Archivi delle etichette: sicurezza

Bin Laden è morto: ma la minaccia continua

L’analisi di Xenia Dormandy per Chatham House.

La nuova ambulanza high-tech

Mettere in sicurezza i feriti tra le montagne afghane è troppo rischioso per molti mezzi, addirittura pericoloso per gli elicotteri.
Al debutto la nuova M-ATV, un’ambulanza ipertecnologica e corazzata per resistere a mine ed attacchi esterni.

Trovate i dettagli qui .

Il palazzo di Gheddafi

Il lusso non è tutto a palazzo al-Bayda.
Un video dal sito di Aljazeera.

Il futuro delle tecnologie di controllo digitale, tra cyber-security e cyber-freedom

Un ottimo approfondimento sul sito della Brookings Institution.

Il fenomeno del combattente straniero: la militanza islamica e transnazionale

Un ottimo saggio di Thomas Hegghammer per il Belfer Centre.

L’attentato di Mosca: una brusca sveglia per la sicurezza aeroportuale

Da un intervento della AbcNews .

Tra Nascar e Guerre Stellari: gli elmetti di ultima generazione

Protezione potenziata ed altre caratteristiche in questo interessante articolo proposto da POPSCI .

Chiudere Guantanamo: chi ostacola Obama e perché

Vi segnalo questo articolo di Carol Rosenberg.

Stop ai body scanners: costosi e non funzionano a dovere

Non hanno superato l’esame dei sei mesi di sperimentazione negli aeroporti italiani.
Così, i body scanner presto saranno congedati.
I tecnici di Enac ed Enav, gli enti che si occupano dell’assistenza in volo, sono orientati per un parere negativo nella riunione di Cisa, il comitato interministariale sulla sicurezza.
I macchinari, costati due milioni, allungano i tempi dei controlli e non sono sicuri perché non esplorano aree sensibili.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, i body scanner richiedono troppo tempo per esaminare una persona, più di quanto ne occorra per l’ispezione manuale. Inoltre, per il rispetto della privacy, vi sono alcune parti del corpo che vengono tenute non visibili.
Ma, proprio in quelle, eventuali terroristi potrebbero nascondere armi. E’ già successo a Natale, sul volo Amsterdam-New York della Delta Airlines, quando un nigeriano riuscì ad eludere i controlli e si imbarcò con un ordigno rudimentale nelle mutande.
Lo stop definitivo negli scali italiani non è ancora prevedibile.
Tuttavia, a Venezia e a Palermo il macchinario è già stato spento.
A Roma la decisione di non utilizzarlo più è già stata presa e ci si aspetta che anche Milano seguirà lo stesso orientamento.

Fonte: TGCom.

L’Europa deve serrare i ranghi

Il 2010 potrebbe essere un anno cruciale per il futuro della difesa eurpea.
I paesi impegnati nella guerra ai taliban in Afganistan devono valutare l’efficacia della nuova strategia sul campo.
Nel frattempo, l’attrito diplomatico tra Nato e Ue sulla divisione di Cipro è ancora in bilico tra risoluzione e stallo a tempo indeterminato. I prossimi mesi saranno fondamentali: i membri delle due alleanze hanno molti punti di convergenza e al momento la “questione Cipro” è il più grosso impedimento ad una cooperazione più stretta e distesa.
Gli Usa e la Gran Bretagna sono impegnati ad elaborare una controffensiva efficace agli elementi che minacciano i loro interessi. Allo stesso tempo la Nato, forte del ritorno nei ranghi della Francia, cercherà una nuova concezione strategica che aumenti la sua efficacia sul campo.
Dal canto suo l’Europa dovrà capire se i nuovi meccanismi di politica estera e sicurezza introdotti con il trattato di Lisbona sono davvero in grado di agevolare e semplificare l’azione militare. Dalla fine della guerra fredda, ormai vent’anni fa, gli stati membri dell’Ue hanno provato più volte a rinnovare i protocolli strategici con la promessa di un cambiamento radicale.
Ma il risultato è stato ogni volta impalpabile, sia a livello nazionale che comunitario.
L’European union battle group, concepito nel 2004, avrebbe dovuto aumentare la rapidità dell’Europa nel raggiungere le aree di crisi nel mondo. Finora non è stato schierato neanche un battaglione.
Questa volta però è diverso, e la differenza si riassume in due parole: Afghanistan e budget.
In Afganistan è ormai lampante che né la Nato né l’Europa e i suoi membri hanno i mezzi necessari a combattere il tipo di guerra in cui sono stati trascinati dai taliban. Per vincere bisognerà adattarsi. L’aumento delle spese militari va giustificato con una maggiore efficienza. Il budget totale dei 27 stati membri della Ue è al momento quasi la metà di quello degli Usa.
L’impegno economico europeo è però frammentato, dato che ogni singolo stato deve mantenere un esercito indipendente. Di conseguenza gli investimenti, compresi quelli per la ricerca tecnologica e lo sviluppo, sono molto minori rispetto a quelli americani: 42 milioni di euro contro 166, secondo un rapporto del 2008 dell’Eda (Agenzia europea per la difesa). Di contro, i 26 stati membri dell’Eda – tutti i paesi Ue tranne la Danimarca – spendono più degli Usa in termini di personale, 106 milioni contro 93.
Gli eserciti d’Europa abbondano insomma di soldati, ma equipaggiati in modo insoddisfacente. La situazione attuale rende impellente la messa in atto della logica alla base dell’Eda: aumento della cooperazione, ricerca e sviluppo tecnologico comuni e, nel lungo periodo, creazione di un’unica economia militare interna. Al momento però l’azione dell’Eda è soffocata dall’abitudine dei 27 mebri Ue di affrontare singolarmente ogni valutazione e pianificazione strategica, un po’ come accade in generale a tutti i progetti di cooperazione. La Strategia europea di sicurezza del 2003, aggiornata nel dicembre 2008, è ancora troppo generica per essere tatticamente utile.
Gli stati europei hanno urgente bisogno di un coordinamento, perché la molteplicità e la varietà delle aree d’azione non lasciano spazio a singole valutazioni di complementarietà ed economia di scala.
Al momento, alcuni stati si concentrano sulla difesa del territorio contro un nemico immaginario, altri indirizzano le loro risorse contro nuove minacce, come gli attacchi cibernetici, altri ancora vedono le proprie forze armate esclusivamente come corpi di pace e impiegano i fondi per aumentarne le competenze più “soft”.
Lo sviluppo della Politica europea di sicurezza e difesa (Pesd) negli ultimi anni è stato guidato dai singoli stati. In assenza di una stima complessiva delle potenzialità militari dei paesi membri e delle loro complementarità, la Pesd sarà sempre meno efficace di quanto potrebbe essere, impantanata tra soluzioni ad-hoc e approcci nazionali.
L’Afghanistan è proprio il tipo di problema che mette a nudo i limiti e i costi di un groviglio del genere.

Fonte: PressEurope.