Archivi del mese: febbraio 2008

Sulla guerra

“Chiodo scaccia chiodo.
Ma quattro chiodi fanno una croce…”

   Cesare Pavese

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Fantasmi

Spero di averlo presto tra le grinfie…

Testimonianza unica di un Tiziano Terzani giovane ed entusiasta reporter, i dispacci dalla Cambogia, riuniti per la prima volta in questo libro, ricostruiscono la storia tragica del paese asiatico ma anche l’uomo che l’ha seguita per raccontarla.“Un romanzo dovrei venire a scrivere e nient’altro. Non resta che sublimare tutta questa roba in qualcosa che non sia l’articoletto. Non troverò il tempo?” annotava Terzani. E quasi come una favola, sanguinaria eppure ricca di poesia e fragranze tropicali, Fantasmi inizia tra pipistrelli, palazzi reali ed elefanti semisacri.
Testimonianza unica di un Tiziano Terzani reporter, giovane ed entusiasta, interessato ai “fatti”, che con stupore si avvicina a ogni dettaglio e crede ancora sia possibile influenzare la Storia, questo testo ricostruisce in presa diretta l’olocausto che trasformò il paese nel regno di un orrore onnipresente perché “l’orrore siamo noi”.
I suoi dispacci dalla Cambogia, per la prima volta raccolti in forma di libro, come perle di una collana, giorno dopo giorno, ricostruiscono non solo la storia che ha trasformato un intero paese ma anche l’uomo che l’ha seguita per raccontarla. Da qui infatti prende corpo la svolta che lo porterà ad abbandonare ogni fiducia nell’ideologia, in cui pure aveva creduto, per iniziare un nuovo cammino di ricerca. Nella Cambogia – unico paese dell’Asia che aveva continuato a visitare per 25 anni – Terzani vedeva in piccolo la tragedia del mondo in grande.
Fantasmi è dunque un testo imprescindibile per capire le ragioni che lo hanno spinto a voltare le spalle al mondo e a cambiare direzione.
”I cambogiani lo sanno da secoli: la vita è una ruota e la Storia non è progresso”, ricordava già allora, prima che altre guerre di invasione e altre lotte fratricide conferissero un’eco per sempre attuale alle sue parole.

Fonte: Internetbookshop .

11 settembre: richiesta condanne

Il Pentagono ha annunciato ufficialmente l’incriminazione di sei presunti terroristi detenuti a Guantanamo per l’attacco agli Stati Uniti dell’11 settembre 2001, che provocò la morte di 2.973 persone. Per tutti e sei è stata chiesta la condanna a morte.

Tra questi c’è la cosiddetta mente degli attentati, Khalid Sheikh Mohammed. L’uomo, di nazionalità pakistana, ha dichiarato di aver pianaficato ogni aspetto di quell’azione criminale.

Fonte: Tgcom.

Orrorismo

Pur essendo una donna, la misoginia che mi accompagna fin dalla più tenera età mi spinge ad evitare (se non in rare eccezioni) scrittrici femminili, tanto nella narrativa, quanto nella saggistica.
Adriana Cavarero è stata un’inaspettata quanto godibilissima sorpresa.

Tutto il testo è un’analisi filosofica, psicologica ed antropologica riguardo la violenza sull’inerme.
Per chi (come me) non provenga da studi classici la prima reazione è quella di chiudere il libro.
Continuando la lettura la si scopre piacevolissima.
E il merito è dovuto senza dubbio alla scorrevolezza del linguaggio usato dall’autrice: ecco perché ritengo che questo possa davvero essere un documento che meriti la più ampia diffusione.
Colpiscono subito le ricchissime (e ben documentate) citazioni che percorrono l’intero scritto, con uno sguardo particolare all’opera di Hannah Arendt e di Susan Sontag.
Di quest’ultima viene citato il saggio “Davanti al dolore degli altri” riguardo il moderno bombardamento di immagini e video che vanno a documentare l’orrore proprio dei conflitti. Tuttavia questi strumenti non vengono giudicati come morbosi, bensì eticamente indispensabili al fine di far comprendere come “gli esseri umani commettano dappertutto cose terribili ai danni dei propri simili“.

Ad essere interessante è che non si mettano in luce i crimini ed i loro esecutori, ma lo sguardo è spostato sulle vittime, sulla loro assoluta vulnerabilità davanti agli attacchi.
Nella quarta di copertina una frase riassume al meglio: “Assunto il punto di vista della vittima inerme, invece che quello del guerriero, Cavarero può costruire un’ontologia della vulnerabilità condizione umana che ci veda esposti alla dipendenza dall’altro: alla sua cura come al suo oltraggio” .

Per fornirvi un quadro sintetico dei punti sviluppati dall’autrice può tornarvi utile l’indice dei capitoli:

 1-Etimologie: “terrore” ovvero del sopravvivere;
 2-Etimologie: “orrore” ovvero dello smembramento;
 3-Della guerra;
 4-L’urlo di Medusa;
 5-La vulnerabilità dell’inerme;
 6-Il crimine di Medea;
 7-Orrorismo, ovvero della violenza sull’inerme;
 8-Chi ha visto la Gorgone;
 9-Auschwitz o dell’orrore estremo;
10-Erotiche carneficine;
11-Tanto mutilato che potrebbe essere il corpo di un maiale;
12-Il piacere del guerriero;
13-Aggressività planetaria;
14-Per una storia del terrore;
15-Orrorismo suicida;
16-Quando la bomba è il corpo di una donna;
17-Torturatrici che sorridono all’obiettivo.

Come si può vedere, il percorso dell’autrice è un viaggio alla scoperta della violenza sull’inerme che inizia dall’etimologia propria di due sostantivi ormai abusati e, troppo spesso, usati come sinonimi: terrore ed orrore.
Ed anche come, purtroppo, alle condizioni che da questi scaturiscono si sia ormai fatta l’abitudine.

Dalla semplice lettura dei titoli dei capitoli è chiaro come l’opera attraversi diverse fasi storiche e come di queste vada ad analizzare le differenti forme di crimini verso l’inerme o, per usare un termine più moderno, i danni collaterali.
Pur divisi i capitoli si integrano e si incatenano vicendevolmente.
Basti pensare alla mitologica figura di Medusa e collegarla alla parte finale del libro, dove si analizzano l’Esercito delle Rose di Arafat, la fazione femminile delle Tigri Tamil, le vedove nere degli attentati ceceni in Russia (dall’attacco alla metropolitana, passando per il teatro Dubrovka, per giungere alla scuola di Beslan) per arrivare alle soldatesse americane tristemente note per le foto nel carcere di Abu Ghraib.
I cicli della Storia.
Vero.
Verissimo.
Che però mi fa tornare alla mente un’altra figura mitologica: un orrendo uroboro che continua, imperterrito, a mordere la propria coda.

L’impatto tuttavia maggiore l’ho avuto nel capitolo dedicato ad Auschwitz.
Sicuramente il motivo del mio interesse risiede nel fatto che l’Olocausto ebraico della Seconda Guerra Mondiale sia stato il primo vero argomento di Storia Contemporanea affrontato in modo approfondito e consapevole durante i miei studi.
I Nazisti operarono in modo da trasformare i prigionieri in morti viventi, cadaveri ambulanti.
Si è manipolata la Natura umana fino a ridurre le persone ad esseri assolutamente superflui.
E questo concetto di Biopolitica calza perfettamente anche a ritroso nel tempo, con gli stermini e le sottomissioni dei popoli indigeni delle Americhe, dell’Africa e dell’Australia al fine di colonizzarne i territori.
Storia non dissimile da quella che si ripete con le umiliazioni delle carceri in Iraq.
E nuovamente l’uroboro si morde la coda.

Godetevi poi appieno la lettura dell’appendice “The horror! The horror! Rileggendo Conrad” , dove si analizzano l’opera “Cuore di Tenebra” e il suo adattamento cinematografico “Apocalypse Now” di Francis Ford Coppola.
Si pone l’accento sull’autocritica della modernità, sul suo essere macchina di espansione e dominazione.
Sempre dello stesso autore vengono esaminate altre due opere “Con gli occhi dell’Occidente” e “Agente Segreto”.

“Orrorismo, ovvero della violenza sull’inerme”
di Adriana Cavarero
ed Feltrinelli, pagg. 170, 14euro.