Università per sole donne nel deserto

Nuove chance per studentesse, ma anche conferma di segregazione

Terra di primati, l’ Arabia Saudita. I più grandi giacimenti di greggio del mondo; le più sante moschee dell’ Islam; il più alto grattacielo (per ora in progetto) del pianeta. Ma anche, tuttora, il Paese più arretrato (almeno sulla carta) per i diritti delle donne. L’ unico dove guidare è loro proibito. Uno dei pochi dove per viaggiare, lavorare, comprare una casa, sposarsi e perfino andare in ospedale è necessario il permesso del tutore, maschio naturalmente. E adesso, in un mix tutto saudita di buona e cattiva notizia, un nuovo record: la più grande università della Terra per sole donne, la prima costruita dal governo unicamente per ragazze. La buona notizia: altre 40 mila studentesse potranno accedere all’ insegnamento superiore, di qualità (è la promessa) e gratuito. La cattiva: l’ ateneo sarà l’ ennesima conferma della segregazione tra i due sessi. L’ Università Principessa Nourah Bint Abdulrahman, dal nome della sorella del fondatore del Regno e zia dell’ attuale sovrano, sorgerà nel deserto a est dell’ immensa capitale Riad. Due anni di lavoro, 4 miliardi di euro di investimenti, 8 milioni di metri quadrati. Avrà 15 facoltà, biblioteche, moschee, una scuola e un asilo nido, un ospedale da 700 letti. Sarà eco-sostenibile e non è chiaro se avrà dormitori (le ragazze sarebbero lontano dalle famiglie). Punterà molto sulle scienze – dalle nanotecnologie all’ informatica – con laboratori di alto livello finora riservati agli atenei maschili. (Che sono, anche questi, solo e unicamente mono-sesso: dai ragazzi vestiti nell’ identico thob bianco fino ai piedi, copricapo bianco e rosso, a professori e bidelli). «La nuova università è la prova vivente dello sforzo della nostra leadership per rafforzare il ruolo delle donne in accordo con i nostri valori islamici», ha dichiarato durante la cerimonia di fondazione il ministro delle Finanze Ibrahim Al Assaf. La «nostra leadership», ovvero Re Abdullah, ha posato la prima pietra circondato da altri ministri del Regno, tutti convinti che il progetto «sarà una pietra miliare per l’ Arabia Saudita». Dove un college universitario per sole donne è già aperto dal 1998 a Jeddah (ma privato e a pagamento) e facoltà femminili esistono in alcune grandi università. Tutte con insegnanti donne, naturalmente (o in caso si debba ricorrere a un professore, via tv a circuito chiuso: le ragazze lo vedono, lui parla a una telecamera). Tutte di livello discutibile (anche per l’ incombente presenza degli insegnamenti religiosi wahabiti, com’ è per tutto il sistema del Regno). Molte ragazze (e ancor più ragazzi) se hanno soldi e genitori «moderni» vanno a studiare all’ estero. «Discriminazione o meno, più donne arrivano a un’ istruzione superiore e meglio è», dice Khaled Maeena, direttore di Arab News, convinto inoltre che la presa dei religiosi sul sistema scolastico si stia allentando. «Diamo atto al governo saudita dello sforzo che sta facendo per l’ istruzione femminile, a tutti i livelli», dice Farida Deif, di Human Rights Watch. Ma proprio la sua organizzazione quest’ anno ha accusato Riad di continuare a discriminare le donne («eterne minorenni»). Soprattutto nel mondo del lavoro. Se infatti esiste nel Regno un’ imprenditrice come Lubna Olayan, a capo di una galassia di società con migliaia di dipendenti e interessi dagli Usa all’ Europa, la norma per le saudite è sì studiare, ma poi restare a casa a far figli. L’ Unesco rivela che il 58% degli studenti in Arabia sono femmine, ma che sul totale della forza lavoro la loro percentuale scende al 16%, la più bassa del mondo. Ben venga l’ Università della Principessa Nourah. Ma poi? Cecilia Zecchinelli * * * La scheda Petrolio e istruzione L’ Arabia Saudita, fondata nel 1932 da Abdul Aziz Al Saud (foto), oggi è uno dei Paesi più alfabetizzati della regione (84,7% uomini, 77,8% donne), grazie agli enormi proventi petroliferi che consentono allo Stato di offrire a tutti l’ istruzione gratuita (che però non è obbligatoria) Discriminazione tra generi Ragazze e ragazzi sono rigidamente separati, in edifici distinti e lontani tra loro. Esistono intere scuole mono-sesso. L’ istruzione femminile è iniziata solo negli Anni 60 ma oggi le ragazze sono più numerose dei ragazzi a ogni livello tranne nei settori che sono ancora loro preclusi (come ad esempio giurisprudenza). Nelle università, secondo l’ Unesco, sono il 58 per cento del totale L’ influenza dei religiosi L’ Islam è fondamentale nell’ istruzione saudita, che deve essere del tutto conforme a Corano e Sharia. Gli Ulema hanno quindi molto potere su scuole e università pubbliche, anche se ultimamente la loro influenza si è ridotta * * * Il progetto prevede 15 facoltà, biblioteche, moschee, una scuola e un asilo nido, un ospedale da 700 letti * * * Islam e diritti «Discriminazione o meno, in più arrivano a un’ istruzione superiore e meglio è», dice Khaled Maeena, direttore di «Arab News»

Articolo di Zecchinelli Cecilia
Fonte: Corriere della Sera.

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