Archivi del mese: dicembre 2008

Strage di bambini a Khost

Quattordici bambini sono morti nell’attentato kamikaze contro un edificio governativo a Khost, nella zona orientale dell’Afghanistan.
Nell’attacco hanno perso la vita in totale 20 persone, mentre i feriti sono 58. Gli agenti di guardia agli uffici delle autorità distrettuali avevano capito le intenzioni dell’attentatore e quando hanno aperto il fuoco per fermarlo, il kamikaze ha fatto esplodere l’autobomba su cui stava viaggiando, accanto a un edificio scolastico. Nessuno degli obiettivi dell’attentatore – gli anziani delle tribù locali riuniti con il governatore distrettuale Dawlat Khan Qayomi per discutere di sicurezza e delle prossime elezioni presidenziali – è rimasto coinvolto.

Fonte: Corriere della Sera.

Era l’ultimo giorno di scuola.
La consegna dei diplomi.
La guerra è una tragedia, sempre.
Ma quando leggo notizie come queste, quando sono coinvolti i bambini, quando si tagliano le gambe al futuro di una nazione che tenta di rialzarsi…ecco, tocco davvero con mano la barbarie.

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Adotta un nonno in Serbia

L’affido a distanza è un sorriso, un piccolo segno di speranza, un’occasione unica di amicizia e conoscenza!

Da circa cinque anni– nell’ambito delle attività di relazione fra la comunità trentina e quella di Kraljevo, il Tavolo Trentino con Kraljevo ha avviato una campagna di affidi a distanza per anziani. Essi rappresentano uno dei segmenti sociali più vulnerabili, che sopravvivivono con pensioni di circa 50 euro al mese, in abitazioni spesso fatiscenti, in condizioni di salute precarie, nell’impossibilità di svolgere attività lavorative. Molti di loro sono profughi che hanno lasciato le proprie case in Kossovo, Croazia o Bosnia.

Perchè adottare?
L’adozione a distanza non è solamente una forma di aiuto umanitario nei confronti di persone che si trovano in situazioni svantaggiate ma può significare molto di più. L’adozione può rivelarsi un’occasione unica di amicizia e conoscenza diretta di persone e luoghi di cui spesso si sente parlare per i fatti di cronaca che li caratterizzano e di superare i pregiudizi e la diffidenza. Attraverso questo programma di affidi a distanza si intende promuovere la conoscenza diretta con i nonni beneficiari attraverso lo scambio epistolare e l’organizzazione di viaggi presso i luoghi in cui vivono.

Come adottare?
L’ affido non ha scadenza finale fissa e può proseuguire fino a quando l’affidato si troverà in condizioni di bisogno. L’affido consiste nel sostegno economico a distanza a favore degli anziani selezionati dal Comitato Affidi Locali e dallo staff del Tavolo Trentino con Kraljevo. La quota prevista consiste in una quota quadrimestrale di 120,00 € o annuale di 360,00 €, facoltativo un sostegno alle spese di gestione e consegna di circa 10,00 € una tantum direttamente sul conto corrente dell’associazione.

Per aderire al programma di adozioni a distanza del Tavolo Trentino con Kraljevo è sufficiente effettuare un versamento di 120,00 € quadrimestrali o 360,00 € annuali sul conto corrente intestato a :
Tavolo Trentino con Kraljevo
Cassa Rurale di Aldeno e Cadine – Trento1 Via Verdi
IBAN: IT 41 S080 1301 8020 0005 0353 105
causale : affido a distanza- Kraljevo
facendo attenzione a indicare il proprio numero di telefono e l’indirizzo postale.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:
Tel: 0461 260397
email: affidi@trentinokraljevo.org .

Fonte: http://www.trentinokraljevo.org/

Tanti Auguri

Nassiriya,condannato un Generale

Il gup del tribunale militare ha condannato a due anni il generale Bruno Spano e ha rinviato a giudizio il colonnello Georg Di Pauli ed ha assolto il generale Vincenzo Lops. I tre ufficiali erano accusati, a diverso titolo, di non aver messo in atto tutte le misure idonee a garantire la sicurezza della base Maestrale, a Nassiriya, dove il 12 novembre 2003. Dopo un attentato kamikaze, morirono 28 persone: 19 italiane e 9 irachene.

L’inchiesta venne avviata subito dopo la strage: la procura militare di Roma, che ha acquisito una mole enorme di documenti e sentito decine di testimoni, alla fine di maggio 2007 chiese il rinvio a giudizio per i tre ufficiali per “omissione di provvedimenti per la difesa militare”, un reato previsto dal codice penale militare di guerra. Il gup, dopo una serie di istanze delle parti e rinvii, ha però deciso di procedere per il diverso reato di “distruzione colposa di opere militari” previsto dal codice penale militare di pace.

Nei giorni scorsi il pm aveva chiesto la condanna di Lops e Stano, rispettivamente, a 10 mesi e a 12 mesi di reclusione, e il rinvio a giudizio per Di Pauli. Lops e Stano si erano avvicendati al comando del contingente italiano a Nassiriya. I tre ufficiali erano accusati di non aver provveduto, “con specifiche disposizioni operative, ai mezzi necessari alla difesa” di base Maestrale.

In particolare avrebbero agito con “imprudenza – si legge nel capo di imputazione – riguardo alla valutazione del livello di rischio connesso alla minaccia concretamente esistente, in quel contesto, di attacchi armati contro le forze del contingente italiano da attuare mediante mezzi mobili carichi di esplosivo”. E con “negligenza riguardo alla necessità di innalzare le misure di protezione passiva delle basi in questione, in modo da adeguarle alle notizie, sempre piu’ crescenti, dettagliate e diffuse, di un rischio concreto di attentati”. Gli imputati hanno però sempre rivendicato la correttezza del loro operato, sostenendo che tutto quello che si poteva fare era stato fatto e che nessun allarme è mai stato sottovalutato.

Condanna sospesa, risarcimento in sede civile
Il Gup del Tribunale militare di Roma ha concesso i benefici della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna nel certificato del casellario giudiziale. Ha inoltre condannato il generale Stano al risarcimento del danno alle parti civili costituite (molti dei familiari delle vittime di Nassiriya), rimettendo le parti davanti al giudice civile per la liquidazione.

Fonte: TGCom.

Uranio impoverito

Il Consiglio dei ministri ha approvato il regolamento che prevede “30 milioni di euro in tre anni per risarcire le vittime da uranio impoverito e nano particelle” impiegate in missioni militari all’estero.
Lo ha detto in conferenza stampa a Palazzo Chigi il ministro della Giustizia Ignazio La Russa spiegando che si trattava di “un provvedimento molto atteso”.

L’ho inserito in questa categoria per un motivo: ho sempre pensato (e continuerò a pensare) che la prevenzione sarebbe stata la miglior difesa per i nostri militari, tuttavia il non riconoscere un risarcimento alle famiglie sarebbe stato un comportamento inaccettabile.

Per approfondire l’argomento potete andare qui .

Unicef: i bambini siano zone di Pace

L’UNICEF ha chiesto a tutte le parti in guerra in Afghanistan di considerare i bambini “zone di pace” per proteggerli contro le devastazioni della guerra.

L’UNICEF ricorda che i bambini sono tra i gruppi più vulnerabili nel conflitto: non hanno la capacità di influenzare le decisioni di guerra e non devono essere colpiti.

«Le parti in conflitto devono prendere misure proattive per tutelare i bambini dal conflitto armato in corso, e noi ci impegneremo a sostenere misure adeguate volte ad impedire ulteriori violazioni » ha dichiarato a Kabul Kristine Peduto, dell’UNICEF , specialista in Protezione dell’infanzia.

Secondo le Nazioni Unite, nel corso degli ultimi anni sono state perpetuate “gravi violazioni” contro i bambini dalle parti in conflitto, da parte di soggetti statali e non.

Bambini soldato, bambini bersaglio

Un foglio di quaderno con emblema UNICEF giace tra le macerie di una scuola bombardata nella provincia di Kandahar (Afghanistan) – ©UNICEF/HQ03-0557/Brooks Da luglio 2007 a luglio 2008 la Missione di assistenza dell’ONU in Afghanistan (UNAMA) ha registrato 1.722 civili morti nel conflitto.

Anche se i bambini sono stati uccisi sia in attacchi deliberati che in incidenti, non è noto il numero esatto dei bambini colpiti.

Secondo L’UNICEF, almeno 52 scolari sono stati uccisi in un attacco suicida seguito da una sparatoria indiscriminata nella provincia settentrionale di Baghlan, il 6 novembre 2007.

Circa 60 bambini sono stati uccisi quando le forze straniere hanno bombardato un villaggio nella provincia di Herat, in Afghanistan occidentale, il 21 agosto 2008, secondo una dichiarazione dell’UNAMA.

Decine di bambini sono stati uccisi dalle mine e in attacchi armati alle scuole.

Le agenzie umanitarie riferiscono che nel corso degli ultimi 30 anni i bambini sono stati utilizzati da quasi tutte le parti in guerra per scopi militari e come soldati.

L’UNICEF riferisce di aver facilitato, negli ultimi anni, il processo di disarmo e di smobilitazione di 7.444 bambini soldato.

Tuttavia, i bambini vengono tuttora reclutati da parte dei talebani insorti e da parte delle forze di sicurezza afgane.
«Le Nazioni Unite chiedono al governo dell’Afghanistan di intensificare gli sforzi volti a perseguire tutti i colpevoli di crimini commessi contro bambini, e chiede leggi che criminalizzino il reclutamento di bambini nei conflitti armati» ha sottolineato Kristine Peduto.

Fonte: Unicef Italia.

Zimbawe: rischio di espansione per l’epidemia di colera

L’epidemia di colera che sta seminando vittime nello Zimbabwe, rischia di espandersi a macchia d’olio. Il Paese è allo stremo, al punto che il regime del dispotico presidente Robert Mugabe ha dovuto proclamare lo stato di emergenza nazionale e lanciare per la prima volta un appello alla comunità internazionale, Occidente compreso, chiedendo aiuti urgenti per fare fronte alla crisi. Ora si teme che l’epidemia colpisca il Sudafrica.

Il monito su unapossibile espansione ulteriore della pericolosa malattia è stato lanciato da una delle più importanti organizzazioni non governative per i diritti umani, l’americana ‘Human Rights Watch’, secondo cui il rischio è accresciuto in misura esponenziale dalla pessime condizioni in cui sono lasciati a languire gli innumerevoli sfollati che dall’ex Rhodesia cercano scampo nel Paese vicino.

“La mancanza di accesso alle cure sanitarie e all’acqua potabile”, avverte l’Ong di Washington in un comunicato, “ha contribuito al dilagare del morbo attraverso la frontiera meridionale” dello stesso Zimbabwe. La situazione è particolarmente grave a Musina, località situata sul confine, dove “moltissimi fuggiaschi sono del tutto privi di riparo” e trovano “abnormi condizioni di vita”, prosegue la nota. Mancano cibo, acqua, gabinetti e docce, mentre l’esodo verso il Sudafrica prosegue al ritmo di almeno cinquecento nuovi arrivi al giorno.