Archivi delle etichette: africa

Cibo VS Benzina: la verità sui biocarburanti

Per sarperne di più, un articolo da Africa on the Blog.

Fallimenti, lezioni e cioccolato: analizzare la crisi ivoriana

Un ottima analisi del Consultancy Africa Intelligence.

Un mondo in bilico

Ci sono critici che descrivono questo genere di pubblicazioni con “è così bello che si legge come un romanzo!”.
Il lavoro di Andrea Margelletti no.
Per fortuna.

L’opera è divisa in sei parti:
- Medio Oriente
- Africa
- Asia
- Balcani
- Caucaso ed Asia Centrale
- Sud America

Sulla trama, capirete, non c’è molto da svelarvi: è Storia Contemporanea, ma non pura e semplice.
L’autore si concentra sia sulle vicende degli ultimi anni e, soprattutto, sulle scintille che hanno innescato le rivolte ancora oggi roventi in molti Paesi del Mediterraneo.
Ed ecco che allora rivivrete l’operazione “Piombo fuso” , passerete poi per lo Yemen, raggiungerete la Cina e toccherete i problemi che ancora piagano i Balcani.
Ed in tutto questo viaggiare vi renderete conto come il lavoro non sia davvero diviso in capitoli.
Perché la Storia non può essere vissuta e studiata a comparti stagni.

A questo punto ci si potrebbe anche porre una domanda: perché comprare questo libro e non documentarsi in tempo reale via pc?
La risposta è tanto semplice quanto articolata.
Compratelo e sfogliatelo.
Vi renderete immediatamente conto di quel che vi passerà sotto le dita.
Lo stile dell’autore è rigoroso, dettagliatissimo ed estremamente ricco.
Una ricchezza che non si diluisce in inutili e barocche considerazioni da ritriti diari di viaggio degni degli scaffali di un discount.
Ma che non è nemmeno una lezione universitaria boriosa ed indigeribile, tenuta da un annoiato docente che sciorina soltanto un elenco telefonico di nomi e luoghi.
Margelletti: ha messo su carta la sua esperienza ultra ventennale trasmettendo l’attaccamento, la passione e lo slancio che caratterizzano un lavoro portato avanti con ambizione e curiosità sempre crescenti.
Leggere questo libro mi ha riportato a tanti film e romanzi di guerra del mio passato.
E’ come se l’autore ci tenesse accanto per farci guardare la Storia dall’alto, come la figura classica del Generale a cavallo che su una collina osserva, nella pianura, i suoi soldati in battaglia.
Ma dopo uno sguardo attento sulla situazione ci invita a seguirlo.
E con una minima strattonata di briglie ci accompagna giù: dove gli scontri sono vivi, e ribollono anche nei periodi apparentemente calmi.
In questo momento si comprende il punto di forza di questo libro: non un Salgari che fantastica di terre lontane a lui sconosciute, ma un Chatwin che mette su carta le sue impressioni dopo essersi sporcato le scarpe.
Margelletti analizza ogni situazione, ogni palmo di terra, ogni parola con la precisione di un orologiaio.
Perché è solo spingendosi oltre che si riescono a studiare nei particolari tutte le piccolissime parti dell’ingranaggio: incontrare personaggi sconosciuti al grande pubblico, ascoltare ed analizzare le loro microstorie che creano ponti naturali per unirsi tra loro in un concatenamento quasi perfetto.
Per essere impeccabile ha bisogno solo di un po’ d’olio: ed il lubrificante perfetto è l’intuito dell’analista che deve setacciare tutte le informazioni ricevute, elaborarle e trarre la conclusione più efficace nel minor tempo possibile (onore ed onere in un’epoca di comunicazioni fulminee come quello in cui viviamo).
Margelletti è riuscito dove molti invece non colpiscono: nonostante siano pagine estremamente documentate e scrupolose, è stato scelto un registro veramente accessibile ad ogni livello, che si conosca a fondo la materia o siano i primi passi nello studio delle dinamiche geopolitiche.
L’autore infatti lascia alcuni spiragli di curiosità, per permettere al lettore di approfondire le tematiche che hanno maggiormente sollecitato il suo interesse.

Una lettura che non si divora.
Ma va centellinata, tenendo a portata di mano una matita per prendere appunti e sottolineare “incastri” inaspettati.
Un testo da leggere per confermare quanto sostenuto dallo scrittore Herman Hesse: studiare la storia significa abbandonarsi al caos, ma nello stesso tempo conservare la fede nell’ordine e nel senno…

Titolo: Un mondo in bilico. Atlante politico dei rischi e dei conflitti
Autore: Andrea Margelletti
Editore: Eurilink, 333 pagine, 28 euro.

Hezbollah osserva con attenzione ed aspetta con calma

Il punto di David Ignatius per il Washington Post.

Perché l’Iran è diverso

Un interessante punto di vista, in questo articolo di RFE/RL.

Il 2011 per l’Africa: un anno di grandi sfide ed opportunità

Un articolo da Brookings .

Mentre qui trovate la ricerca completa, in pdf.

L’escalation di violenza in Costa d’Avorio

Un articolo del Guardian .

Al via la missione medica delle Forze Armate in Uganda

Medici ed infermieri di Esercito, Marina, Aeronautica, e Carabinieri, per la prima volta insieme per una missione umanitaria in Africa. L’iniziativa, denominata “4 stelle per l’Uganda”, come quattro le forze armate che vi prendono parte, nasce da un progetto di collaborazione tra il Ministero della Difesa italiano e la Fondazione AVSI, organizzazione non governativa italiana impegnata con oltre 100 progetti di cooperazione allo sviluppo, soprattutto nel campo dell’educazione e della promozione della dignità umana, in 38 paesi del mondo di Africa, America Latina e Caraibi, Est Europa, Medio Oriente, Asia.
Il gruppo – composto da 20 militari, tra medici, personale sanitario ed addetti alla logistica, e 2 medici civili – partirà con un C-130J dell’Aeronautica Militare dall’aeroporto di Pratica di Mare nella mattinata di sabato 20 novembre e, dopo uno scalo tecnico in Egitto, arriverà domenica 21 a Gulu, la seconda città ugandese ed unica testa di ponte per raggiungere in aereo il nord del paese. Da lì, con mezzi messi a disposizione dalla Cooperazione Italiana allo Sviluppo del Ministero Affari Esteri, la missione raggiungerà l’ospedale St. Joseph di Kitgum, circa 100 chilometri a nord-est di Gulu, tre ore di fuoristrada in questa parte finale della stagione umida. A bordo del velivolo, oltre alle attrezzature mediche e ai farmaci necessari per gli interventi, ci saranno oltre dieci tonnellate di materiale reso disponibile da importanti industrie farmaceutiche ed alimentari italiane e da privati, che verrà donato alle strutture e agli operatori locali. Il programma della missione, concordato preventivamente con l’AVSI e la direzione dell’ospedale, prevede già a partire dal 22 novembre visite ed interventi di chirurgia generale, endoscopia, ginecologia, ortopedia ed attività di laboratorio analisi. Secondo fonti locali, sono già centinaia i pazienti in cammino dai villaggi limitrofi per essere visitati. L’ospedale St. Joseph, che proprio quest’anno festeggia 50 anni di attività, è stato uno dei punti di riferimento per la popolazione durante i venti anni di guerra civile che hanno sconvolto il nord del Paese, e continua ad esserlo contro nemici purtroppo ancora forti come malaria, epatite e soprattutto AIDS.
La missione, coordinata dalla Direzione Generale della Sanità Militare, è stata pianificata dal Comando Operativo di Vertice Interforze (COI) dello Stato Maggiore Difesa, che ne detiene anche il comando operativo. Il coordinamento dei voli militari di andata e ritorno è stato invece effettuato dalla Sala Situazioni dello Stato Maggiore Aeronautica. Nell’ambito della missione, ed è uno degli obiettivi più importanti, verrà sviluppato un progetto di formazione grazie al quale i numerosi giovani medici presenti tra i militari italiani ed il personale dell’ospedale potranno ampliare il proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze lavorando al fianco dei colleghi militari e civili più esperti. Uno scambio professionale importante, questo, non solo per i medici italiani, che potranno così accrescere quell’esperienza sul campo fondamentale per operare al meglio in tutti i contesti operativi lontani dai confini nazionali, ma anche per i locali, soprattutto infermieri ed assistenti, figure sanitarie preziose per i pochi medici che normalmente è possibile trovare negli ospedali africani. “Essere vicini ad AVSI per alleviare le sofferenze della popolazione locale è ovviamente la nostra priorità, ma vogliamo anche dare continuità nel tempo al nostro intervento. In questi contesti formare un infermiere, un ferrista o un anestesista può voler dire salvare molte vite umane in futuro”, le parole del coordinatore della missione, Gen. Isp. Capo Ottavio Sarlo, Direttore Generale della Sanità Militare e Capo del Corpo Sanitario Aeronautico. Il personale sanitario militare, oltre che dal COI e dalla Direzione Generale di Sanità, proviene per gran parte dall’Ospedale Militare Celio di Roma e dai Servizi Sanitari delle rispettive Forze Armate. Da Roma anche i due medici civili, un chirurgo generale della Clinica Nuova Itor e docente dell’Università “La Sapienza” ed un aiuto chirurgo sempre della Clinica Nuova Itor.

Fonte: GrNet.it .

Somalia: il ruolo dell’Italia per la stabilita’ della regione

Ferma condanna ma anche un appello alla comunità internazionale ad affrontare con determinazione la sfida del terrorismo fondamentalista islamico Al-Shabaab anche per evitare gravi conseguenze nel Corno d’Africa: sono stati espressi dal Ministro Franco Frattini dopo il “vile attacco” terroristico all’hotel Muna di Mogadiscio.

L’Italia sostiene con convinzione l’azione dell’Unione Africana che con i suoi 6mila uomini di Amison combatte le milizie islamiche fondamentaliste per evitare il collasso delle istituzioni somale e per la stabilita’ della regione. Il governo italiano continuerà nella sua attività di assistenza al consolidamento delle strutture governativo-ministeriali somale e alla formazione delle forze di pubblica sicurezza, di polizia di frontiera e andando incontro ai bisogni della popolazione con aiuti umanitari e riattivando strutture ospedaliere della capitale.

Un milione di euro sono stati stanziati a favore delle forze di sicurezza somale mentre e’ in corso un programma di formazione di funzionari polizia di frontiera a cura della nostra Guardia di Finanza, ed è in fase di definizione un programma di addestramento in Kenya, tramite l’UA, di poliziotti somali a cura dei nostri Carabinieri. L’Italia e’ impegnata proprio in questi giorni in passi congiunti UE/USA/UA in numerose capitali, africane e non, per sollecitare aiuti per il rafforzamento di AMISOM e TFG.

L’ammontare complessivo dell’aiuto finanziario dell’Italia dal 2009 ad oggi in favore delle istituzioni transitorie somale è pari a 27,2 milioni di euro. Le somme gia’ erogate sono cosi’ ripartite: 4 milioni a favore delle forze di sicurezza somale; 5 milioni di euro a favore della missione di pace dell’Unione Africana (AMISOM); 1,7 milioni di euro a favore del Governo somalo (Ufficio Primo Ministro e Ministeri degli Esteri, dell’Interno, delle Finanze e della Sicurezza Nazionale); 8,3 milioni di euro di aiuti umanitari tramite le Agenzie ONU e sul canale dell’emergenza.
Nonostante la situazione d’instabilità politica e lo stato delle condizioni di sicurezza, la Somalia permane un Paese prioritario nell’azione della Cooperazione italiana. La Cooperazione ha, infatti, ritenuto opportuno assegnare la massima attenzione ad un Paese nel quale, alla fine del 2009, circa 3 milioni di individui necessitavano di assistenza umanitaria e gli sfollati erano circa 1,2 milioni, e verso il quale tra il 1981 ed il 2009 l’Italia ha elargito contributi a dono per un totale di circa 755 milioni di euro.

La strategia della Cooperazione italiana cerca di seguire il duplice approccio di fornire assistenza, da un lato, la popolazione, e sostenere, dall’altro, le fragili istituzioni governative, in coordinamento con gli interventi della comunità internazionale. Sul medio-lungo termine rilevano i due documenti programmatici, il Reconstruction Development Programme, redatto da UNDP e World Bank, ed il Joint Strategy Paper, redatto insieme ai membri più attivi della Commissione Europea in Somalia e con la Norvegia.

La Somalia è uno dei Paesi che beneficiano dei fondi del Decreto Missioni, in base al quale il Governo italiano autorizza iniziative di cooperazione in aree di crisi umanitaria e di conflitto; nel 2009 sono stati assegnati per Mogadiscio circa 5,5 milioni di euro. Quanto al 2010, le risorse finora deliberate sono state pari a circa 3 milioni di Euro e verranno utilizzate per iniziative che contribuiscono ad alleviare le criticità somale nei settori shelter, acqua, salute ed educazione.

Particolarmente significativa l’assistenza fornita dalla Cooperazione Italiana al sistema sanitario con la prosecuzione, tramite UNOPS, del sostegno a 12 ospedali in Somalia, distribuiti in Somaliland, Puntland e Somalia centro-meridionale, con l’obiettivo di contribuire alla fornitura di servizi e migliorare la disponibilità e l’accesso all’assistenza sanitaria nelle aree selezionate per la popolazione stanziale e sfollata.

Fonte: MaE.

La difficile impresa di nascere in Africa e non essere venduti

Aprire gli occhi alla vita — in una parola: nascere — in Africa.
Un dato geografico per riassumere un destino diverso da tutti gli altri possibili in questo mondo: stenti, fame, sopraffazione. E la piaga del traffico dei minori, una vergogna che ai nostri occhi appare inconcepibile. Ma esiste, è reale. Spesso quasi «normale» in certi Paesi. Perché significa guadagni facili per gli sfruttatori che vendono i loro chili di merce umana come schiavi.
Schiavi per i lavori nelle miniere e nei campi, o per i bordelli che aprono in spregio a ogni simulacro di legalità. Soprattutto in questi mesi, in queste settimane. Soprattutto in Sudafrica.
Paradosso delle opportunità.
Il Paese di Mandela, uscito dall’apartheid a testa alta, la nazione — nonostante le inevitabili sacche di povertà e le diseguaglianze – più ricca dell’Africa, ha cercato di utilizzare i Mondiali di calcio come volano per fare un salto ancora più deciso verso lo sviluppo. Ma i soldi, gli investimenti, non hanno portato soltanto lavoro. Le organizzazioni criminali si sono moltiplicate. Il traffico di migranti e di minori ha riempito le statistiche.

I bordelli si sono affollati di ragazzine e ragazzini in attesa dei turisti del sesso. Molti dei quali — nonostante le leggi che prevedono dure pene ai trasgressori anche nei Paesi d’origine — arrivano anche dal prospero Occidente.
Naturalmente, in Sudafrica come in Mozambico, nello Zimbabwe come nell’Africa Subsahariana, sono tanti i volontari che con le loro forze, spalleggiati da ong locali o internazionali, si provano a combattere questo fenomeno. Non è facile.
Ma è possibile e doveroso farlo.
Come dimostra la campagna di Terre des Hommes che, con la Ecpat (End Child Prostitution, Pornography and Trafficking), la più grande organizzazione internazionale che contrasta il fenomeno del turismo sessuale minorile, avvia il 22 aprile, con una conferenza stampa presso la sede Rai di viale Mazzini 14 a Roma, la campagna: «Mondiali 2010: tutti in campo contro il traffico di bambini».

La campagna prevede la diffusione di un filmato sul turismo sessuale, che verrà presentato dalle diverse trasmissioni Rai dedicate allo sport e all’attualità; pagine stampa che verranno pubblicate da oggi fino all’inizio dei Mondiali in spazi gratuiti ceduti dalle aziende pubblicitarie che hanno voluto sostenere l’iniziativa; banner per web (anch’essi ospitati in spazi gratuiti da portali e blog) che rimandano al sito www.tuttincampoperibambini.it , all’interno del quale si potranno approfondire i temi della campagna e scaricare un video e un’applicazione per Facebook «il campionato della solidarietà», da «girare subito a tutti coloro che, tifosi e non, vogliono dire “Io tifo per i bambini e ci metto la maglia”». La campagna entrerà anche negli stadi grazie alla collaborazione di tifoserie e società calcistiche. Prime ad aderire: l’Udinese, la Salernitana, il Torino, il Cesena e la Fiorentina, che sosterranno il turismo responsabile e la difesa quotidiana dei diritti dell’infanzia. «Questa iniziativa — dice Raffaele Salinari, presidente di Terre des Hommes Italia — confida anche nella creatività dei tifosi italiani che, al servizio della difesa dei bambini nel mondo, si sfideranno in una grande gara di solidarietà e partecipazione e, aspettando i Mondiali, insieme tiferanno per i bambini».

Sensibilizzazione e azioni concrete.
Questa è da sempre la cifra di Terre des Hommes. Da una parte denunciare le violazioni contro l’infanzia. Dall’altra aiutare i bambini in Africa a conquistarsi un destino diverso e più degno: studiando. Certo, spesso le risorse permettono di seguire soltanto qualche migliaio di giovani sparsi nei villaggi più poveri, o magari la trasformazione di una capanna di paglia in una stanza in muratura, da adibire a edificio scolastico. Ma tutto questo, una goccia nel deserto, è sufficiente a regalare una speranza a molte famiglie. Perché un bambino che studia avrà la possibilità di strappare sé e i suoi cari alla miseria.
Anche in Africa il destino non è necessariamente scritto nella pietra.
Ma sui banchi: di scuola.

Fonte: Corriere della Sera.