Succede che…

Succede di avere una mattinata libera dal lavoro.
Succede che in quel giorno di novembre il clima a Roma non sia poi così malvagio.
Succede che apro il portafogli e mi accorgo che, pagate tutte le spese, posso concedermi qualche sfizio.
Succede che mi preparo ed esco a prendere il tram che mi porta in centro.
I soliti giri.
Le persone che mi conoscono da poco ma che mi augurano un buongiorno che non sa di circostanza.
E poi i libri, tanti, le riviste straniere, un paio di dvd da guardare nel finesettimana.
Parlo con mamma al telefono e vedo una bustina gialla sullo schermo: il mio fidanzato di allora.
“Ci vediamo a Termini? Pizza?” .
Poche fermate di metro e arrivo.
E’ presto. Mi concedo un ulteriore giro per compere squisitamente femminili prima che arrivi lui.
Il pranzo è allegro, dura poco più di un’ora, ma scalda il cuore ad entrambi.
Ci salutiamo. Lui torna in facoltà, io a casa.
Mi cambio e mi butto sul divano con i miei giornali.
Invio un sms per sapere se è arrivato a destinazione e per fargli sapere quanto sia stata bene.
Mi risponde: “…io non sto bene. Accendi la tv e guarda cos’è successo”.

Succede che una giornata cambi faccia come una moneta annerita solo da una parte.
Succede che lo sgomento e l’egoismo prendano il sopravvento su di me: ho alcuni amici li…e il primo pensiero è stato solo per loro.
Succede che ogni rete sbatte in diretta il proprio inviato che tenta di farmi capire cosa sia successo.
Succede che continuo a fare zapping per provare a mettere insieme i pezzi.
Succede che ad ogni tasto io schiacci il numero delle vittime aumenti.
Succede che ogni tanto qualcuno dica “Italiani brava gente…tutti volevano bene ai nostri militari”.
Succede che guardando il fumo salire dalla palazzina della base “Maestrale” si capisce che non sia per tutti così.
Succede che mi vengano in mente i miei zii, che con amore e dedizione hanno servito l’Arma.
Succede che rimango incollata alla tv fino a notte tarda a sentire chi punta il dito, chi commemora, chi si addolora.
Succede che le lacrime scendano da sole vedendo sfilare genitori, mogli, figli.
Succede che l’Altare della Patria sia ricoperto di fiori e che anche qualche turista riponga la sua macchina fotografica.
Succede che mi dica…devo andare!
Succede che rifletta sulla mia utilità li, in quel momento e decida di non andare, per lasciare che il loro dolore resti privato almeno per me.
Succede che ogni anno nella mia parrocchia faccia dedicare loro la prima Messa del mattino.
Succede che anche se studio queste “cose” spesso mi dimentichi come non esistano solo sulle pagine dei miei libri.

Trovate questo post anche nella sezione “Letture”.

Voglio consigliarvi la lettura di un libro scritto Aureliano Amadei e Francesco Trento.
Il primo è un giovane regista, arrivato a Nassirya per girare un documentario e che l’orrore di quella giornata lo porterà anche fisicamente su di se.
E’ uno scritto particolare: non aspettatevi un’analisi sociopoliticoculturalmilitare, leggetelo come una chiacchera tra amici.
Lo amerete oppure l’odierete.
A voi la scelta.

Titolo: “Venti sigarette a Nassirya”
Autore: Aureliano Amadei, Francesco Trento
Ed:         Einaudi, 2005, 182pagg., 12,50€

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Una risposta a “Succede che…

  1. Sì…. e succede che ogni anno il ricordo porti con sé la stessa commozione e lo stesso senso di smarrimento…..Mio genero è stato successivamente per due volte a Nassirya come medico della Croce Rossa e il timore ci ha accompagnati per tutto il tempo….

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