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Omicidio Cutuli: la burocrazia ferma il processo

Il processo in Italia per l’assassinio dell’inviata del Corriere della Sera Maria Grazia Cutuli è a rischio.

Una sentenza della Cassazione ha confermato che la richiesta di rinvio a giudizio firmata dal Procuratore Aggiunto della Capitale, Italo Ormanni, è nulla, così come ha decretato nella primavera scorsa il Giudice per le indagini preliminari Carla Santese.

Motivo? La mancata notifica della chiusura indagini nei confronti dei sei afghani accusati di aver organizzato l’agguato nel quale la giornalista morì con altri tre reporter nel novembre 2001.

“Noi come famiglia siamo esterrefatti, stupiti e sconcertati” ha dichiarato il fratello di Maria Grazia “nel vedere come, per colpa di un vizio strettamente procedurale, si blocchi in maniera grave l’iter di questo processo che diventa, così, quasi inattuabile”. E parla di un processo “fermato dalla burocrazia”.

Per di più, quanto è accaduto al processo per la morte della Cutuli non è affatto scontato. C’è almeno un altro caso, che ugualmente ha coinvolto l’opinione pubblica, per il quale i giudici si sono comportati in modo diametralmente opposto.

Infatti, per l’omicidio di Nicola Calipari (lo 007 italiano ucciso a Baghdad mentre stava per riportare in Patria la giornalista Luciana Sgrena) il marine americano Mario Luis Lozano è attualmente sotto giudizio, sia pure in contumacia, davanti ad una Corte d’Assise della Capitale anche se per lui non sono state espletate le notifiche internazionali. E con gli Stati Uniti, a differenza dell’Afghanistan, c’è un trattato di assistenza in materia penale.

Per la Cutuli, comunque, la Procura di Roma non si da per vinta e disporrà una serie di ulteriori ricerche in Afghanistan per consentire la consegna della richiesta di rinvio a giudizio per gli imputati Mar Jan, Miwa Jan, Mohammad Taher Fedai, Mamur Gol Feiz e Zan Jar. Mentre Raeza Khan, nel frattempo, è stato condannato a morte nel suo Paese proprio per l’omicidio della giornalista. La sentenza è stata eseguita due anni fa (insieme a quella di altri due componenti del commando). In caso di provata irreperibilità degli indagati, la Procura ha assicurato che riproporrà comunque la richiesta di rinvio a giudizio.

Tutta la vicenda nasce il 14 marzo scorso, quando il G.u.p. ha rilevato che negli atti giudiziari riguardanti l’assassinio Cutuli mancava la notifica agli indagati dell’avviso del termine dell’inchiesta. La Santese aveva annullato l’atto e richiesto al Procuratore Aggiunto di svolgere tutte le verifiche possibili per rintracciare i sei afghani. Ormanni si è rivolto alla Suprema Corte, definendo abnorme il provvedimento del G.u.p., risultando ineseguibili le attività di ricerca processuale richieste. L’Afghanistan, aveva osservato, è un Paese segnato dalla guerra, non vi sono uffici anagrafici e non esiste una condizione di reciprocità giudiziaria con l’Italia, per cui la possibilità di trovare gli indagati per le notifiche sono davvero poche. Ma per la Cassazione il G.u.p. ha il potere di annullare la richiesta del Pubblico Ministero e non può essere contestato per questo. Hanno scritto i Supremi Giudici “Non può considerarsi abnorme il provvedimento con il quale è stata dichiarata la nullità della richiesta di rinvio a giudizio per violazione dell’art. 415/bis del Codice di Procedura Penale, considerando che la dichiarazione di tale nullità è inclusa tra le attribuzioni del Giudice e, quindi, non è estranea al sistema processuale”.

Al di là del caso Cutuli, resta aperto il nodo giuridico di come meglio tutelare i cittadini italiani vittime di delitti (dagli omicidi ai rapimenti) all’estero, in Paesi spesso con sistemi fragili o inesistenti (dall’Afghanistan all’Iraq, dalla Somalia al Darfur). La Giurisdizione italiana persegue senza condizioni i reati commessi all’estero in danno dei connazionali solo quando ci siano atti di terrorismo o contro la personalità dello Stato” , spiega il P.M. Franco Ionta, per decenni titolare di inchieste con risvolti internazionali. Negli altri casi si affida alla Giustizia del Paese in cui è avvenuto il reato. Se si tratta di Paesi “difficili” allora cerca di intervenire per assicurare, in ogni caso, l’accertamento dei fatti. “Ma – continua Ionta – le regole del nostro sistema difficilmente sono applicabili in quelle situazioni.

                             

                                                                                          M. Antonietta Calabrò

Fonte: Corriere della Sera del 29/08/2007

Nota bene: la punteggiatura (e molte iniziali…) sono state da me modificate.

Rileggendo quest’articolo mi è tornato alla mente uno dei ricordi più belli scritti per Maria Grazia Cutuli: l’autore è Andrea Margelletti, noto al grande pubblico come esperto di politica internazionale.

Giornalisti in guerra ROMA-

Per cosa muore un giornalista, per una notizia verrebbe spontaneo dire.

Invece no, si muore per la voglia di essere parte di qualcosa, per dimostrare a se stessi che si è riusciti a raccontare un frammento di vita. Ancora un giornalista ucciso, non importa se uomo o donna, solo un collega con la voglia di raccontare una storia, una maledetta storia che diventa vecchia solo ventiquattro ore dopo averla scritta e che va a finire negli armadi dell’archivio del “tuo” giornale. Colleghi che vivono storie di frontiera, non necessariamente lontani da casa, ma anche in luoghi altrettanto dimenticati come lo ZEN di Palermo o Corviale a Roma. Colleghi che per la “prima” lavorano in silenzio in mezzo a tensioni e rischi.

E poi ci sono gli “Esteri”, una specie di missione, quasi un arruolamento, “vieni e girerai il mondo”. Ma non è sempre, quasi mai, il mondo che si vorrebbe vedere ma è forse l’unico che valga la pena di raccontare. Posti diversissimi, colori e latitudini opposte, ma luoghi sempre uguali, lo stesso dolore, le stesse insensate violenze, la stessa miseria, guerra di ricchi, guerra di poveri, in fondo solo guerra da raccontare e alcune volte vivere sulla propria pelle. Balcani, Medio Oriente, Asia, Africa e tanti altri posti, spesso da non ricordare neanche ma che, come in un conflitto interno, ti tornano in mente. Le stesse frasi del direttore “stai attento”, quasi come una madre, e le stesse bugie a casa “tranquilla non succederà nulla”.

E poi via, via dal mondo che conosciamo per entrare in quello che il resto del mondo vuole ignorare.

Se sei fortunato uno squallido hotel con il parquet in linoleum, da troppo tempo trascurato, una camera dove l’acqua calda ha lo stesso valore dell’oro. Altrimenti una tenda ed un sacco a pelo e quella sabbia che ti si appiccica addosso e pensi di non poter mai riuscire a toglierti. E alla sera l’incontro con i colleghi, Ennio, Ettore, Maria Grazia, Paolo, Giovanni. Sempre loro, quasi sempre io. La mattina poi l’incontro con la scorta, sperando e pregando che non sia la stessa che ha “fregato” Ilaria, e poi via a cercare a “rubare” pezzi di frammenti per raccoglierli e poter capire qualcosa, per poter scrivere il pezzo. Mercenari nei Balcani, delinquenti albanesi, terroristi somali e banditi africani a fare da sfondo al tuo lavoro, ai tuoi anfibi che hanno percorso più strade di una Parigi/Dakar.

E ti senti vivo perché sai che quello che vedi è un privilegio, che nessuno, a parte solo pochi colleghi e compagni di viaggio, può capirti, che appartieni ad una minuscola tribù di pazzi che hanno gli “occhi grandi” per quanto hanno potuto vedere. E le parole che detti al telefono scorrono fluide perché sono parte della tua vita e di quello che sei. Non riuscirai mai a toglierti quella polvere dalla giubba, avrai spesso il sapore acre della sabbia in bocca, che non ti abbandona mai neanche a casa, ma hai parlato di mondi e di vite, sei un inviato.

E c’è un’altra storia da raccontare.

                                                      Andrea Margelletti

Operation Smile

Operation Smile Italia Onlus è una fondazione nata nel 2000.

E’ costituita da medici, paramedici e volontari che realizzano missioni umanitarie in 25 Paesi in tutto il Mondo, per correggere con interventi di chirurgia plastica ricostruttiva gravi malformazioni facciali e gli esiti di ustioni e traumi.

Dal 1982, anno di costituzione della Fondazione madre negli Stati Uniti, sono stati operati più di 100.000 bambini.

 

Per sostenere la fondazione:

FONDAZIONE OPERATION SMILE ITALIA ONLUS

c/c postale: 19944032

c/c bancario: Monte dei Paschi di Siena, n° 50000.59; ABI 1030, CAB 3217; filiale di Roma, Ag. 19, intestato a “Fondazione Operation Smile Italia Onlus via Po, 42 Roma”

on line con carta di credito, collegandovi al sito: www.operationsmile.it .

 

 

 

Letture vacanziere

No.

Niente mari, niente monti, niente agriturismi, niente città d’arte.

Estate, come al solito, da dividere tra studio e lavoro. Ma il vero lusso sarà ritagliarmi qualche ora nel mio mono-loculo per leggere in pace i libri che ho accumulato durante l’anno: già mi vedo sul letto in mutande e canottiera di fantozziana memoria mentre mi lascio cullare dalla brezza e dal leggero frinire del condizionatore d’aria…tanto ormai so che la biblioteca foderata in boiserie che affaccia sul giardino, dove passare ore intere con i miei libri resterà un sogno… Anche se quello più recondito sarebbe di ricostruire in casa un qualcosa di simile a questo:   

Non so perché, ma in questo periodo preferisco letture “piccine”: racconti lunghi, piccoli saggi o romanzi brevi che possono seguirmi un po’ dappertutto. I tomi alti quattro dita li riservo sempre alla stagione fredda, immaginandomeli come una sorta di coperta di Linus da trascinarmi in treno ed in ufficio.

Eccovi le mie scelte per questo periodo:

 

Partendo dall’alto:

  • “Come trarre vantaggio dai nemici”, di Plutarco, ed. Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, pagg. 89, 5,40€ ;

  • “Scritto sul corpo” , di Alan Bennett, ed Adelphi, pagg. 57,  5,50€;

  • “La macchina in Corsia Undici” , di Charles Willeford, ed. Adelphi, pagg. 70, 5,50€;

  • “Il Tenente Sturm” , di Ernst Jünger, ed. Guanda, pagg. 87, 8,26€;

  • “Relato de un Naufrago”, di Gabriel Garcia Màrquez, ed. Tusquets Editores, pagg. 137, 5,95€;

  • “Just so stories” , di Rudyard Kipling, ed. Penguin Paperback, pagg. 170, 9,60€;

  • “I pensieri oziosi di un ozioso” , di Jerome K. Jerome, ed. BUR, pagg. 146, 4,65€;

  • “Sole e acciaio” , di Yukio Mishima, ed. Guanda, pagg. 93, 6,50€;

  • “Una lunga attesa” , di Abdelkader Benali, ed. Fazi Editore, pagg. 254, 9,50€ .

Prometto di lasciarvi un’ampio commento per ciascun volume.

Se i titoli vi hanno incuriosito, trovate ottime informazioni su www.internetbookshop.it  .

 

 

   “Reading in Bed“,  Walter Bayes.