Archivi del mese: marzo 2008

Uniti per i risvegli

Comatosi, “Abbandonati da governo”
Sciopero fame contro stato vegetativo
“Ci sentiamo abbandonati dallo Stato. Vogliamo che ai nostri cari sia data l’assistenza che spetta loro”. E’ la denuncia di Domenica Uva Colella, presidente dell’associazione “Uniti per i risvegli” di Bari, che opera per la diffusione e la difesa dei diritti dei post comatosi. Lei e i familiari di 11 disabili gravissimi pugliesi (tra cui due minorenni) hanno deciso uno sciopero della fame a oltranza per richiamare l’attenzione del mondo politico.

L’esperienza personale della famiglia Colella è una delle tante che purtroppo hanno colpito numerose famiglie italiane. “Mio fratello Leonardo è in stato vegetativo da nove anni, ma l’unico aiuto che ci viene dato sono tre sedute di fisioterapia alle settimana da 45 minuti. E basta. Le legge numero 162 del 1998, invece, dice che ci spetterebbe ben altra assistenza. A Bari mancano persone e soldi, ma purtroppo la situazione è la stessa anche in altre zone d’Italia”, ha spiegato.

Ecco perché lo sciopero della fame. E non solo: “Chiederemo ai nostri associati di fare anche lo sciopero del voto alle prossime elezioni. A noi non interessa chi è o chi sarà al governo, di destra o di sinistra. Noi vogliamo che la legge venga inserita nei programmi elettorali e che ne venga verificata l’applicazione. Finora non è stato così. Vogliamo risposte immediate dai nostri politici e siamo pronti a rivolgerci alla magistratura”.

Questo gesto di protesta, comunque, vuole servire anche a tutte quelle persone che si trovano nella stessa situazione. “Attualmente questo sciopero della fame conta su 18 partecipanti, ma siamo sicuri che altri si aggiungeranno – ha detto – . Non bisogna dimenticare che in Italia ci sono 20mila casi di stato vegetativo, è diventata una vera e propria emergenza sociale. Non tutti, però, hanno il coraggio di ribellarsi e credo che questo nostro gesto possa servire anche a loro”.

L’obiettivo è anche quello di realizzare qualcosa di concreto per aiutare chi si trova in questa situazione drammatica: “Da noi mancano mezzi e strutture. Vorremmo istituire un centro di ricerca, un centro di risveglio ad alto livello. Personalmente ho visto che all’estero la situazione è decisamente migliore. Nessuno fa miracoli, ma le strutture sono maggiori ed è diverso anche l’approccio. Si viene trattati con maggiore umanità”.

Nonostante le estreme difficoltà, la parola eutanasia non fa parte del vocabolario dell’associazione “Uniti per i risvegli”. “Noi siamo contrari, ma è lo Stato con il suo comportamento che mette in atto un’eutanasia passiva”, ha concluso Colella.

Fonte: TGcom.

Sul blog dell’associazione Uniti per i risvegli trovate ogni approfondimento possa interessarvi.

Rebirth

“Rebirth” di Martin Skauen .

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Infibulazione

Che cos’è l’infibulazione?
In sintesi è la mutilazione dei genitali femminili.
La più innocua (e di gran lunga la meno praticata) consiste nel rimuovere la parte superiore della clitoride, mentre la più brutale è quella che consiste nella rimozione del clitoride insieme alle piccole labbra e parte delle grandi e nel ricucire l’apertura lasciando solo un piccolo spazio per il passaggio delle urine e del sangue mestruale.

Tuttavia, come ben riporta anche Wikipedia: “…i rapporti sessuali, attraverso questa pratica, vengono impossibilitati fino alla defibulazione (cioè alla scucitura della vulva), che in queste culture, viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del matrimonio. Dopo ogni parto viene effettuata una nuova infibulazione per ripristinare la situazione prematrimoniale. La pratica dell’infibulazione faraonica ha lo scopo di conservare e di indicare la verginità al futuro sposo e di rendere la donna una specie di oggetto sessuale incapace di provare piacere nel sesso con il coniuge.”

Quante donne sono costrette a sopportare questa barbarie?
Secondo il sito Stop FGM ogni anno nei Paesi africani circa due milioni di bambine vengono abusate in questo modo, e le donne che ne portano ancora i segni sono l’esorbitante cifra stimata in circa 120 milioni.

Il problema che ci si trova davanti è che queste pratiche non sono più esclusiva di determinati Paesi, ma, con lo spostarsi delle popolazioni, si sono trasferite ovunque, ed illegalmente continuano ad messe in atto.

Come tutelare i diritti di queste donne?
La Legge italiana prevede una serie di articoli a tutela delle donne:

La Costituzione Italiana

Art. 32

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessunopuò essere obbligato a un determinato trattamento sanitario per legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

Il Codice penale

Art. 582 Lesioni personali

Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nellamente, 6 punito con la reclusione da tre mesi a tre anni.

Se la malattia ha una durata non superiore ai 20 giorni e non cocorre alcuna delle circostante aggravanti previste negli articoli 583 e 585 […] il delitto è punibile a querela della persona offesa.

Note procedurali:

Arresto: facoltativo in flagranza.

Fermo di indiziato di delitto: non consentito.

Misure cautelari personali: consentite le misure coercitive.

Autorità giudiziaria competente: Pretore.

Procedibilità: d’ufficio: a querela di parte se ricorrono le condizioni di cui al secondo comma dell’art. 582.

Art. 583 Circostanze aggravanti (lesione personale grave e gravissima)

La lesione personale è grave e si applica la reclusione da 3 a 7 anni:

1) se dal fatto deriva una malattia che metta in pericolo la vita della persona offesa, ovvero una malattia o un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai 40 giorni;

2) se il fatto produce l’indebolimento permanente di un senso o di un organo;

3) se la persona offesa è una donna incinta e dal fatto deriva l’acceleramento del parto.

La lesione personale è gravissima e si applica la reclusione da 6 a 12 anni se dal fatto deriva:

1) una malattia certamente o probabilmente insanabile;

2) la perdita di un senso;

3) la perdita di un arto o una mutilazione che renda l’arto inservibile, ovvero la perdita dell’uso di un organo o della capacità di procreare, ovvero una permanente e grave difficoltà della favella;

4) la deformazione ovvero lo sfregio permanente del viso;

5) l’aborto della persona offesa.

Note procedurali:

Arresto: facoltativo in flagranza.

Fermo di indiziato di delitto: consentito.

Misure cautelari personali: consentite .

Autorità giudiziaria competente: Tribunale.

Procedibilità: d’ufficio:

Il Codice civile

Art. 5

Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente dell’integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume.

Tuttavia occorre sicuramente un cambiamento dal punto di vista culturale. Ma questo è lo scoglio più difficile da sormontare.
E, purtroppo, tutti gli articoli elencati qui sopra non sono affatto sufficienti.

Cosa possiamo fare allora?

Sostenere le organizzazioni che si prendono la briga di diffondere il più possibile il NO! più secco che possono a queste mutilazioni che le donne sono costrette a subire.
Vi rimando qui : potete trovare moltissimo materiale, anche scaricabile, nonchè l’elenco delle associazioni che si occupano di diffondere questo messaggio.

Stop FGM

Tibet

“Quello che sta accadendo è un genocidio culturale…”

Dalai Lama

Umiltà

“Nulla c’è che capisce di più l’Amore quanto l’umiltà…”

  

Chiara Lubich (Trento, 22 gennaio 1920 – Rocca di Papa, 14 marzo2008),   fondatrice del Movimento dei Focolari .

Al Qaeda arruola kamikaze online

Il web è ormai da anni uno degli strumenti preferiti e maggiormente utilizzati dal terrorismo, che ne ha colto immediatamente le potenzialità: una rete decentralizzata che assicura un perfetto anonimato, difficilmente sottoponibile a controlli o a restrizioni e accessibile a chiunque lo desideri. Internet è utilizzato dai terroristi per fare propaganda, raccogliere fondi, riciclare denaro sporco, reclutare e formare nuovi membri, pianificare e realizzare attentati. 

Seguendo le strategie pubblicitarie occidentali, Al Qaeda ha messo in opera il cosidetto “narrowcasting”, una ricerca di mercato mirata per reclutare e formare le categorie più deboli e maggiormente infleunzabili: donne e bambini.

Attualmente sono oltre 5.600 i siti controllati e gestiti da Al Qaeda e circa 900 quelli che ogni anno si aggiungono a questa cerchia. Il terrorsmo sfrutta anche chat, e-mail, forum, videogame, risorse come YouTube e Google Earth. Internet è un media che ha destato fin dalla sua nascita grande riscontro tra i più giovani. Questo aspetto non è passato inosservato alle menti terroristiche.

Uno dei siti di Hamas, Al-Fateh o The Conqueror, è stato ideato espressamente per i bambini, presentando una grafica accattivante, stile cartone animato. Il titolo del sito promette discussioni sulla jihad, pagine scientifiche, storie inedite e racconti di eroi straordinari. Tra le canzoncine e e le storielle scritte dai bambini stessi si trovano messaggi che promuovono il terrorismo suicida.

Per arrivare ai più giovani, però, la tattica più usata è quella dei videogiochi. Molti gruppi terroristici offrono infatti videogame gratuiti, creati come strumenti di radicalizzazione e formazione. Uno di questi è “Alla ricerca di Bush”, videogame online realizzato da Global Islamic Media Front, organizzazione mediatica qadista.

 

Un altro esempio è Special Force di Hezbollah. Un videogame online dove il giocatore interpreta il ruolo di un guerrigliero che combatte in campagne terroristiche contro Israele. E’ un gioco violento, dove i giocatori si esercitano a fare il tiro a segno con il ritratto dell’ex primo ministro israeliano Ariel Sharon e di altri personaggi israeliani. Chi ottiene un punteggio alto vince un certificato che viene presentato in una cerimonia virtuale e firmato dal leader Hezbollah, Nasrallah.

Nell’agosto 2007 ne è stata realizzata una nuova versione, intitolata Special Force 2, ambientata nella guerra in Libano del 2006. Il videogioco è stato prodotto dal “Partito di Dio” e permette al giocatore di avventurarsi in una guerra tridimensionale contro Israele. Il gioco è disponibile nelle versioni in arabo, farsi, inglese e francese.

Esistono poi numerosi siti islamici dedicati esclusivamente all’indottrinamento delle donne. Sono stati costruiti dei forum in cui le donne vengono incoraggiate a pianificare attentati suicidi, attraverso la pubblicazione di biografie di testamenti di alcuni martiri appartenenti sia alla storia islamica che ai tempi moderni.

Puntando su siti, forum e videogame specializzati il successo dei terroristi appare pressochè assicurato. Infatti è appurato che una persuasione sofisticata vada a buon fine quando il mezzo, lo stimolo, l’annuncio e la grafica sono stati creati su misura sul target che vuole essere raggiunto.

La crescente partecipazione di donne e bambini al terrorismo suicida è senza dubbio un segnale d’allarme sul successo di queste pratiche.

 

Fonte ed immagini: TGcom.

 

Diciamo che non hanno scoperto nulla di nuovo.

Sono molti anni che fumetti, cartoni animati e videogames vengono usati per l’indottrinamento.

 

 

 

 

Ex risarcita con 8.000 libri

Come condanna per averla lasciata un marito ha dovuto comprare alla ex moglie più di 8mila libri di poesia, del valore di 50mila euro. E’ accaduto in Iran dove il giudice ha applicato un patto stabilito dai due al momento del matrimonio. L’accordo siglato rappresentava una specie di assicurazione per la donna che, in quel Paese, in caso di seperazione, non avrebbe avuto diritti. Un altro marito ha dovuto comprare 124mila rose rosse.

 

Come riporta il quotidiano “Iran”, il giudice Mahmud Baqal-Shiravan, della Corte per la famiglia di Teheran, ha ordinato ad un certo Shahram di comperare alla moglie abbandonata 8.100 libri, per una spesa prevista di 700 milioni di rial (50.000 euro). Il bizzarro risarcimento era stato stabilito nel “mehrieh” firmato dalla coppia al momento del matrimonio, quattro anni fa. Il mehrieh è cio’ che, sulla base del diritto islamico, l’uomo si impegna a versare alla sposa in qualsiasi momento questa lo richieda. Si tratta in pratica di un’assicurazione sul futuro della moglie, che compensa la quasi assenza di diritti che normalmente le donne hanno nel Paese in caso di divorzio. Nello scioglimento di un matrimonio iraniano, fra l’altro, per la madre è quasi impossibile ottenere la custodia dei figli.

Di solito, le novelle spose chiedono che nel mehrieh vengano inserite somme di denaro, monete d’oro o, nei casi di famiglie piu’ abbienti, proprietà immobiliari. Ma la giovane di Teheran aveva in mente ben altri “tesori”, tra cui i classici della poesia persiana, da Khayyam a Sadi, da Hafez a Rumi, mistico del Sufismo. “Sono figlia di un musicista, sono cresciuta in un ambiente intellettuale e fin da piccola ho amato la poesia”, ha spiegato la donna al giudice. Una richiesta, accettata dal marito, che ora dovrà essere onorata.

Questo non è il primo caso di richiesta di risarcimento bizzarra. Una settimana fa, un marito chiamato in tribunale dalla moglie che lo giudicava “avaro”, ha dovuto comperare alla consorte le 124.000 rose rosse pattuite in uno slancio romantico al momento del matrimonio. Il giudice ha persino disposto il sequestro di un piccolo appartamento di proprietà dell’uomo fino a quando questi non avrà consegnato la grande quantità di rose alla moglie.

 

Fonte: TGcom.

 

Mini pistola dal colpo letale

Sta nel palmo di una mano, è piccolissima. Ma può uccidere. E’ una pistola prodotta dalla Swiss Minigun, che sta facendo impazzire i collezionisti e non solo. Gli esperti avvertono: non è solo un bellissimo oggetto, può essere letale. L’arma infatti, pur essendo davvero di ridotte dimensioni, è in grado di sparare proiettili fino a 112 metri, che perforano la pelle umana e, se puntata da distanza ravvicinata, può uccidere.

La lista d’attesa per avere questo pezzo è già lunghissima, bisogna pazientare almeno sei mesi. Il prezzo si aggira sui 30mila dollari ma, dicono i collezionisti, li vale tutti. Impossibile non avere una vera e propria arma, grande (opiccola) come una chiave. “E’ uno dei nostri prodotti di eccellenza – dicono dall’azienda Swiss minigun – le richieste sono già più dei pezzi che produciamo in un anno, non più di trenta”.

 

 

Da sempre sono affascinata dalle armi e dalla balistica.

Ma.

Posso dire la mia?

Sinceramente questa potevano tranquillamente risparmiarsela.

 

 

 

 

Fonte ed immagini: Tgcom.