Il movimento per i diritti civili in Siria sta festeggiando il successo di una campagna per bloccare i proposti cambiamenti della legislazione nazionale sui diritti della persona che – affermano – avrebbe annullato anni di dure lotte a favore dei diritti delle donne e delle libertà personali.
Basata su un forte utilizzo dei social network quali Facebook, la campagna è stata lanciata tre mesi fa dopo che era stata resa nota una nuova bozza di legge scritta per sostituire l’intera Legge sui diritti della persona del 1953. Organizzazioni per i diritti civili, membri del Parlamento e rappresentanti religiosi sostenevano che la bozza di legge rafforzava vecchie leggi che necessitavano fortemente di una revisione e aggiungeva nuove clausole che portavano la Siria indietro negli anni. Gli attivisti hanno definito la proposta di legge “terrificante” e hanno accusato il comitato responsabile di averla scritta di tentare di imporre in Siria interpretazioni islamiche estremistiche “simili a quelle dei Talebani”.
Nel frattempo, punti poco chiari sull’applicabilità o meno della legge a tutte le diverse comunità religiose hanno contribuito a gettare benzina sul fuoco.
Sostenendo che la bozza di legge contraddiceva la Costituzione siriana, interferiva con le leggi dei tribunali religiosi siriani e andava contro i pronunciamenti più moderni in materia di diritti delle donne e dei bambini, le organizzazioni della società civile hanno di recente obbligato il governo a dichiarare la bozza di legge ufficialmente cancellata. La campagna senza tregua lanciata sul web in opposizione alla bozza resta una pietra miliare nel movimento per i diritti civili del Paese.
“La campagna che gli attivisti hanno lanciato contro la bozza di legge ha significato un progresso per la società civile – ha detto Antoine Mousleh, capo della Chiesa di San Giovanni a Damasco – I limiti sono stati superati quando si è arrivati a criticare la legge e la gente si è dimostrata più aperta. Pochi anni fa, questo non sarebbe potuto accadere”.
Un dibattito acceso
Per i sostenitori della bozza di legge – notoriamente pochi e divisi tra loro – la controversia non ha alcun valore. Negano che la bozza sia estremistica, sostenendo che si adegua alla legge della sharia così come dovrebbero fare tutte le materie relative allo status della persona.
“Non sono rimasto sorpreso dalla bozza di legge, è molto simile a quella attuale – sostiene Khalid Rashwani, un avvocato specializzato in diritto penale e sharia – Alcune persone interessate ai diritti delle donne hanno sollevato un grande polverone sull’argomento, ma non ce n’era bisogno. Le leggi sui diritti della persona dovrebbero seguire la legge religiosa, dove i diritti delle donne sono specificati, così potremmo accettare tutto ciò. Perché è stata messa in relazione ai Talebani? Molte persone in Siria concordano sul fatto che la sharia dovrebbe essere applicata per quanto riguarda lo status della persona e nel diritto di famiglia”.
La posizione di Rashwani viene rifiutata dagli attivisti come Bassam Kadi, direttore dell’Osservatorio siriano per le donne. Kadi sostiene che la bozza di legge non rappresenta il punto di vista della maggioranza dei siriani, ma quello di una minoranza che sta abusando del termine sharia per imporre il proprio punto di vista estremistico.
“Questa bozza di legge non rappresenta il punto di vista della società siriana né del governo siriano – afferma – Sharia è un termine troppo vasto da applicare in questo caso. Sharia è qualunque cosa sia stata tramutata in legge dai musulmani; dunque se si afferma che questa bozza di legge si adegua alla sharia allora bisogna specificare a quale. La sharia può essere quello che dice Osama Bin Laden o chiunque altro. In questo caso, sharia viene usata come scusa per applicare leggi islamiche estremistiche”.
Uno degli articoli più controversi della bozza di legge è l’articolo 21. Prevede la creazione di una struttura legale che abbia, tra gli altri poteri, quello di far divorziare una coppia anche senza il loro consenso se uno dei due è ritenuto un murtad, cioè un musulmano che abbia rinnegato la propria fede.
Secondo Rashwani, il potere di questa struttura è necessario e legittimo. “Se un uomo viene riconosciuto come murtad, naturalmente deve essere separato dalla propria moglie – dice – Una donna musulmana non può essere sposata con un non musulmano, perciò una struttura indipendente deve poter far divorziare la coppia”.
Contrariamente a questo punto di vista, critici come Kadi affermano che nessuno abbia il diritto di speculare sulle credenze di un’altra persona o interferire in un matrimonio senza almeno il consenso di uno dei due coniugi.
Pressioni sui moderati
Mohammed al-Habash, membro del Parlamento e direttore del Centro di studi islamici di Damasco, afferma che la legge proposta è stata un tentativo di fare pressione sui musulmani moderati perché si conformassero agli insegnamenti più conservatori. “Questa struttura legale potrebbe essere usata come un’arma per fare pressione sui musulmani moderati – sostiene Habash – O seguiranno gli stessi principi e azioni che raccomanda la struttura, oppure saranno considerati dei murtad e di conseguenza separati dai loro compagni”.
Altre parti della legge proposta ricusate dai critici comprendono gli articoli 63 e 92 che proibiscono ai laici di sposarsi. “Ogni persona ha il diritto di sposarsi qualunque sia il suo credo – dice Habash – Quindi non sono d’accordo con il tentativo di impedire ai laici di sposarsi”.
Sono state proposte anche delle restrizioni per i matrimoni tra fedi religiose diverse fuori dai tribunali religiosi. L’articolo 38 della bozza di legge afferma che una donna non musulmana sposata a un musulmano fuori dai tribunali islamici non può registrare legalmente il suo matrimonio, a meno che il marito non sia d’accordo. Un musulmano, d’altra parte, può registrare il suo matrimonio anche se la presunta moglie ne neghi l’esistenza. “Questa legge è totalmente inaccettabile – afferma Mousleh – Se un musulmano dice che una donna è sua moglie, è così; è sua moglie qualunque cosa lei dica. La sua parola non conta nulla. Questa legge tratta le donne di fede cristiana come le donne ai tempi delle antiche guerre, quando venivano catturate come trofei.”
Altro motivo di preoccupazione era l’articolo 140, che affermava: “Un marito è obbligato a pagare le spese degli studi della moglie secondo le sue possibilità economiche fin quando gli studi della moglie non contrastino i suoi obblighi familiari”. I critici sostengono che questo articolo significherebbe per le ragazze giovani perdere il diritto allo studio, aggiungendo che ciò andrebbe contro le riforme che hanno innalzato l’età degli studi obbligatori a 15 anni. “Questa legge significa che un marito potrà impedire lo studio alla moglie di 13 anni con la scusa che ciò le impedisce di occuparsi dei lavori casalinghi – afferma Kadi – Si tenta di minare i progressi fatti con la riforma scolastica in Siria”.
Gli attivisti sono anche arrabbiati per il fatto che la bozza di legge conteneva ancora numerose clausole che da lungo tempo avevano cercato di cambiare. Esattamente come nella legge attuale, l’articolo 45 della bozza di legge permette ai ragazzi di sposarsi a 15 anni ed alle ragazze a 13 anni . Il rafforzamento di questa legge rappresenta un duro colpo per gli attivisti, che hanno lavorato a lungo per innalzare l’età del matrimonio a 18 anni. “I ragazzi di quella età non sanno neppure cosa significhi il matrimonio, figurarsi creare una famiglia – afferma Kadi – La legge dovrebbe essere cambiata”.
Rashwani, tuttavia, dice che permettere il matrimonio all’età di 15 anni per i ragazzi e 13 per le ragazze non solo è appropriato, ma a volte necessario. “I ragazzi e le ragazze che vivono a Deir ez-Zor, per esempio, maturano prima per la dura realtà della regione di Jazeera, perciò dovrebbero potersi sposare prima. A volte è anche necessario per una ragazza sposarsi prima, perché ha perso entrambi i genitori e non ha nessuno che si occupi di lei.”
Preparata in segreto
Gli oppositori della legge sono anche preoccupati fortemente dal modo in cui la legge è stata preparata – in segreto da una commissione di studiosi anonimi della sharia, senza alcuna conoscenza o intervento di altre parti sociali e religiose interessate – e inviata direttamente all’ufficio del primo ministro invece che al Parlamento per una pubblica discussione.
“Io la chiamo una cospirazione, perché la bozza non è stata mandata in Parlamento – dice Kadi – La commissione conosceva le reazioni che avrebbe suscitato tale bozza di legge ed è per questo che non l’hanno resa pubblica. Hanno inviato il documento ai pochi ministeri e istituzioni interessati, con una nota che fissava una scadenza di una settimana per eventuali commenti. Una settimana non è abbastanza per leggere una legge di così ampio raggio, figuriamoci per commentarla”.
Habash espone preoccupazioni simili. “Il primo ministro ha dato il permesso al (ex) ministro della Giustizia di scegliere la commissione, ma purtroppo questo ha scelto solo nell’ambito di una parte della società siriana. La maggior parte dei siriani crede che – quando di tratta di questioni personali – dovremmo seguire la nostra religione. Ma ciò non significa che si debba chiedere solo a un settore. Tutti i gruppi devono essere consultati quando si tratta di leggi così significative”.
Ci sono state molte speculazioni sul perché sia stata data a una commissione così ristretta il potere di scrivere la bozza di legge. Secondo Kadi, il governo è rimasto sorpreso dai risultati della bozza tanto quanto i gruppi per i diritti civili. “Il governo ha seguito le procedure e ha chiesto al ministro della Giustizia dell’epoca di predisporre la commissione – dice – Tuttavia, non ha controllato l’operato della commissione e quello che stavano scrivendo. Prima di saperlo, la bozza di legge era già stata scritta e stava già causando dei problemi”.
La proposta di legge è stata accantonata dal governo (il ministro degli Esteri siriano Walid al-Mu’allem ha dichiarato il mese scorso al quotidiano locale in lingua inglese The National che non sarebbe mai passata), ma i sostenitori dei diritti civili come Kadi sostengono che gli attivisti non possono riposare sugli allori. Recentemente, Kadi ha detto che la responsabilità del perché la bozza di legge sia riuscita a raggiungere uno stato così avanzato risiede nella società civile.
“Il problema è che le organizzazioni della società civile in Siria hanno una fobia nei confronti dell’Islam. Molti non criticano le interpretazioni azzardate perché hanno paura di essere etichettati come non credenti. Il contenuto di questa bozza di legge è un errore della società civile, perché non ha mantenuto il controllo sulle figure estremiste che hanno provato ad infiltrarsi nel sistema”.
Fonte: Osservatorio Iraq.
