Archivi del mese: ottobre 2008

Ciao…

Se penso a te mi vieni in mente il film “Il Pesce Innamorato”.
L’avevi su pc e ancora ricordo il ridere che ci siamo fatti con la scena della pinoleria.
Quante volte sei venuto a farmi ridere in camera?
Quante venivi ad imboccarmi per farmi mangiare anche se non ne avevo voglia?
E quante altre facevo giocare i bambini mentre asciugavi le lacrime ad una donna troppo innamorata per poter accettare quello che ti stava capitando?
Mi hai telefonato tante volte in questi giorni per chiedermi di papà, ma anche per sapere come stavo io.
Ho ancora addosso il tuo profumo alla lavanda dell’ultima volta che ci siamo visti, quando sono corsa da te a dirti che stavo bene. E te lo dicevo con un fil di voce perché erano ormai sei giorni che non ti alzavi da quel letto. Non mi hai abbracciata. Era come se mi volessi stringere così tanto da farmi entrare in te. E le parole che ci siamo detti in quei secondi resteranno solo nostre.

Gli ultimi sms ieri sera.
So che la mattina facevi le terapie, e vedere il tuo nome lampeggiare sullo schermo del cellulare mi ha stupita.
E’ riuscita a dirmi solo “ciao…” prima di scoppiare a piangere.
Sto piangendo, anche se so quanto la cosa ti stia facendo dispiacere.

Voglio ricordarti con una canzone che mi cantavi sempre, anche al telefono.
E non perché mi piacesse.
Continuavi a cantarla perché sapevi quanto l’odiassi!
Mi facevi sempre ridere…anche perché il tuo inglese non era proprio un granchè…e mi chiamavi “la maestrina dalla penna rossa” quando ti correggevo.

Ciao Gianluca…

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La vita…

“”La vita non è che la continua meraviglia di esistere.”

Rabindranath Tagore

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Iran, Afghanistan e Tajikistan festeggeranno insieme il Noruz

Tutti insieme a celebrare, per la prima volta, l’antico capodanno persiano nella comunione della lingua e dei costumi tradizionali: è questo il nuovo impegno dei tre Paesi di lingua persiana (Iran, Afghanistan e Tajikistan) che celebreranno già il prossimo Noruz congiuntamente a Balkh, in Afghanistan.

La decisione è stata presa durante un incontro recente avvenuto a Dushanbe tra i presidenti dei tre Paesi, tutti d’accordo a favorire, innanzitutto, il ritorno pieno alle celebrazioni in Afghanistan (dove il Noruz è stato vietato durante il regime dei talebani) e, allo stesso tempo, il rafforzamento dei legami storici tra afghani, iraniani e tagiki attraverso la condivisione della festa più celebrata nel mondo persiano.

Già dopo la caduta dei talebani, in Afghanistan in molti hanno ripreso le antiche abitudini fino ad allora bandite, tra cui quella di festeggiare il capodanno persiano in primavera; tuttavia, qui il Noruz è chiamato “Picnic dei fiori rossi” poiché nel mese di Marzo le pianure a Nord del Paese si riempiono di ogni tipo di fiore, tra cui una distesa di tulipani color rosso.

Per i prossimi festeggiamenti, il ministro afghano per la cultura e l’informazione Din Mohammad Rashedi Mobarez ha fatto sapere che verrà allestito un vero e proprio network televisivo che trasmetterà programmi culturali inerenti l’evento contemporaneamente in tutti e tre i Paesi. L’auspicio di Mobarez è che i media possano contribuire al meglio a rendere visibile la bellezza dell’evento e tutta la sua carica storico-culturale.

Fonte: Iran.it

Una rosa

“Ero perso con lo sguardo verso il mare
Ero perso con lo sguardo nell’orizzonte,
tutto e tutto appariva come uguale;
poi ho scoperto una rosa in un angolo di mondo,
ho scoperto i suoi colori e la sua disperazione
di essere imprigionata fra le spine
non l’ho colta ma l’ho protetta con le mie mani,
non l’ho colta ma con lei ho condiviso e il profumo e le spine tutte quante.
Ah, stenderei il mio cuore come un tappeto sotto i tuoi passi,
ma temo per i tuoi piedi le spine di cui lo trafiggi…” *

Hafez, poeta persiano.

*che sia stato lo spunto per “Il piccolo principe” ?

Unabuonacausa.it

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Per favore niente Nobel alla Betancourt

Ringraziamo Dio e l’esercito colombiano insieme alla Betancourt per la liberazione sua e degli altri ostaggi. E visto che ci siamo ringraziamo anche l’intelligence e le forze speciali statunitensi. È già bello che delle persone private della libertà possano riabbracciare le famiglie, ancora più bello se erano in ostaggio da così tanto tempo e vivevano in condizioni tanto precarie. Aggiungiamo pure che la Betancourt è diventata un simbolo, e quindi la sua liberazione acquista un valore mediatico in più e dà una finestra di visibilità (e quindi di speranza) alle migliaia di altri rapiti in Colombia e nel mondo. Fin qui la festa. Ma dobbiamo anche avere il coraggio di fare qualche riflessione sul merito dei fatti, per non cadere nella “retorica politicamente corretta”. Dunque, la Betancourt. Più di qualcuno la sta candidando (già da prima della liberazione) al Nobel per la pace. Perché? Perché è stata rapita? Ma di rapiti purtroppo ce ne sono migliaia, per i quali non c’è alcuna mobilitazione, eppure sono innocenti, e spesso sono persone che sacrificano la vita senza chiedere nulla: missionari, per esempio, o cooperanti.

La notorietà mediatica dellla Betancourt deriva da dati specifici: è un personaggio politico, avvantaggiata perché di sinistra, perdipiù francese. Aveva idee ben precise. Verde, diciamo sinistra pacifista, si è candidata per portare la sua idea di pace alla Colombia attraverso il riconoscimento dei guerriglieri marxisti e narcotrafficanti delle Farc. Convinta delle loro ragioni ha sfidato l’avvertimento del governo a non recarsi nelle zone da loro controllate. Ci è andata a fare campagna elettorale ed è stata rapita. Il suo sequestro non giustifica il Nobel per la pace perché «credeva nel dialogo»: al contrario è la prova che aveva torto. E i suoi amici populisti alla Chavez promotori di pseudo-trattative naufragate nel nulla hanno torto anche loro. La sua liberazione, avvenuta con un blitz militare dell’intelligence, dimostra che il governo di Uribe, che con l’appoggio della popolazione e una certa intransigenza sta sconfiggendo le Farc, aveva e ha ragione. A lei il Nobel perché? Perché ha sbagliato tutto?

Autore: Osvaldo Baldacci

Fonte: Metro, 09 ottobre 2008

Questo articolo ha attirato subito la mia curiosità per un semplice motivo: io ed il giornalista la pensiamo allo stesso identico modo.
Ritengo che un premio di questa caratura vada conferito a chi abbia attivamente operato affinché la parola PACE non rimanga soltanto stampata sulle bandiere multicolor come un bel pensiero e basta…