Archivi delle etichette: NATO

L’effetto domino arriva in Giordania

Da un articolo del Jerusalem Post.

Armare i ribelli per sconfiggere Gheddafi

Un’azione valida o una scelta scriteriata?
I dettagli in questo articolo del Telegraph.

Afghanistan: il punto dal Generale Petraeus

Cosa è stato fatto e gli obiettivi ancora da raggiungere.
In un ottimo articolo a cura di RFE/RL .

Al fianco di un Signore della guerra

Un corposo reportage dalla penna di Paul Wood.

Libia: un Iraq redux?

Un approfondimento del Washington Post.

Cerimonia di chiusura del Primo Corso di addestramento della Oil Police condotto dai Carabinieri della NATO Training Mission Iraq

A Baghdad Presso la sede dell’Accademia della Polizia Federale Irachena (Iraqi Federal Police) a Baghdad, si è svolta la cerimonia di chiusura per gli allievi frequentatori del primo corso della Oil Police ”Oil Facilities Protection Services”.
122 gli allievi tra Ufficiali, Sottufficaili ed agenti che hanno frequentato con successo il corso di addestramento di sette settimane condotto dai Carabinieri in servizio presso la NATO Training Mission Iraq.
Il Ministro dell’interno, Jawad Al Bolani, e del Petrolio, Hussein al-Shahristani, tra le Autorita’ irachene intervenute alla cerimonia cosi’ come i vertici militari della Iraqi Federa Police e della Oil Police.
Presenti i vertici militari della NATO, il Comandante della missione addestrativa della NATO, il Generale di Corpo d’Armata Michael Barbero, ed il Vice Comandante, Generale di Divisione Claudio Angelelli.
Significativa la presenza dell’Ambasciatore d’Italia in Iraq, S. E. Gerardo Carante, che nel suo discorso ha evidenziato la vicinanza dell’Italia all’Iraq in questa fase di ripresa economica anche attraverso l’attivita’ addestrativa condotta dai Carabinieri e piu’ in generale con il sostegno che il nostro Paese fornisce alla NATO Training Mission Iraq.
I Carabinieri italiani, presenti nella missione della NATO in Iraq dal 2007 hanno addestrato sino ad oggi circa 9000 poliziotti della IRAQI Federal Police e con i corsi dedicati alla Oil Police – polizia responsabile delle infrastrutture per l’estrazione del petrolio ed alle scorte nella movimentazione del greggio su strada – prevedono di addestrare entro la fine del 2011 piu’ di mille poliziotti ed un adeguato numero di istruttori che siano in grado di continuare l’addestramento.
Gli straordinari successi addestrativi che i Carabinieri hanno fino ad oggi ottenuto in Iraq sono stati evidenziati da tutte le Autorita’ intervenute nei loro discorsi ed al termine della Cerimonia, infine, le Autorita’ Irachene hanno consegnato come segno di riconoscimento dell’attivita’ svolta un dono ad alcuni Carabinieri, elementi chiave dell’addestramento.

Fonte: Ministero della Difesa.

Mostra fotografica: Il ruolo dell’Italia nella NATO

Il Presidente del Comitato Atlantico Italiano, On. Enrico La Loggia e il Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Vincenzo Camporini, hanno inaugurato nella serata di ieri, presso la Sala Giubileo del Complesso del Vittoriano, la Mostra fotografica “Il ruolo dell’Italia nella NATO”.
Si tratta di una iniziativa del Comitato Atlantico Italiano, in collaborazione con lo Stato Maggiore della Difesa per proporre un momento di riflessione e di approfondimento su ciò che la NATO ha rappresentato per l’Italia e su come l’Italia, le sue Istituzioni – e tra queste le Forze Armate – hanno saputo partecipare e integrarsi nella sua struttura politica e militare.
Attraverso un sintetico ma significativo percorso, costituito da oltre 30 pannelli, con foto d’epoca, estratti di documenti storici, immagini e filmati relativi ad alcune delle missioni a cui l’Esercito, la Marina, l’Aeronautica e i Carabinieri hanno partecipato, si ripercorrono le tappe principali dei 61 anni di appartenenza all’Alleanza Atlantica, osservando anche come lo strumento militare italiano si sia evoluto e integrato efficacemente nell’attività operativa e di peace-keeping internazionale.

La mostra, con ingresso gratuito, sarà aperta sino al 5 dicembre 2010, con i seguenti orari: 9.30 – 19.30.

Fonte: Ministero della Difesa.

L’Esercito USA punta sulle energie rinnovabili

Alla fine di settembre 150 soldati della compagnia 1, terzo battaglione del 5° reggimento Marines provenienti dalla California sono arrivati nella remota provincia afghana di Helmand con un nuovo equipaggiamento: pannelli solari piegabili che possono essere trasportati in valige, lampade a basso consumo, protezioni solari per tende che offrono ombra e producono corrente, ricariche solari per computer e per altri apparecchi di comunicazione. Lo riporta il New York Times (Nyt) nella sua edizione del 5 ottobre. Dopo i recenti attacchi dei talebani in Pakistan contro convogli Nato che trasportano carburanti diretti alle truppe schierate in Afghanistan, l’esercito americano ha deciso di diminuire la dipendenza da combustibili fossili nelle zone di guerra. Uno studio ha infatti evidenziato che in Iraq e in Afghanistan, su ogni 24 convogli di carburanti c’è almeno una vittima tra i civili che guidano le autocisterne o i militari che le scortano. Negli scorsi tre mesi sono sei i Marines morti in questo modo in Afghanistan.
«I carburanti sono la materia numero uno che importiamo in Afghanistan», ha detto RayMabus, ministro della Marina ed ex ambasciatore americano in Arabia Saudita. Le forze armate Usa comprano il carburante a un dollaro a gallone (0,20 euro al litro), ma portarlo nelle basi più remote può costare sino a 400 dollari (76 euro al litro), secondo il Nyt. Il materiale fornito alla compagnia 1 dei Marines vale 50-70 mila dollari, mentre un generatore diesel costa molte migliaia di dollari, senza contare però il costo del trasporto del carburante.
Lo scorso anno la Marina militare ha introdotto il primo natante a energia ibrida: la Makin Island, una nave da sbarco anfibio di classe Wasp, che sotto i 10 nodi funziona a energia elettrica e che nel viaggio inaugurale dal Mississippi a San Diego ha fatto risparmiare 900 mila galloni (3,4 milioni di litri) di carburante rispetto a una nave convenzionale analoga. L’Aviazione nel 2011 avrà la sua intera flotta certificare per volare con biocarburanti e ha già fatto test di volo con carburanti misti al 50%; la Marina la scorsa estate ha ottenuto la prima forniture di biocarburante derivato dalle alghe. Le Forze armate hanno emanato bandi per concorsi per nuovi materiali e tecnologie per energie rinnovabili, che sono in via di sperimentazione. «Se per la Marina vanno bene, saranno impiegati», ha detto Mabus. «E a qual punto i prezzi crolleranno».

Fonte: Corriere della Sera.

L’Europa deve serrare i ranghi

Il 2010 potrebbe essere un anno cruciale per il futuro della difesa eurpea.
I paesi impegnati nella guerra ai taliban in Afganistan devono valutare l’efficacia della nuova strategia sul campo.
Nel frattempo, l’attrito diplomatico tra Nato e Ue sulla divisione di Cipro è ancora in bilico tra risoluzione e stallo a tempo indeterminato. I prossimi mesi saranno fondamentali: i membri delle due alleanze hanno molti punti di convergenza e al momento la “questione Cipro” è il più grosso impedimento ad una cooperazione più stretta e distesa.
Gli Usa e la Gran Bretagna sono impegnati ad elaborare una controffensiva efficace agli elementi che minacciano i loro interessi. Allo stesso tempo la Nato, forte del ritorno nei ranghi della Francia, cercherà una nuova concezione strategica che aumenti la sua efficacia sul campo.
Dal canto suo l’Europa dovrà capire se i nuovi meccanismi di politica estera e sicurezza introdotti con il trattato di Lisbona sono davvero in grado di agevolare e semplificare l’azione militare. Dalla fine della guerra fredda, ormai vent’anni fa, gli stati membri dell’Ue hanno provato più volte a rinnovare i protocolli strategici con la promessa di un cambiamento radicale.
Ma il risultato è stato ogni volta impalpabile, sia a livello nazionale che comunitario.
L’European union battle group, concepito nel 2004, avrebbe dovuto aumentare la rapidità dell’Europa nel raggiungere le aree di crisi nel mondo. Finora non è stato schierato neanche un battaglione.
Questa volta però è diverso, e la differenza si riassume in due parole: Afghanistan e budget.
In Afganistan è ormai lampante che né la Nato né l’Europa e i suoi membri hanno i mezzi necessari a combattere il tipo di guerra in cui sono stati trascinati dai taliban. Per vincere bisognerà adattarsi. L’aumento delle spese militari va giustificato con una maggiore efficienza. Il budget totale dei 27 stati membri della Ue è al momento quasi la metà di quello degli Usa.
L’impegno economico europeo è però frammentato, dato che ogni singolo stato deve mantenere un esercito indipendente. Di conseguenza gli investimenti, compresi quelli per la ricerca tecnologica e lo sviluppo, sono molto minori rispetto a quelli americani: 42 milioni di euro contro 166, secondo un rapporto del 2008 dell’Eda (Agenzia europea per la difesa). Di contro, i 26 stati membri dell’Eda – tutti i paesi Ue tranne la Danimarca – spendono più degli Usa in termini di personale, 106 milioni contro 93.
Gli eserciti d’Europa abbondano insomma di soldati, ma equipaggiati in modo insoddisfacente. La situazione attuale rende impellente la messa in atto della logica alla base dell’Eda: aumento della cooperazione, ricerca e sviluppo tecnologico comuni e, nel lungo periodo, creazione di un’unica economia militare interna. Al momento però l’azione dell’Eda è soffocata dall’abitudine dei 27 mebri Ue di affrontare singolarmente ogni valutazione e pianificazione strategica, un po’ come accade in generale a tutti i progetti di cooperazione. La Strategia europea di sicurezza del 2003, aggiornata nel dicembre 2008, è ancora troppo generica per essere tatticamente utile.
Gli stati europei hanno urgente bisogno di un coordinamento, perché la molteplicità e la varietà delle aree d’azione non lasciano spazio a singole valutazioni di complementarietà ed economia di scala.
Al momento, alcuni stati si concentrano sulla difesa del territorio contro un nemico immaginario, altri indirizzano le loro risorse contro nuove minacce, come gli attacchi cibernetici, altri ancora vedono le proprie forze armate esclusivamente come corpi di pace e impiegano i fondi per aumentarne le competenze più “soft”.
Lo sviluppo della Politica europea di sicurezza e difesa (Pesd) negli ultimi anni è stato guidato dai singoli stati. In assenza di una stima complessiva delle potenzialità militari dei paesi membri e delle loro complementarità, la Pesd sarà sempre meno efficace di quanto potrebbe essere, impantanata tra soluzioni ad-hoc e approcci nazionali.
L’Afghanistan è proprio il tipo di problema che mette a nudo i limiti e i costi di un groviglio del genere.

Fonte: PressEurope.

Srebrenica? Colpa dei soldati gay…

Il contingente olandese delle forze Nato in Bosnia non riuscì a proteggere la città di Srebrenica, dove, nel 1995 fu commessa una delle peggiori stragi della guerra dei Balcani, anche per la presenza al suo interno di alcuni soldati gay.
E’ la denuncia di John Sheehan, un generale americano in pensione, ex comandante delle forze Nato, in una audizione al Senato Usa. Immediata la replica dell’ambasciatore olandese a Washington, Renee Jones Bos.
Sheehan si è espresso nel corso di un’audizione al Senato americano, impegnato in questi giorni a legiferare sulla possibilità dei gay americani in divisa di dichiarare apertamente la propria omosessualità. Secondo il generale, il contingente olandese era gravemente impreparato a difendere i musulmani bosniaci dall’aggressione delle armate serbe. E in parte ciò era dovuto al fatto che alcuni soldati impegnati in combattimento fossero gay.
“Il crollo dell’Unione Sovietica – ha aggiunto il generale – ha spinto gli eserciti europei, compreso quello olandese, a credere che non ci fosse più bisogno di persone dalla forte capacità di combattimento. Quindi hanno cominciato ad allargare le maglie del reclutamento, ammettendo anche i gay dichiarati”.
Contro queste dichiarazioni si è espresso l’ambasciatore olandese a Washington, Renee Jones Bos: “Vorrei ricordare con orgoglio il contributo che gay e lesbiche hanno dato e danno quotidianamente alle nostre forze armate ormai da decenni distinguendosi in tanti teatri di guerra, e oggi in Afghanistan.
La missione olandese a Srebrenica è stata studiata e valutata da molti rapporti al livello nazionale e internazionale, ma nessuno di loro – ha concluso l’ambasciatore – ha mai individuato alcuna relazione tra la strage dei musulmani e la presenza di soldati gay”.

Fonte: TGCom.