Archivi del mese: aprile 2008

Fame

“La guerra contro la fame è, in realtà, una guerra di liberazione per l’Umanità intera” .

John Fitzgerald Kennedy (1917-1963)

19 aprile: Bomba mangia Bomba

L’iniziativa contro le mine anti-uomo

“Una bomba fritta, perché queste sono le uniche bombe che ci piacciono”. E’ il motto scelto per la Campagna Italiana Contro le Mine in occasione della Giornata Mondiale di mobilitazione contro le bombe cluster. In tutto il mondo il 19 aprile è il giorno dedicato alla sensibilizzazione e alla raccolta di firme per la messa al bando di questi pericolosi ordigni. All’iniziativa aderiscono una novantina di Paesi e 1400 associazioni.

L’appuntamento in Italia è promosso dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio: protagonista la bomba fritta, un tipico dolce romano offerto gratuitamente in cambio di una firma per la messa al bando delle cluster bomb, le bombe a grappolo che restano sul terreno potenzialmente attive e pericolose per un tempo illimitato, anche molti anni dopo la conclusione di un conflitto. “Il nostro obiettivo – spiega Tibisay Ambrosini, responsabile giovani e scuole de La Campagna italiana contro le mine – è raccogliere 2mila firme come accaduto durante la Notte Bianca e sensibilizazre più persone possibile. L’iniziativa si tiene simbolicamente a un mese esatto dalla conferenza di Dublino, che chiuderà il Processo di Oslo, processo che ci auspichiamo porti tutti i Paesi a impegnarsi a rinunciare a produrre, utilizzare e commercializzare le cluster bomb e a distruggere quelle già prodotte”.

Nel 2006-07 sono state 473mila le vittime di mine anti-uomo nel mondo, spesso si tratta di bambini. “In molte nazioni – ha proseguito Tibisay Ambrosini – gli aiuti umanitari lanciati dagli arerei avevano lo stesso colore giallo degli ordigni e questo confondeva i ragazzini che li raccoglievano, trovandosi poi tra le mani pericolosi ordigni”. Tra i 22 Paesi contaminati dalle bombe a grappolo ci sono l’Afghanistan, l’Iraq e il Libano; l’Italia è tra i 32 che le producono. “Ci proponiamo di raggiungere la soglia di 200mila firme da presentare al Presidente Giorgio Napolitano – ha concluso Tibisay Ambrosini – con la speranza che, a breve, in Italia venga promulgata una legge nazionale per la messa la bando delle cluster bomb”.

L’appuntamento è il 19 aprile in via Nicola de’ Cesarini angolo c.so Vittorio Emanuele, dalle 10 alle 20.

Fonte: TGCom.

Le bombe a grappolo (cluster bombs) sono armi da guerra che uccidono e feriscono migliaia di civili innocenti, sia al momento del loro utilizzo che nei mesi ed anni successivi, a causa della contaminazione da ordigni inesplosi che lasciano dietro di sé . Il loro uso continua a sfidare principi consolidati del diritto internazionale umanitario. Per i loro effetti indiscriminati, una volta rimaste inesplose sul terreno, le sub-munizioni rilasciate dalle cluster bombs sono assimilabili alle mine antipersona.

Le bombe cluster sono armi costituite da un contenitore o dispenser contenente “sub-munizioni” esplosive nel numero variabile di 200-250 unità. Il dispenser portato da un aeromobile viene sganciato sull’obiettivo, si apre e lascia cadere per gravità, e quindi con una dispersione casuale, le sub-munizioni, saturando mediamente un’area ellittica di diametro 2000 x 700 m. Questa caratteristica porta a catalogare le submunizioni come “Armi di saturazione d’area” in grado, rispetto alle mine, di coprire grandi superfici con un numero notevolmente inferiore di ordigni.
Esiste anche un tipo di cluster bombs antipersona lanciate sull’obiettivo con proiettili di artiglieria di grosso calibro. In questo caso la dispersione sul suolo è ridotta rispetto a quelle lanciate da aereo.

I problemi sollevati dall’uso delle munizioni cluster sono molteplici. Innanzitutto, data la loro natura di “armi d’area” in grado di disseminare submunizioni su vaste aree, rendono particolarmente problematico, se utilizzate in prossimità di aree abitate da civili, il puntamento su obiettivi di natura esclusivamente militare, rendendo così indiscriminati i loro effetti immediati, in palese violazione dell’Art. 51 del I protocollo della Convenzione di Ginevra.

Inoltre, all’atto dell’impiego non tutte le sub-munizioni, contenute nel dispenser e rilasciate, esplodono a causa di varie ragioni di natura tecnica e/o ambientale come inefficienze di carattere tecnico, la natura del terreno dove impattano e situazioni contingenti relative alla quota di lancio e alle condizioni meteo.

Le ditte costruttrici dichiarano che le mancate esplosioni sono al massimo pari al 5% delle cluster lanciate. A fronte di questo dato l’esperienza operativa di bonifica, invece, evidenzia dati notevolmente superiori. E’ stato verificato, infatti,che la percentuale delle mancate esplosioni non è inferiore al 15-20% per arrivare anche al 40-45% come riscontrato in alcune località dell’Afghanistan. Percentuali elevate che indicano come sul suolo, dopo il lancio di bombe a grappolo, la densità degli ordigni non esplosi assume dimensioni macroscopiche, notevolmente superiori a quella ottenibile se si utilizzassero mine antipersona o anticarro. Praticamente per ogni dispenser lanciato rimangono sul suolo circa 20 sub-munizioni non esplose, vere e proprie mine antipersona. Considerando il numero dei dispenser che normalmente vengono lanciati durante un periodo di belligeranza, le sub-munizioni inesplose possono raggiungere quindi numeri elevatissimi.

Una cluster bomb non esplosa mantiene la sua potenzialità letale praticamente all’infinito e diventa molto più pericolosa di una mina antipersona in quanto può esplodere alla minima sollecitazione anche casuale con effetti letali 3 volte superiori a quelli della più potente mina ad azione estesa ad oggi conosciuta. Inoltre non è un dato irrilevante che, come confermano i dati provenienti da zone di conflitto, vengano utilizzate indiscriminatamente anche in aree abitate,o nelle loro immediate vicinanze e che la conseguente contaminazione rallenti la fase di ricostruzione post-conflitto, la coltivazione dei campi, l’accesso ai pascoli, ai pozzi e renda mortalmente insicure strade, scuole ed abitazioni.

Nell’ultimo conflitto nel sud del Libano il 60% delle cluster bombs è stato lanciato nelle immediate vicinanze di centri abitati o villaggi (fonte: Foreseeable harm. The use and impact of cluster munitions in Lebanon: 2006 – Landmine Action – UK). Sempre nello stesso conflitto, la stima del numero delle munizioni inesplose, come segnalato dal Mine Action Coordination Center delle Nazioni Unite nel sud del Libano superava verosimilmente il milione di ordigni.

Fonte: Campagna Italiana Contro le Mine .

Per gli effetti di questo tipo di ordigni potete usufruire di questo video pubblicato su YouTube.

Iraq: a giudizio Salvatore Stefio

L’accusa del G.U.P.: arruolò compagni.

Con l’accusa di “arruolamenti o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero” (art.288 codice penale), il Gup del tribunale di Bari Anna Rosa De Palo ha rinviato a giudizio Salvatore Stefio e Giampiero Spinelli.
I due sono accusati dell’arruolamento degli ex ostaggi italiani Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Fabrizio Quattrocchi sequestrati assieme a Stefio il 12 aprile 2004 in Iraq. Quattrocchi fu ucciso dai sequestratori.

A Stefio e Spinelli la magistratura barese contesta di aver arruolato, tramite la “Presidium corporation”, Didri Forese, Maurizio Agliana e Umberto Cupertino affinché militassero in territorio iracheno a favore di Forze armate anglo-americane in cooperazione con le medesime, in contrapposizione a gruppi armati stranieri.

Nell’ambito delle indagini coordinate dal pm Giovanni Colangelo, su richiesta della procura, il gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis nell’ottobre del 2004 impose a Spinelli il divieto di espatrio per sei mesi. Il provvedimento coercitivo fu però annullato dopo pochi giorni, il 18 ottobre, dal tribunale del Riesame, che accolse nel merito la tesi difensiva.

Nel disporre il rinvio a giudizio di Stefio e Spinelli, il giudice De Palo ha respinto l’eccezione sollevata dai difensori degli imputati, seocndo cui la competenza ad indagare era della magistratura romana poiché i presunti arruolamenti erano avvenuti non a Sammichele di Bari, così come sostiene l’accusa, ma a Fiumicino, poco prima della partenza per l’Iraq. Secondo il giudice, l’accordo professionale è stato invece sottoscritto a Sammichele di Bari. Il processo comincerà il 3 luglio prossimo dinanzi alla Corte d’assise di Bari.

Fonte: TGCom.

Fotografie: archivio Rai.

Al Quaeda apre un forum italiano…

Sostituto del sito imam di Carmagnola
Il sito Internet di Al Qaeda ha aperto un forum anche in lingua italiana. Finora interamente in arabo, il forum Ekhlas è uno dei siti qaedisti più noti e frequentati, ed è stato scelto dai seguaci di Bin Laden quale sostituto del blog dell’Imam di Carmagnola, Abdul Qadir Fadlallah Mamour, chiuso dalla polizia postale il 22 febbraio. A gestire il sito è un membro del forum che si fa chiamare Nahir al-Murtadin (in arabo, “sgozzatore degli apostati”).

Sia il gestore del forum che i partecipanti hanno in comune una non buona conoscenza della lingua italiana. Il gestore, poi, probabilmente non vive neppure nel nostro Paese.

Il messaggio inaugurale
La sezione si apre con un messaggio inaugurale: “Benvenuto a tutti. In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso, Lode ad Allah. Che Allah ci guidi nella Via del Corano e della Sunnah. Il forum Al-Ekhlas inaugura oggi la sezione italiana. In nome dell’amministrazione del forum incito tutti i fratelli e sorelle che hanno la padronanza della lingua italiana ad animare questa sezione”.

Scarsa conoscenza dell’italiano
Per ora solo una decina di persone, di cui circa la metà residenti in Italia, partecipano a questo nuovo spazio. Tutte accomunati da una scarsa conoscenza grammaticale della lingua. Si legga per esempio l’intervento di Brahim33, con numerosi errori di ortografia e grammatica: “vi racconto la vita degli musulmani arabi in questo paese. Prima di tutto dove sono io, ci sono pochi cha amano benladen e che amano almogiahedin……..ecc. hanno paura quando parlo con loro di algihad in afghanistan in iraq…..ecc. Basta quando ti vedeno parlare di loro ti fanno un sguardo e pensano che tu anche sei un terrorista heh! magari il popolo italian e a zero di pensiero di studio di logica. Per questo il nostro profeta ha detto che la roma si apre con solo con attakbir (il grido di “Allah è grande” dei mujahidin, ndr)”.

La conversione di Magdi Cristiano Allam
Tra primi temi trattati dai frequentatori della sezione italiana del forum un certo spazio è dedicato alla conversione al Cristianesimo del vice direttore del “Corriere della Sera”, Magdi Cristiano Allam. E sono riportati due articoli tratti da un blog e da un sito italiani sulla sua conversione avvenuta nel giorno di Pasqua molto critici per l’enfasi mediatica data alla scelta di fede del giornalista e scrittore di origine egiziane.

Il riferimento all’ex imam di Carmagnola
Il nuovo portale mantiene poi un riferimento all’ex imam di Carmagnola, gestore del primo sito di Al Qaeda in italiano: la traduzione nella nostra lingua dell’ultimo messaggio audio rivolto da Osama Bin Laden all’Europa, già apparso sul sito dell’ex imam.

L’inchiesta e gli arresti
Il 22 febbraio, la polizia postale aveva chiuso quattro blog filo-islamici che rilanciavano in Italia i proclami dei capi di Al Qaeda e che erano attestati su un server italiano, Splinder. Sette persone erano state denunciate dalla Digos di Verona. Il blog principale era gestito dal Senegal dall’ex imam di Carmagnola, ovvero Abdul Qadir Allah Fadl Mamour, già espulso dal territorio nazionale; e un secondo è collegabile alla moglie, Barbara Farina, che se ne occupava sempre dal Senegal. Gli altri due diari filo-islamici online venivano invece gestiti direttamente in Italia. I sette denunciati dalla Digos sono tutti italiani, incensurati, finiti nella rete del proselitismo islamico attraverso il blog “Qital”, gestito sempre dall’ex imam di Carmagnola. Nei quattro blog, scritti in lingua italiana, si incitavano gli islamici alla “guerra santa contro i miscredenti occidentali”, si esaltavamo le gesta dei mujahidin e venivano pubblicati i comunicati emessi da Laden e dal suo numero due, al Zawahiri, dopo ogni atto terroristico di matrice islamica.

Fonte: TGCom.

Vivere…

“Per vivere con onore bisogna struggersi, battersi, sbagliare e ricominciare da capo e buttare via tutto, e di nuovo ricominciare e lottare e perdere eternamente…”

Lev Nikolaevic Tolstoj (1828-1910)

Un baluardo contro revisionismi e razzismi

Ci sono voluti ventuno anni (l’anniversario della scomparsa ricorre oggi), ma alla fine Torino è riuscita ad onorare degnamente il suo scrittore forse più famoso, certamente il più letto e tradotto nel Mondo: Primo Levi.
Il Centro Internazionale di Studi che porta il suo nome è nato ufficialmente due giorni fa per volontà di un primo gruppo di fondatori che raccoglie Comune, Provincia, Comunità Ebraica, Fondazione per il Libro e i figli Lisa e Renzo Levi. Amos Luzzato, medico e saggista, per molto tempo a guida dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, è stato scelto come presidente, incarico che in veste onoraria è stato conferito anche a Bianca Guidetti Serra .
E proprio Luzzato ieri pomeriggio ha sottolineato l’importanza simbolica, culturale e politica di un atto che arriva “…proprio mentre i segnali di revisionismo, negazionismo e razzismo si moltiplicano. Vogliamo che in questo Centro non arrivino solo gli studiosi e i conoscitori appassionati di Primo Levi, ma i giovani delle università e dei licei, che possono far vivere i suoi insegnamenti. Levi non ha fatto soltanto memorialistica sul lager, ha lasciato, al contrario, molte e diverse eredità dalla cultura scientifica alla tradizione ebraica” .
Luzzato ha anche annunciato che sarà presente alla Fiera del Libro con un saggio-intervista sui temi della laicità, da poco realizzato con Francesca Nadari.
“Ci tengo ad esserci -spiega- proprio per l’assurdità delle tesi espresse in favore del boicottaggio. Chi le sostiene forse non sa che in questo modo si danneggiano i fautori della pace tra Israele e Palestina e si sostiene, nei fatti, una guerra all’ultimo sangue” .
Direttore del Centro sarà lo storico torinese Fabio Levi, mentre vicepresidente è Ernesto Ferrero (direttore della Fiera del Libro) e del Consiglio di Amministrazione fanno parte Fiorenzo Alfieri, Dario Disegni, Valter Giuliano e il presidente della Comunità Ebraica di Torino Tullio Levi.
Il Centro vuole raccogliere nel tempo tutta la documentazione esistente sullo scrittore, realizzando un censimento completo con in aggiunta la raccolta di studi, tesi di laurea e testimonianze dell’autore di “Se questo è un uomo” in un quadro di collaborazione internazionale.
La sede sarà quella del grande complesso juvarriano dei Quartieri Militari, che già ospita l’Istituto Storico della Resistenza e il Museo della Deportazione e che nel futuro accoglierà anche l’Istituto per la memoria e la cultura del lavoro, dell’impresa e dei diritti.
La compagnia di San Paolo ha sostenuto l’iniziativa con 250mila euro.

Articolo di Vera Schiavazzi da “Il Corriere della Sera” del 10/04/2008 .
Ndr: la data è da me stata modificata per adattarla alla pubblicazione sul blog.

Levi

La pelle di Dio

“Buona notte dissi al mio bambino
tanto stanco quando il giorno finì.
Allora chiese: “Dimmi, papà,
la pelle di Dio che colore ha?”

Di che color è la pelle di Dio?
Di che color è la pelle di Dio?
E’ nera, rossa, gialla, bruna, bianca, perché
Lui ci vede uguali davanti a sé.
Lui ci vede uguali davanti a sé.

Con l’occhio innocente egli mi guardò,
mentire non potevo quando domandò:
“Perché le razze s’odiano, papà,
se per Dio siamo una sola umanità?”

Di che color è la pelle di Dio?
Di che color è la pelle di Dio?
E’ nera, rossa, gialla, bruna, bianca, perché
Lui ci vede uguali davanti a sé.
Lui ci vede uguali davanti a sé.

“Questo, figliolo, non continuerà,
l’uomo al fine imparerà
come dobbiamo vivere noi
figli di Dio da ora in poi.”

Di che color è la pelle di Dio?
Di che color è la pelle di Dio?
E’ nera, rossa, gialla, bruna, bianca, perché
Lui ci vede uguali davanti a sé.
Lui ci vede uguali davanti a sé.

Dio ci ha dato l’opportunità
di creare un mondo di fraternità.
Le razze diverse devono andar
saldamente unite da mar a mar.

Di che color è la pelle di Dio?
Di che color è la pelle di Dio?
E’ nera, rossa, gialla, bruna, bianca, perché
Lui ci vede uguali davanti a sé.
Lui ci vede uguali davanti a sé.

Disse un uomo all’America:
“Per essere unita sei fatta tu.
Un mondo nuovo può iniziare, perché
tutte le razze sono un vanto per te.”

Di che color è la pelle di Dio?
Di che color è la pelle di Dio?
E’ nera, rossa, gialla, bruna, bianca, perché
Lui ci vede uguali davanti a sé.
Lui ci vede uguali davanti a sé. “

Canzone americana degli anni Sessanta, tradotta da Costa e Marchetti.