitare di anticiparvi tutti i contenuti di questo libro, compresa l’accurata ricostruzione storica degli avvenimenti del Paese africano.

E qui trovate tutte le informazioni per poter conoscere nel dettaglio le attività del centro e, se vorrete, per poterlo finanziare.

Titolo: Madre di diecimila figli
Autore: Martin Christel; Nobécourt Lorette
Edizione: Piemme
Pagine: 221
Prezzo: € 12,90

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