Nassiriya: inchiesta archiviata

E’ stato giustiziato in Iraq il terrorista accusato di essere l’ideatore dell’attentato a Nassiriya in cui, il 12 novembre 2003, morirono 19 tra militari e civili italiani. Secondo quanto si appreso da fonti investigative, Abu Omar Al Kurdi è stato impiccato in esecuzione di una sentenza emessa dall’autorità irachena. L’inchiesta della procura di Roma sui fatti di Nassiriya sarà archiviata poiché Al Kurdi era l’unico indagato.

In piedi, a questo punto, resta solo l’indagine avviata dalla Magistratura Militare per le presunte carenze nella difesa di base Maestrale, devastata dall’esplosione del camion imbottito di esplosivo: l’udienza preliminare nei confronti dei tre ufficiali imputati è prevista per le prossime settimane.

“Il curdo” – ritenuto uno dei luogotenenti di Abu Musab al Zarqawi – venne arrestato dagli americani in Iraq un paio di anni fa: ha confessato di aver organizzato 36 attacchi suicidi, compreso quello alla base italiana di Nassiriya. Un tribunale iracheno lo ha processato e condannato a morte: pena che è stata eseguita, nonostante i tentativi da parte dell’Italia di evitarlo.

Secondo quanto riferito dallo stesso Al Kurdi, anche ai carabinieri del Ros, l’uomo avrebbe preparato materialmente il camion bomba insieme ad un altro terrorista, Haji Thamer, ucciso successivamente a Falluja. L’operazione fu preceduta da una serie di sopralluoghi, durante i quali i due avrebbero verificato che le misure di sicurezza della base, posta nel centro della città, “erano scarse”.

L’attentato venne però rinviato perché il camion, guidato da Thamer e carico di 3.500 chili di esplosivo, venne bloccato dalla polizia. Il terrorista ne tornò in possesso il 12 novembre, sembra corrompendo i poliziotti con soli 300 dollari. Mentre Thamer restò sul posto per documentare l’esito dell’esplosione, a farsi saltare in aria alla guida del camion-bomba sarebbero stati un certo Abu Zubeir al Saudi, “il saudita”, e l’algerino Bellil Belgagem.

I pm romani titolari degli accertamenti sulla strage, Ionta, Saviotti e Amelio, avevano sollecitato l’estradizione provvisoria del terrorista, gia’ condannato a morte. Al governo iracheno, con una lettera, avevano chiesto di sospendere l’esecuzione della pena capitale per consentire la celebrazione del processo a Roma in sua presenza. Non sarà più possibile.

Si terrà invece le prossime settimane, davanti al gup del tribunale militare di Roma, l’udienza preliminare nei confronti dei tre ufficiali italiani accusati, a vario titolo, di aver colposamente omesso di predisporre tutte le misure idonee alla difesa di Base Maestrale e di non aver dato il giusto peso alle segnalazioni di possibili attentati. Gli imputati, che respingono ogni addebito, sono i generali dell’Esercito Vincenzo Lops e Bruno Stano, che si sono avvicendati al comando del contingente nazionale, e il colonnello dei Carabinieri Georg Di Pauli, comandante della Msu, l’unità specializzata multinazionale dell’ Arma che aveva il suo quartier generale proprio nella Base Maestrale.

 

Fonte: Tgcom.

 

 

 

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