19 aprile: Bomba mangia Bomba

L’iniziativa contro le mine anti-uomo

“Una bomba fritta, perché queste sono le uniche bombe che ci piacciono”. E’ il motto scelto per la Campagna Italiana Contro le Mine in occasione della Giornata Mondiale di mobilitazione contro le bombe cluster. In tutto il mondo il 19 aprile è il giorno dedicato alla sensibilizzazione e alla raccolta di firme per la messa al bando di questi pericolosi ordigni. All’iniziativa aderiscono una novantina di Paesi e 1400 associazioni.

L’appuntamento in Italia è promosso dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio: protagonista la bomba fritta, un tipico dolce romano offerto gratuitamente in cambio di una firma per la messa al bando delle cluster bomb, le bombe a grappolo che restano sul terreno potenzialmente attive e pericolose per un tempo illimitato, anche molti anni dopo la conclusione di un conflitto. “Il nostro obiettivo – spiega Tibisay Ambrosini, responsabile giovani e scuole de La Campagna italiana contro le mine – è raccogliere 2mila firme come accaduto durante la Notte Bianca e sensibilizazre più persone possibile. L’iniziativa si tiene simbolicamente a un mese esatto dalla conferenza di Dublino, che chiuderà il Processo di Oslo, processo che ci auspichiamo porti tutti i Paesi a impegnarsi a rinunciare a produrre, utilizzare e commercializzare le cluster bomb e a distruggere quelle già prodotte”.

Nel 2006-07 sono state 473mila le vittime di mine anti-uomo nel mondo, spesso si tratta di bambini. “In molte nazioni – ha proseguito Tibisay Ambrosini – gli aiuti umanitari lanciati dagli arerei avevano lo stesso colore giallo degli ordigni e questo confondeva i ragazzini che li raccoglievano, trovandosi poi tra le mani pericolosi ordigni”. Tra i 22 Paesi contaminati dalle bombe a grappolo ci sono l’Afghanistan, l’Iraq e il Libano; l’Italia è tra i 32 che le producono. “Ci proponiamo di raggiungere la soglia di 200mila firme da presentare al Presidente Giorgio Napolitano – ha concluso Tibisay Ambrosini – con la speranza che, a breve, in Italia venga promulgata una legge nazionale per la messa la bando delle cluster bomb”.

L’appuntamento è il 19 aprile in via Nicola de’ Cesarini angolo c.so Vittorio Emanuele, dalle 10 alle 20.

Fonte: TGCom.

Le bombe a grappolo (cluster bombs) sono armi da guerra che uccidono e feriscono migliaia di civili innocenti, sia al momento del loro utilizzo che nei mesi ed anni successivi, a causa della contaminazione da ordigni inesplosi che lasciano dietro di sé . Il loro uso continua a sfidare principi consolidati del diritto internazionale umanitario. Per i loro effetti indiscriminati, una volta rimaste inesplose sul terreno, le sub-munizioni rilasciate dalle cluster bombs sono assimilabili alle mine antipersona.

Le bombe cluster sono armi costituite da un contenitore o dispenser contenente “sub-munizioni” esplosive nel numero variabile di 200-250 unità. Il dispenser portato da un aeromobile viene sganciato sull’obiettivo, si apre e lascia cadere per gravità, e quindi con una dispersione casuale, le sub-munizioni, saturando mediamente un’area ellittica di diametro 2000 x 700 m. Questa caratteristica porta a catalogare le submunizioni come “Armi di saturazione d’area” in grado, rispetto alle mine, di coprire grandi superfici con un numero notevolmente inferiore di ordigni.
Esiste anche un tipo di cluster bombs antipersona lanciate sull’obiettivo con proiettili di artiglieria di grosso calibro. In questo caso la dispersione sul suolo è ridotta rispetto a quelle lanciate da aereo.

I problemi sollevati dall’uso delle munizioni cluster sono molteplici. Innanzitutto, data la loro natura di “armi d’area” in grado di disseminare submunizioni su vaste aree, rendono particolarmente problematico, se utilizzate in prossimità di aree abitate da civili, il puntamento su obiettivi di natura esclusivamente militare, rendendo così indiscriminati i loro effetti immediati, in palese violazione dell’Art. 51 del I protocollo della Convenzione di Ginevra.

Inoltre, all’atto dell’impiego non tutte le sub-munizioni, contenute nel dispenser e rilasciate, esplodono a causa di varie ragioni di natura tecnica e/o ambientale come inefficienze di carattere tecnico, la natura del terreno dove impattano e situazioni contingenti relative alla quota di lancio e alle condizioni meteo.

Le ditte costruttrici dichiarano che le mancate esplosioni sono al massimo pari al 5% delle cluster lanciate. A fronte di questo dato l’esperienza operativa di bonifica, invece, evidenzia dati notevolmente superiori. E’ stato verificato, infatti,che la percentuale delle mancate esplosioni non è inferiore al 15-20% per arrivare anche al 40-45% come riscontrato in alcune località dell’Afghanistan. Percentuali elevate che indicano come sul suolo, dopo il lancio di bombe a grappolo, la densità degli ordigni non esplosi assume dimensioni macroscopiche, notevolmente superiori a quella ottenibile se si utilizzassero mine antipersona o anticarro. Praticamente per ogni dispenser lanciato rimangono sul suolo circa 20 sub-munizioni non esplose, vere e proprie mine antipersona. Considerando il numero dei dispenser che normalmente vengono lanciati durante un periodo di belligeranza, le sub-munizioni inesplose possono raggiungere quindi numeri elevatissimi.

Una cluster bomb non esplosa mantiene la sua potenzialità letale praticamente all’infinito e diventa molto più pericolosa di una mina antipersona in quanto può esplodere alla minima sollecitazione anche casuale con effetti letali 3 volte superiori a quelli della più potente mina ad azione estesa ad oggi conosciuta. Inoltre non è un dato irrilevante che, come confermano i dati provenienti da zone di conflitto, vengano utilizzate indiscriminatamente anche in aree abitate,o nelle loro immediate vicinanze e che la conseguente contaminazione rallenti la fase di ricostruzione post-conflitto, la coltivazione dei campi, l’accesso ai pascoli, ai pozzi e renda mortalmente insicure strade, scuole ed abitazioni.

Nell’ultimo conflitto nel sud del Libano il 60% delle cluster bombs è stato lanciato nelle immediate vicinanze di centri abitati o villaggi (fonte: Foreseeable harm. The use and impact of cluster munitions in Lebanon: 2006 – Landmine Action – UK). Sempre nello stesso conflitto, la stima del numero delle munizioni inesplose, come segnalato dal Mine Action Coordination Center delle Nazioni Unite nel sud del Libano superava verosimilmente il milione di ordigni.

Fonte: Campagna Italiana Contro le Mine .

Per gli effetti di questo tipo di ordigni potete usufruire di questo video pubblicato su YouTube.

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