Archivi del mese: maggio 2008

30 + 30

Eh si…
Quest’anno cifra tonda.
Trenta maggio, trent’anni.
Ci sono tanti lati di me che non vanno bene in questo periodo.
Quella che mi da più noia è la salute.
Non mi permette di stare vicino alle persone che mi sono più care.
Mi mancano gli abbracci del mio amico più caro, le chiacchierate che durano ore mentre il caffè nelle tazzine diventa irrimediabilmente freddo.
Mi spiace rimandare sempre l’appuntamento con il mio amico Fotomaestro…dovevo andare a vedere i cuccioli felini tempo fa, ed ora saranno diventati ormai nonni…
Mi manca riuscire a passeggiare per Roma come facevo fino a poco tempo fa, di sfiancare i librai delle bancarelle vicino alla stazione Termini, o di passeggiare mollemente per la MelBookStore con i tomi sotto il braccio.
Ma basta uno sguardo al cellulare…ed anche un semplice…”keep goin’ !” dell’amico più caro riesce a farmi sbocciare un sorriso inaspettato.

E sto qui, incollata alla sedia.
Ma.
Ho il mio telefono per comunicare.
Ho la mia digitale per far vedere che, nonostante tutto, riesco a sorridere.
Ho i miei tastini per scrivere e scrivere.
Per far sapere come sto.
Per far capire cosa abbia dentro.
Per far sentire come tutto il mio dolore sia comunque necessario: non mi sono (quasi) mai abbandonata alla disperazione, ma ho cercato di guardare il Mondo da una nuova prospettiva, insolita forse, sicuramente assolutamente interessante.

Detto ciò.
Penso che per la torta ci vada tuttavia un po’ di tempo: lo chef è ancora all’opera…

Stop alle cluster bombs

Le delegazioni di 109 Paesi riunite a Dublino hanno deciso di siglare un trattato per la messa al bando delle bombe a grappolo (“cluster bomb” in inglese) attualmente in uso. Lo riferiscono fonti diplomatiche. Il trattato prevede anche lo smantellamento degli arsenali nel giro di otto anni.

“Il testo è stato accettato da tutti”, ha detto un portavoce del ministero degli Esteri irlandese.

Tra i 109 Paesi partecipanti alla Conferenza di Dublino non c’erano tuttavia Stati Uniti, Cina, Russia, India, Pakistan e Israele, ossia i maggiori produttori mondiali di questo tipo di armamenti.

I Paesi assenti dalla conferenza sostengono che queste bombe sono troppo “utili” sul campo di battaglia per essere messe in naftalina e, secondo molti osservatori, chiederanno che il testo elaborato a Dublino venga rivisto al ribasso. Le Ogn che si battono da anni per la messa al bando delle “bombe che non finiscono mai di uccidere”, come le ha definite la Croce Rossa Internazionale, si augurano invece che l’accordo venga alla fine accettato da tutti.

La conferenza si sarebbe dovuta concludere venerdì, ma l’intesa è stata raggiunta con due giorni di anticipo, dopo l’annuncio del premier britannico Gordon Brown, stando al quale il suo Paese escluderà le bombe a grappolo dai propri arsenali.

Fonte: TGCom.

Trovate qualche notizia in merito a questi ordigni anche qui .

Onestà

« …al lavoro affannoso di questi mesi va data una ragione, che io avverto molto forte: è la ragione di una persona che si sente intellettualmente onesta, libera e indipendente e cerca di capire perché si è arrivati a questo punto di lacerazione sociale, di disprezzo dei valori umani (…) per contribuire a quella ricerca ideologica che mi pare preliminare per qualsiasi mutamento, miglioramento nei comportamenti collettivi. »

Walter Tobagi (Spoleto, 18 marzo 1947 – Milano, 28 maggio 1980) è stato un giornalista e scrittore italiano, che venne assassinato in un attentato terroristico perpetrato dalla Brigata XXVIII marzo, gruppo terrorista di estrema sinistra.

Save the Children: abusi su minori da parte del personale ONU.

Casi di abusi e sfruttamento sessuale di minori, anche di sei anni, da parte della forze Onu di peacekeeping e operatori umanitari, continuano a verificarsi in paesi in emergenza e sono sottostimati e poco documentati anche a causa della paura delle vittime di parlarne e denunciarli.

E’ quanto emerge dal nuovo Rapporto di Save the Children “Nessuno a cui dirlo”: una ricerca qualitativa frutto di interviste, gruppi di discussione e incontri che hanno coinvolto bambini, bambine, operatori umanitari, personale delle missioni Onu di peacekeeping, addetti alla sicurezza, in nazioni in situazioni di emergenza o post conflitto (1). La ricerca segue di 2 anni uno studio analogo condotto in Liberia da Save the Children.

“Nonostante le recenti dichiarazioni di impegno a risolvere il problema da parte dei governi e delle organizzazioni internazionali”, commenta Valerio Neri Direttore Generale di Save the Children Italia, “il nostro rapporto documenta come abusi nei confronti di minori permangano e continuino in paesi e aree in emergenza e come queste situazioni restino per lo più sommerse. E’ necessario fare molto di più affinché i bambini non continuino a soffrire in silenzio e siano invece incoraggiati e aiutatati a denunciare quanto hanno subito”.

La paura di parlare è ancora molto forte, emerge infatti con evidenza dalla ricerca di Save the Children. I bambini temono che, se parlano, l’abusante possa cercarli e fare loro del male, che le agenzie umanitarie smettano di dare loro gli aiuti, temono di essere stigmatizzati ed emarginati dalle famiglie e comunità o addirittura puniti.
“Tutto questo ci lascia intendere”, continua il Direttore Generale di Save the Children, “che per ogni abuso identificato ce ne sono probabilmente molti che rimangono nascosti e sconosciuti”.
Le persone non parlano perché hanno paura che poi le agenzie non lavoreranno più qui e noi abbiamo bisogno di loro, dichiara un ragazzo del Sud Sudan.

Sono prevalentemente orfani, o separati dai genitori, o con famiglie che dipendono dagli aiuti umanitari – secondo il dossier di Save the Children – i bambini vittime degli abusi da parte di adulti che lavorano per la comunità internazionale. A prevalere per numero sono le bambine rispetto ai maschi e l’età media delle vittime è di 14-15 anni anche se il rapporto attesta di abusi anche ai danni di bambini di 6 anni.

Numerose le forme di abuso descritte dagli intervistati: le più frequenti sono commenti, frasi dal pesante e volgare contenuto sessuale, cioè “abusi verbali” (sono testimoniati dal 65% degli intervistati e partecipanti ai 38 focus group di Save the Children); segue il sesso “coatto” (secondo il 55% degli intervistati), a cui i minori sono indotti magari in cambio di cibo, soldi, sapone, in rari casi di beni “di lusso” come il cellulare. Frequenti anche le molestie (attestate dal 55% degli intervistati). Benché meno frequente (denunciato dal 30% degli intervistati) la violenza sessuale di singoli ma anche di gruppi su minori emerge come la più temuta.

Per quanto riguarda il profilo o la provenienza degli abusanti, il rapporto rileva che possono appartenere a qualsiasi organizzazione, sia essa umanitaria, o di peacekeeping o di sicurezza; avere qualsiasi livello o grado, dai più bassi – guardie, autisti – ai più alti, manageriali; fare parte dello staff locale o internazionale.

Tuttavia il personale delle missioni di pace risulta quello numericamente più coinvolto: dei 38 gruppi di lavoro in cui si è svolta la ricerca di Save the Children, 20 hanno indicato nei peacekeepers gli autori più frequenti degli abusi. Un dato confermato anche dalle Nazioni Unite: sul totale delle denunce di sesso con minori a carico di operatori Onu nel 2005, 60 su 67 riguardano le truppe del Dipartimento Onu delle Operazioni di Peacekeeping (Dpko) (2).

“Il comportamento di chi abusa sessualmente di bambini particolarmente vulnerabili, proprio di quei bambini che dovrebbe proteggere, è inqualificabile. E’ difficile immaginare un più grave abuso di potere o flagrante violazione dei diritti dei minori”, commenta ancora Valerio Neri.
“Queste persone sono per fortuna una piccola minoranza. La gran parte degli operatori umanitari non commette alcuna forma di abuso e fa bene e con la massima serietà il proprio lavoro. Tuttavia”, prosegue Neri , “tutte le agenzie umanitarie e di peacekeeping che operano in contesti di emergenza, compresa Save the Children, debbono essere consapevoli di poter essere interessate da questo problema e che quindi vanno messe in campo importanti misure sia per prevenirlo che per contrastarlo. Finora”, conclude il Direttore di Save the Children Italia, “sia le Nazioni Unite sia le agenzie umanitarie hanno preso alcuni importanti impegni di principio che però ancora non si sono tradotti in fatti concreti”.

Per fare fronte al problema, Save the Children fa tre raccomandazioni che al momento sono all’attenzione della task force Onu sulla Protezione dallo sfruttamento e abuso sessuale (3):
• la realizzazione da parte delle Nazioni Unite di un efficace meccanismo di denuncia su base locale, in quei paesi dove vi è una significativa presenza di personale internazionale, cosicché i bambini e/o i loro genitori sappiano come denunciare gli abusi subiti e siano prese misure immediate e risolutive nei confronti di chi li commette;
• l’istituzione di una figura di controllo, a livello globale, un “global watchdog”, che monitori gli sforzi delle agenzie internazionali nel contrasto agli abusi e promuova le risposte più efficaci su questo fronte;
• l’incremento degli investimenti destinati a risolvere alle radici il problema, attraverso per esempio riforme legislative, campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, lo sviluppo di sistemi nazionali di protezione dell’infanzia.

La versione integrale del Rapporto “Nessuno a cui dirlo” è scaricabile dal seguente indirizzo: http://www.savethechildren.it/pubblicazioni

Per ulteriori informazioni:
Ufficio stampa – Save the Children Italia
Tel: 06.48070023-71
press@savethechildren.it
www.savethechildren.it

Note
1) Sono 341 le persone – tra cui 250 bambine e bambini – coinvolte in 38 gruppi di lavoro o intervistate; 30 gli operatori umanitari o impiegati in missioni di peacekeeping che hanno partecipato agli incontri; Sud Sudan, Costa D’Avorio e Haiti, in particolare quelle aree in cui erano già stati rilevati episodi di abusi e sfruttamento, i paesi interessati dalla ricerca.
2) Fonte: United Nations annual reports of the UN Secretary-General’s bulletin, “Special Measures for Protection from Sexual Exploitation and Sexual Abuse A/59/782 (15 aprile 2005); A/60/861 (24 maggio 2006), A/61/957 (15 giugno 2007).
3) Si tratta dell’Inter-Agency Standing Committee (IASC) Task Force on Protection from Sexual Exploitation and Abuse in Humanitarian Crises, organismo istituito nel 2002 e che vede insieme agenzie Onu ed Ong.

Per stasera non lo commento.
Devo ancora lasciar decantare.
Anche se, purtroppo, erano fatti risaputi.

Libano

Vince, e bene, il Partito di Hezbollah al quale viene riconosciuto il determinante ruolo di milizia per la resistenza nazionale vede rafforzato il suo ruolo soprattutto in chiave anti-israeliana. Soprattutto la milizia sciita è riuscita ad imporre il recente summit di Doha, ove l’assenza occidentale era imbarazzante.
Passi per gli Usa che erano «rappresentati» da un loro alleato di ferro come il padrone di casa, l’Emiro del Qatar, ma l’Europa chissà dov’era.
Ora volenti o nolenti e con buona pace di Israele, occorrerà aprire un serio dialogo anche con loro. Pareggiano le migliaia di profughi palestinesi, che vengono ricordati nel discorso di insediamento, ma senza alcun concreto e formale impegno.
Non vince certamente Israele che da una parte non può «apertamente» bloccare il flusso di armi ad Hezbollah e dall’altra vede gli storici nemici tornare ad essere attori centrali in una Nazione che Israele prima di tutti ha necessità ad avere stabile.
Vince l’Amministrazione Bush che, a fine mandato, incassa l’elezione di questo Presidente. Suleiman è infatti estremamente gradito agli Stati Uniti dopo i violenti combattimenti che hanno opposto l’anno scorso i libanesi contro le milizie filo Al Qaeda di Fatah al Islam nel campo profughi di Nahr al-Bared.
Vince UNIFIL 2 a guida italiana, che ben lungi dal rappresentare una «tigre di carta» vede riconosciuta come forza essenziale per la stabilità e la sicurezza nel sud del Paese.
E l’Italia? Strano a dirsi ma per una volta il nostro Paese incassa un clamoroso successo. La politica di vicinanza al Libano avviata nella precedente Legislatura ha visto un immediato rafforzamento del nostro ruolo. Da una parte i contatti aperti e mantenuti con tutte le realtà da quella fabbrica di tessitura che è la nostra Ambasciata e dall’altra la missione del Ministro La Russa, che sarebbe riduttivo definire di «semplice visita al contigente». Il Ministro Frattini, unico Ministro europeo ad avere un incontro bilaterale con Suleiman, ha poi posto una serie di decisi «paletti» per definire con ulteriore autorevolezza il nostro ruolo.
Ma l’Italietta…? Speriamo sia solo in ricordo e che questa fase non passi come le piogge di Maggio.

Andrea Margelletti

Fonte: Il Tempo .

Myanmar: si ad aiuti internazionali

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban ki-Moon ha annunciato che il capo della Giunta militare in Myanmar ha dato il suo assenso all’ingresso nel paese di tutte le squadre di soccorritori per le popolazioni colpite dal ciclone Nargis. “Il generale Than Shwe ha acconsentito a fare entrare nel Paese tutti i soccorritori che da settimane attendono di entrare in azione”, ha spiegato con soddisfazione Ban ki-Moon.

Alla domanda se la decisione possa rappresentare una svolta nella gestione dei soccorsi Ban ha risposto: “Penso di sì”. Fino a questo momento la giunta, che regge il paese con pugno di ferro e lo mantiene il piu’ possibile isolato dal mondo esterno, aveva consentito l’ingresso solo di alcuni team medici di paesi vicini, escludendo tutte le squadre occidentali. Il ciclone Nargis ha provocato 134.000 tra morti e dispersi.

Fonte: TGCom.

Gli scrittori

“Gli scrittori di romanzi insegnano al lettore a considerare il Mondo come una domanda.”

Milan Kundera