Archivi del mese: novembre 2007

Egitto: bloggers battono la tortura

Abusano di innocente: agenti condannati

Un miracolo. Un sogno che diventa realtà. O (ma speriamo di no) l’eccezione che tristemente conferma la regola. Definitelo come volete ma quanto accaduto in Egitto il 5 novembre ha ben poco di normale: un tribunale del Cairo ha condannato a tre anni di carcere i poliziotti Islam Nabih e Reda Fathi, per aver torturato e violentato un autista di pullman. Un evento, visto che le forze dell’ordine da quelle parti risultano “spregiudicate”, tanto per limitarsi a un eufemismo. Ma quello che fa ancora più specie è il fatto che alla sentenza si sia arrivati grazie alla mobilitazione dei blogger egiziani capaci, con un tam tam mediatico senza pari, di sfondare il muro di gomma dell’opinione pubblica. E ora, giustamente, esultano.

 

Come dar loro torto?
Loro per primi si sono indignati nel gennaio 2006 per la sorte di Emad al-Kebir, 22enne autista finito nel commissariato di Boulaq el-Dakrour per aver cercato di sedare una discussione tra un cugino e un agente di polizia. L’uomo è stato violentato con un bastone, obbligato a dichiararsi omosessuale, filmato con un telefonino e poi rilasciato. Salvo poi venir arrestato tre mesi per resistenza a pubblico ufficiale, sempre per la rissa di quel maledetto gennaio 2006. Certe dell’impunità, le forze dell’ordine egiziane hanno pensato bene di mostrare più volte quel video a tutti gli amici e conoscenti di al-Kebir, in una società dove la diversità sessuale è ben lungi dall’essere tollerata. Pare – ma la notizia non ha riscontri ufficiali – che il padre di al-Kebir sia morto dopo aver visto le immagini.

Una sequenza da brividi
Il video che circola in Rete (la visione è consigliata a un pubblico adulto e preparato, ndr) è di per sé atroce. Emad al-Kebir è sul pavimento con i calzoni abbassati. Da lui arrivano urla di un dolore disumano, dai poliziotti parole che sembrano di scherno. Il filmato, grazie ai blogger, è stato postato su YouTube e sui suoi fratelli, così l’indignazione ha superato i confini dell’Egitto. Si sono mosse le associazioni per i diritti umani, giornalisti (su tutti Kevin Anderson del “Guardian” ) e, manco a dirlo, altri blogger. Ed è arrivata la condanna, storica per l’Egitto vuoi perché si puniscono funzionari pubblici vuoi perché per la prima volta è stato decisivo un video preso dalla Rete.

Decine di altri abusi
Comprensibile la gioia in aula di Emad al-Kebir alla lettura della sentenza per i suoi aguzzini (che hanno preannunciato ricorso in appello). Con lui, i blogger egiziani hanno vinto una battaglia, non la guerra: Sand Monkey, Demaghmak, Misrdigital, Arabist, Zeinobia hanno online un tristissimo archivio di torture commesse dalle forze dell’ordine. Per chi è forte di stomaco buona ricerca con le piattaforme di video-sharing. Per gli altri basti pensare a una donna sospettata di omicidio: l’hanno legata mani e piedi a un bastone appoggiato sullo schienale di due sedie. La vittima è ripresa mentre penzola nel vuoto. Più si muove, più urla. Finirà mai tutto questo?

 

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Riflessioni Snoopesche…

Perdonate la qualità…ma treno e cellulare non amano troppo le fotografie…

Succede che…

Succede di avere una mattinata libera dal lavoro.
Succede che in quel giorno di novembre il clima a Roma non sia poi così malvagio.
Succede che apro il portafogli e mi accorgo che, pagate tutte le spese, posso concedermi qualche sfizio.
Succede che mi preparo ed esco a prendere il tram che mi porta in centro.
I soliti giri.
Le persone che mi conoscono da poco ma che mi augurano un buongiorno che non sa di circostanza.
E poi i libri, tanti, le riviste straniere, un paio di dvd da guardare nel finesettimana.
Parlo con mamma al telefono e vedo una bustina gialla sullo schermo: il mio fidanzato di allora.
“Ci vediamo a Termini? Pizza?” .
Poche fermate di metro e arrivo.
E’ presto. Mi concedo un ulteriore giro per compere squisitamente femminili prima che arrivi lui.
Il pranzo è allegro, dura poco più di un’ora, ma scalda il cuore ad entrambi.
Ci salutiamo. Lui torna in facoltà, io a casa.
Mi cambio e mi butto sul divano con i miei giornali.
Invio un sms per sapere se è arrivato a destinazione e per fargli sapere quanto sia stata bene.
Mi risponde: “…io non sto bene. Accendi la tv e guarda cos’è successo”.

Succede che una giornata cambi faccia come una moneta annerita solo da una parte.
Succede che lo sgomento e l’egoismo prendano il sopravvento su di me: ho alcuni amici li…e il primo pensiero è stato solo per loro.
Succede che ogni rete sbatte in diretta il proprio inviato che tenta di farmi capire cosa sia successo.
Succede che continuo a fare zapping per provare a mettere insieme i pezzi.
Succede che ad ogni tasto io schiacci il numero delle vittime aumenti.
Succede che ogni tanto qualcuno dica “Italiani brava gente…tutti volevano bene ai nostri militari”.
Succede che guardando il fumo salire dalla palazzina della base “Maestrale” si capisce che non sia per tutti così.
Succede che mi vengano in mente i miei zii, che con amore e dedizione hanno servito l’Arma.
Succede che rimango incollata alla tv fino a notte tarda a sentire chi punta il dito, chi commemora, chi si addolora.
Succede che le lacrime scendano da sole vedendo sfilare genitori, mogli, figli.
Succede che l’Altare della Patria sia ricoperto di fiori e che anche qualche turista riponga la sua macchina fotografica.
Succede che mi dica…devo andare!
Succede che rifletta sulla mia utilità li, in quel momento e decida di non andare, per lasciare che il loro dolore resti privato almeno per me.
Succede che ogni anno nella mia parrocchia faccia dedicare loro la prima Messa del mattino.
Succede che anche se studio queste “cose” spesso mi dimentichi come non esistano solo sulle pagine dei miei libri.

Trovate questo post anche nella sezione “Letture”.

Voglio consigliarvi la lettura di un libro scritto Aureliano Amadei e Francesco Trento.
Il primo è un giovane regista, arrivato a Nassirya per girare un documentario e che l’orrore di quella giornata lo porterà anche fisicamente su di se.
E’ uno scritto particolare: non aspettatevi un’analisi sociopoliticoculturalmilitare, leggetelo come una chiacchera tra amici.
Lo amerete oppure l’odierete.
A voi la scelta.

Titolo: “Venti sigarette a Nassirya”
Autore: Aureliano Amadei, Francesco Trento
Ed:         Einaudi, 2005, 182pagg., 12,50€

L’adozione non ha prezzo!

Aderisci alla campagna “L’adozione non ha prezzo” .

La campagna “L’adozione non ha prezzo” ha l’obiettivo di giungere alla gratuità dell’adozione internazionale e viene promossa dalle associazioni familiari che hanno aderito o aderiranno all’iniziativa.
La campagna intende promuovere così un’iniziativa che non solo mira a conquistare una parità dei diritti delle famiglie adottive, ma intende soprattutto offrire una possibilità in più ai minori abbandonati in attesa di famiglia.

Ad oggi l’adozione internazionale, infatti, è l’unico diritto del minore per il quale occorre trovare non solo una famiglia disposta all’accoglienza, ma anche una famiglia che paghi. La coppia che adotta uno o più minori all’estero, infatti, è costretta a pagare interamente tutti i costi procedurali, oltre alle spese di viaggio e permanenza all’estero, potendo godere solo di parziali contributi da parte dello Stato, legati in ogni caso al reddito familiare.

Il primo passo della campagna è la proposta di un emendamento al testo legislativo n. 1817 sulla Finanziaria 2008 – suscettibile di modiche in corso d’opera – da sottoporre ai parlamentari dei diversi schieramenti politici affinché si rendano i portavoce dell’istanza.

Martedì 30 ottobre i coordinamenti di Associazioni familiari ed Enti autorizzati che promuovono la campagna “L’adozione non ha prezzo” e “NO PRICE FOR CHILDREN”si sono uniti per mettere a punto un unico emendamento al disegno di legge 1817 sulla Finanziaria relativo alla gratuità dell’adozione internazionale.

L’emendamento unificato rappresenta la piattaforma comune per le due iniziative che uniscono una cinquantina di associazioni familiari ed enti e continuano a raccogliere adesioni sui rispettivi siti internet.

E’ quindi possibile sostenere l’iniziativa aderendo sia alla campagna “L’adozione non ha prezzo” sul sito www.aibi.it , sia alla campagna “NO PRICE FOR CHILDREN” sul sito www.nopriceforchildren.org .

Per ulteriori informazioni contattare la Segreteria organizzativa della campagna:
Francesca Mineo – tel: 02 98822 361 e-mail: francesca.mineo@amicideibambini.it ;
Laura Salerno – tel: 02 98822 347 e-mail:  laura.salerno@amicideibambini.it .

Potete trovare moltissimo materiale informativo anche sul sito Amici dei Bambini .

Uniti per i bambini, uniti contro l’AIDS

E’ nato il nuovo progetto dell’Unicef a sostegno della lotta contro l’AIDS tutta dedicata all’infanzia.
I bambini sono il volto invisibile dell’AIDS.

questo  indirizzo trovate tutto il materiale occorrente per aderire alla campagna di solidarietà: dalle informazioni dettagliate ai promo video, passando tra gli estremi per le donazioni.

 

Enzo Biagi

“La democrazia è fragile, e a piantarci sopra troppe bandiere si sgretola…”

Se amo così profondamente la Storia lo devo alla sua versione a fumetti di quella del nostro Paese: da piccola passavo interi pomeriggi a leggerla insieme a mio fratello.
Sono seguiti poi tanti altri suoi libri, anche se le nostre idee spesso si scontravano…
Ancora una volta il mio Grazie! più sentito.