Archivi del mese: luglio 2007

In Russia torna la psichiatria repressiva

Giornalista scomoda chiusa in manicomio

Internata dopo un articolo di denuncia sul trattamento dei giovani pazienti

Il sospetto è concreto, oltre che terrificante. In Russia tornano gli ospedali psichiatrici per i dissidenti?

La domanda nasce da quello che sta accadendo ad una giornalista del movimento di opposizione dell’ex scacchista Garry Kasparov (nota mia: tale movimento è il “Fronte Civile Unito”) che aveva denunciato il trattamento dei giovani pazienti in un istituto. E’ stata arrestata, trascinata in un manicomio criminale e sottoposta a cure forzose.

Una pratica che sembrava definitivamente tramontata con la Perestrojka di Gorbaciov e poi con lo scioglimento dell’URSS. Quando erano stati chiusi i centri che nel 1970 erano arrivati ad ospitare fino a 3.350 dissidenti. Una pratica denunciata da tutti gli esuli russi, a cominciare da Alexsandr Solzhenitsyn.

All’inizio di giugno, a Murmansk, la giornalista Larisa Arap ha pubblicato sul giornale locale (del movimento di Kasparov, che si oppone al Presidente Vladimir Putin) un’inchiesta sul locale manicomio. In particolare Larisa aveva denunciato il trattamento dei ragazzi e degli adolescenti. Un mese dopo si era recata in ospedale per ritirare l’idoneità medica per rinnovare la patente di guida, basata su un esame cui era stata sottoposta prima della pubblicazione dell’articolo. La stessa psichiatra che allora l’aveva ritenuta idonea, ha avuto con lei una discussione sull’articolo. Poi, sostenendo che Larisa avesse dato in escandescenza e che si fosse dimostrata violenta, ha chiamato la Polizia, che l’ha subito arrestata e trasferita nel locale manicomio.  Qui Larisa è stata imbottita di psicofarmaci. Un primo sciopero della fame non è servito. Così adesso ne ha iniziato un altro. Al marito Dmitrij non è stato nemmeno notificato il ricovero della moglie, anche dietro presentazione di numerosi ricorsi. Il 18 luglio u.s., un tribunale ha stabilito che la giornalista “ha bisogno di cure”. Così ora la donna rischia di essere trasferita in un istituto per malati cronici dal quale, probabilmente, non uscirà mai più.

Quello di Larisa non è il primo caso del genere negli ultimi tempi: secondo lo scrittore Vladimir Bukovskij (che, a sua volta, fu una delle vittime più illustri dei ricoveri coatti) l’uso della psichiatria ad uso repressivo sta tornando. Un dato confermato anche dal Presidente dell’Associazione Psichiatrica Indipendente, Yurij Savenko, secondo il quale, nella maggior parte dei casi, sono i boss locali o i piccoli oligarchi a ricorrere a questa pratica per mettere a posto dei nemici personali. E Solzhenitsyn oggi cosa dice? Sul caso specifico, nulla. Però nei giorni scorsi ha difeso Putin dagli attacchi dell’Occidente. Lui, che fu vittima del KGB, sostiene che lo spionaggio estero (di cui lo stesso Premier faceva parte) fosse un’altra cosa. Ha addirittura sostenuto che non ci fosse differenza con quello che facessero i servizi segreti occidentali. Ognuno lottava per sua patria.

                                                                                                                                  Fabrizio Dragosei

 

Estratto da Il Corriere della Sera di domenica 29 luglio 2007

 

Nota bene: l’articolo è stato da me leggermente modificato nella forma, aggiustando il tiro alla punteggiatura, ad iniziali ed alla consecutio temporum, tanto cara a noi lettori…

 

  

Manicomio di Santa Maria della Pietà, in Roma.  Autore anonimo: questa stampa è datata 1863, presso lo Stabilimento Tipografico Aureli e C. .

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Violenza

“Violenza non è solo uccidere un altro.
E’ violenza anche quando usiamo parole mordaci,
quando facciamo un gesto per scostare una persona,
quando obbediamo per paura.
Violenza non è solo strage organizzata
in nome di Dio, della società o della patria.
La violenza è molto più sottile, molto più profonda,
e noi indagheremo sino alle sue profonde radici”

C’è una rivoluzione che dobbiamo fare se vogliamo sottrarci all’angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni in cui siamo afferrati. Questa rivoluzione deve cominciare non con le teorie e le ideologie, ma con una radicale trasformazione della nostra mente”

                                                                                                      

Jiddu Krishnamurti

AIRC: perché l’estate non fermi la ricerca

E’ questo un tema molto delicato per me.

Vi giro volentieri la lettera aperta del presidente dell’Airc (Associazione italiana per la ricerca sul cancro) Piero Sierra:

 

Caro amico della ricerca,

la nostra attività non si può fermare neanche d’estate: proprio in questi mesi si tirano le somme su quanto raccolto e si stanziano i fondi per i progetti futuri.

Tra questi nuovi progetti, ce n’è uno in particolare che mi preme presentare. In Italia l’età media dei ricercatori è più alta rispetto agli altri paesi e d’altra parte siamo convinti che i giovani siano fondamentali per l’immediato futuro della ricerca, in virtù delle energie che sono disposti a spendere e della capacità innovativa delle loro menti.

Per questo abbiamo dato vita al bando “Il mio primo progetto AIRC” riservato a giovani e promettenti ricercatori che abbiano un proprio piano di ricerca indipendente da portare avanti.

Ci serve aiuto per dare spazio ai giovani talenti: dalle loro idee e soprattutto grazie al loro ingegno si potranno trovare nuove cure per combattere anche le forme di tumore più difficili.

Solo con il sostegno dei nostri soci potremo raccogliere i 500.000 euro necessari per garantire il primo anno di lavoro di 10 ricercatori, anche se sono state molte di più le richieste di finanziamento pervenute e ottimo il livello di tutti i progetti presentati.

Grazie per la sensibilità e la vicinanza che ci verrà garantita.

Il mio più cordiale saluto ed un augurio per una serena estate.

                             

                                                                                                                                                  Il Presidente

                                                                                                                                                               Piero Sierra

A questo url http://www.airc.it/aiutare-la-ricerca.asp trovate tutte le possibilità per inoltrare le vostre donazioni all’AIRC.

Mentre qui http://www.airc.it/eventi-manifestazioni/eventi-locali-airc.asp?elenco=data trovate l’elenco di tutte le manifestazioni promosse per sostenere l’associazione.

Fabrizio De Andrè

 “L’uomo senz’utopia sarebbe come un mostruoso animale fatto d’istinto e raziocino… una specie di cinghiale laureato in matematica pura” .


Herman Hesse

“Sono più le persone disposte a morire per degli ideali, che quelle disposte a vivere per essi”.

Mafalda

 “Amare l’umanità non è una gran fatica: faticoso è amare l’uomo della porta accanto.”   

La YouTube dei diritti umani

Vi copio un articolo ritrovato tra la catasta di appunti sparsi per casa, è tratto dall’allegato femminile del Corriere della Sera IoDonna (l’autore è Michele Farina, marzo 2007).

Nome: Gillian Caldwell.
Indirizzo: www.witness.org .

Altro che video ammiccanti di Paris Hilton, Gillian è la regina dei video casalinghi.
Nel senso fatti in casa, che spesso è una casa che brucia nei villaggi della Birmania rasi al suolo dagli aguzzini della dittatura.
Quello che fanno Gillian e il suo gruppo può essere più efficace di una vagonata Onu di Burocrati Blu.
Gillian in qualche modo è una produttrice.
Primo obiettivo di Witness (che significa testimone): addestrare le persone in giro per il mondo ad usare videocamere per documentare gli abusi dei diritti umani. Detto così sembra una di quelle sigle fantasma che ciucciano soldi pubblici per corsi inesistenti.
Al contrario.
Witness ha una struttura leggera, una rete di coraggiosi partners sparsi per il pianeta e una gestione dei bilanci rigorosa.
A Gillian non piace l’etichetta di “imprenditrice sociale”.
Le ho chiesto dei suoi programmi per il 2007. Mi ha sepolto di cose. Un assaggio.
“Quest’anno organizzeremo minicorsi in settanta Paesi del Mondo per addestrare 600 attivisti dei diritti umani su come usare il video per cambiare” Video for change è una bella espressione: alcuni dei clip realizzati dagli “amici” di Gillian (dal Congo al Messico, al Brasile) sono serviti a denunciare crimini altrimenti impuniti.
Pensare in grande: “A luglio per festeggiare i 15 anni di vita lanceremo un sito internet dove chiunque potrà caricare o scaricare filmati sulla violazione dei diritti umani”.
Il sogno di Gillian è “una comunità globale di attivisti” che aiutino a far luce sulle porcate globali e locali.
Non è utopia, nell’era di YouTube e MySpace: troppo buonista pensare che potremmo parlare più spesso di Witness che dei video imbecilli tipo l’alunno che palpeggia l’insegnante? …

E’ un sito che conosco da tempo.
Davvero interessante e ben strutturato.
E diciamo che di tutto l’articolo non condivido soltanto l’ultimo capoverso: non mi piacciono le situazioni nette, o solo Witness o solo scemate … io vedo la mia vita un po’ come Tiziano Terzani, come il simbolo dello Ying e dello Yang, bianco e nero vicini, e nel bianco c’è un puntino di nero, come nel nero un puntino di bianco…