Per favore niente Nobel alla Betancourt

Ringraziamo Dio e l’esercito colombiano insieme alla Betancourt per la liberazione sua e degli altri ostaggi. E visto che ci siamo ringraziamo anche l’intelligence e le forze speciali statunitensi. È già bello che delle persone private della libertà possano riabbracciare le famiglie, ancora più bello se erano in ostaggio da così tanto tempo e vivevano in condizioni tanto precarie. Aggiungiamo pure che la Betancourt è diventata un simbolo, e quindi la sua liberazione acquista un valore mediatico in più e dà una finestra di visibilità (e quindi di speranza) alle migliaia di altri rapiti in Colombia e nel mondo. Fin qui la festa. Ma dobbiamo anche avere il coraggio di fare qualche riflessione sul merito dei fatti, per non cadere nella “retorica politicamente corretta”. Dunque, la Betancourt. Più di qualcuno la sta candidando (già da prima della liberazione) al Nobel per la pace. Perché? Perché è stata rapita? Ma di rapiti purtroppo ce ne sono migliaia, per i quali non c’è alcuna mobilitazione, eppure sono innocenti, e spesso sono persone che sacrificano la vita senza chiedere nulla: missionari, per esempio, o cooperanti.

La notorietà mediatica dellla Betancourt deriva da dati specifici: è un personaggio politico, avvantaggiata perché di sinistra, perdipiù francese. Aveva idee ben precise. Verde, diciamo sinistra pacifista, si è candidata per portare la sua idea di pace alla Colombia attraverso il riconoscimento dei guerriglieri marxisti e narcotrafficanti delle Farc. Convinta delle loro ragioni ha sfidato l’avvertimento del governo a non recarsi nelle zone da loro controllate. Ci è andata a fare campagna elettorale ed è stata rapita. Il suo sequestro non giustifica il Nobel per la pace perché «credeva nel dialogo»: al contrario è la prova che aveva torto. E i suoi amici populisti alla Chavez promotori di pseudo-trattative naufragate nel nulla hanno torto anche loro. La sua liberazione, avvenuta con un blitz militare dell’intelligence, dimostra che il governo di Uribe, che con l’appoggio della popolazione e una certa intransigenza sta sconfiggendo le Farc, aveva e ha ragione. A lei il Nobel perché? Perché ha sbagliato tutto?

Autore: Osvaldo Baldacci

Fonte: Metro, 09 ottobre 2008

Questo articolo ha attirato subito la mia curiosità per un semplice motivo: io ed il giornalista la pensiamo allo stesso identico modo.
Ritengo che un premio di questa caratura vada conferito a chi abbia attivamente operato affinché la parola PACE non rimanga soltanto stampata sulle bandiere multicolor come un bel pensiero e basta…

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