Archivi del mese: febbraio 2009

Madre di diecimila figli

Sapete come ho scelto questo volume in libreria?
Non ridete.
Anzi, no, ridete pure: infatti ad attrarmi è stato proprio il sorriso di Marguerite Barankitse che inonda la copertina.

Ora proviamo ad andare per ordine.

Splendida la dedica: “alla parte tenera dell’infanzia, da preservare in ogni essere” .

E, voltando pagina, come conseguenza naturale si legge una frase di Gandhi: “quando esitate davanti ad un’azione, chiedetevi cosa porterà di buono ai più diseredati” .

Tutta l’opera si snoda lungo il territorio e la storia più recente del Burundi .
Un periodo terribile, che ha causata 300.000 morti su una popolazione di 6.800.000 persone.
Numeri.
Anche a questo si è ribellata Maggy: si è scontrata con cifre che tentano di nascondere l’assoluto sgomento di ciascuna vita che vi è celata.
Ma chi è Maggy?
E’ la donna che nel 1997 la rivista GEO ribattezzò come “la santa all’Inferno”: l’audacia di dire no, di rifiutare la segregazione etnica e la segregazione tout court, qualunque essa sia.
Disobbedisce anche alle norme sociali: rifiuta sia di sposarsi che di diventare una religiosa, due prospettive che sono praticamente le uniche possibili per una donna in Burundi.
Maggy è una donna che, in piena guerra civile, riesce a salvare un gruppo di venticinque bambini.

“…quando ho capito che tutti i miei bambini erano stati risparmiati, ho provato una voglia pazza di vivere!
Non ho più pensato che ad una sola cosa: occuparmi di loro, al di la di quell’odio e di quel disprezzo che avevo incrociato negli sguardi…”
.

E da qui che nasce la Maison Shalom.
Non un semplice istituto religioso per orfani di guerra, ma una struttura sicura dove crescere, imparando e lavorando per il bene proprio e del Paese. Rimane infatti scandalizzata dallo stato di abbandono dei profughi, costretti a restare, per motivi di sicurezza, in accampamenti sordidi.
Maggy non è infatti una persona che vive nel passato, ma nel presente e nel futuro: non vuole dimenticare niente e vuole costruire.
L’aiutare i bambini significa per lei rifondare il Paese dalla base: nel bambino che rifiuta di morire, lei vede un’energia essenziale che chiede solo di dispiegarsi e di crescere verso l’avvenire.
In modo molto semplice e chiaro viene illustrato il tema della compravendita dei bambini, più spesso rapiti per ingrossare le fila irregolari dell’esercito.
I piccoli che vengono assistiti spesso non hanno che i vestiti che indossano.
Nei rari casi in cui dispongano di denaro tendono ad allontanarsi dalla casa natia, nel senso che nemmeno possono ricostruirla: vivere accanto a coloro che hanno massacrato la propria famiglia è intollerabile.
E’ qui che rischia di scattare la vendetta, vista come sostituta di una vera e propria fame di dignità.
Allora l’appoggio della Maison Shalom diventa indispensabile per far capire loro come vendetta e violenza siano facce di un vicolo cieco.
Il lavoro degli educatori è poi soprattutto quello di evitare il confronto sistematico vittima/aggressore, preferendo operare in funzione del contesto e della storia di ciascuno, tanto che i figli di vittime ed assassini sono diventati amici di studio e di lavoro:

“…colui che uccide è la prima vittima del proprio gesto.
Non si può condannare un uomo, ma solo il suo gesto.
La colpevolezza ostacola la nostra umanità più della morte.
Bisogna tendere la mano a che ha commesso un crimine perché quel crimine uccide anche lui, impedendogli di essere uomo…” .

Non continuo a scrivere oltre per evitare di anticiparvi tutti i contenuti di questo libro, compresa l’accurata ricostruzione storica degli avvenimenti del Paese africano.

E qui trovate tutte le informazioni per poter conoscere nel dettaglio le attività del centro e, se vorrete, per poterlo finanziare.

Titolo: Madre di diecimila figli
Autore: Martin Christel; Nobécourt Lorette
Edizione: Piemme
Pagine: 221
Prezzo: € 12,90

Annunci

Accordo Iran e Paesi del Golfo Persico: vantaggi per il commercio

Il governo iraniano si è pronunciato favorevole all’accordo con il Consiglio per la Cooperazione dei Paesi bagnati dal Golfo Persico finalizzato a snellire le procedure per gli scambi commerciali tra i paesi.
La firma dell’accordo porterà innanzitutto ad un sensibile ritocco verso il basso delle tariffe finora applicate all’import/export tra Iran e paesi del Golfo, fino a toccare il livello minimo, secondo il portavoce del ministero del commercio iraniano Hossein Soltani-Nia.

L’adeguamento tariffario interesserà tanto le esportazioni dai paesi del Golfo all’Iran, che viceversa dall’Iran verso i paesi direttamente interessati dall’accordo.

Fonte: Iran.it

“L’anello mediterraneo” contro il ricatto energetico

Diventa sempre più attuale la diversificazione dei fornitori di energia e risorse energetiche. L’interconnessione con altre catene energetiche non solo interne all’Ue ma collegate con i Paesi limitrofi è fondamentale, considerando specialmente la sponda sud del Mediterraneo. Giocherà un ruolo non indifferente l’anello Mediterraneo dell’energia, il MedRing che, collegando gli elettrodotti del Mare Nostrum, dovrebbe cominciare a integrare una rete di gasdotti, così da diversificare i fornitori di Gnl. Lo sviluppo di questo anello energetico è ancora più urgente visto che la Polonia non ha accettato il passaggio del metanodotto North Stream, nonostante la crisi con l’Ucraina spinga proprio verso tale direzione. Secondo fonti del Governo polacco la pipeline che giungerà in Germania potrà irrorare di metano l’Europa occidentale, permettendo però ai russi di interrompere il flusso di gas verso l’est europeo, garantendo loro una potente arma di ricatto.

Ora sul tracciato degli elettrodotti che collegano i vari paesi del bacino del Mediterraneo deve integrarsi la rete di gasdotti atta ad aggirare il ricatto energetico del Cremlino. In ogni caso Kiev continua a strizzare l’occhio a Bruxelles. È bene precisare che già l’Ue allargata ha ereditato connessioni di scarsa qualità negli assi Est-Ovest e Sud-Nord e, considerando che le previsioni parlano di un aumento dell’import energetico, occorre individuare rapidamente nuovi assi potenziando gli sforzi per la sicurezza energetica. Sarà utile completare il mercato interno dell’energia assicurando oltretutto lo sviluppo della rete in termini di energie rinnovabili, garantendo la sicurezza di tali forniture tramite l’assistenza in progetti infrastrutturali all’interno e all’esterno dell’Ue.

Ecco che dalla sicurezza degli approvvigionamenti di gas deriverebbe conseguentemente anche quella del sistema elettrico nazionale e internazionale, specificamente del Mediterraneo offrendo vantaggi grazie alla maggiore disponibilità di energia, diversificazione geografica e possibilità di supporto tra gli Stati membri. All’Italia consentirebbe l’importazione di energia con un risparmio fino al 30%, a vantaggio di imprese e famiglie. Il “Libro Verde” della Commissione Europea “Verso una rete energetica europea sicura, sostenibile e competitiva”, evidenzia l’importanza dell’ulteriore sviluppo del MedRing, sancendone il ruolo chiave per garantire la vera sicurezza energetica dell’Ue.

Tuttavia il Mediterraneo è diventato un’altra zona oggetto di rivalità internazionali per il controllo delle risorse energetiche: Libia, Siria, Libano, Algeria e Egitto sono i paesi arabi coinvolti. L’Algeria fornisce già energia all’Unione Europea attraverso l’oleodotto Trans-Mediterraneo che arriva in Sicilia via Tunisia. Anche Niger e Nigeria stanno costruendo un gasdotto (Tsgp) che raggiungerà l’Unione Europea tramite un’infrastruttura algerina che si dividerà nel Galsi, verso l’Italia, e nel MedGaz, verso la Spagna. La Libia fornisce gas attraverso il Greenstream collegato alla Sicilia.

Al valzer energetico della Russia si aggiunge l’Iran: entrambi cercano di calamitare l’Algeria nella loro orbita per creare un cartello energetico. Dal marzo 2007, un accordo di cooperazione già unisce Gazprom e Sonatrach. Se Algeria e Libia entrassero nell’orbita russo-iraniana, entrambe rafforzerebbero il loro controllo sui corridoi energetici verso l’Europa. Il 97% circa della prevista quantità di metano che sarà importata dall’Europa continentale sarà controllato da Russia, Iran e Siria grazie a un accordo di questo genere, mentre senza l’Algeria la quota risulterebbe intorno al 93,6%. Proprio l’Algeria potrà ulteriormente rafforzare il suo ruolo nel Mediterraneo dato che ultimamente il Parlamento ha emendato la Costituzione eliminando il limite dei due mandati presidenziali: Abdelaziz Bouteflika, in carica dal 1999, potrà candidarsi alle prossime elezioni, previste per aprile. Cinquecento deputati e senatori, su 529 presenti e 8 astenuti, hanno approvato la modifica, di fronte alla contrarietà dei partiti storici dell’opposizione: potrà così perpetuarsi la linea di normalizzazione delle relazioni internazionali.

Altro attore che farà valere i propri interessi nell’area mediterranea è sicuramente la Libia, che già rifornisce di gas l’Italia. Il rais Gheddafi ha stretto un accordo per la concessione di una base militare alla Russia sul tanto agognato mar Mediterraneo. La sicurezza energetica dell’Ue risulterebbe sotto il controllo di Russia, Iran, Turchia, Algeria e Siria in ragione del loro controllo sulle rotte energetiche geo-strategiche. Per tal motivo l’Ue ha tentato senza successo di spingere la Russia a firmare un accordo che avrebbe obbligato Mosca a fornire energia, e la Nato sta considerando di ricorrere all’articolo 5 della sua carta militare per la sicurezza energetica.

La diatriba con L’Ucraina fa emergere in tutto il mondo la necessità di assicurarsi le risorse energetiche sfruttando obblighi reciproci. Se l’anello energetico mediterraneo MedRing venisse efficacemente integrato con la rete di gasdotti, porterebbe alla creazione di meccanismi di mutua assistenza con i Paesi rivieraschi e quelli del Mediterraneo Allargato, costituirebbe una catena difficile da spezzare. In futuro il passaggio di gasdotti, seguendo una strategia globale per interposti Paesi, porterebbe qualche colosso mondiale dell’energia a desistere dall’effettuare ricatti energetici, per non far venir meno la credibilità internazionale propria e quella del Paese che esso rappresenta.

Articolo di: Roberto Mulas
Fonte: Geopolitica.info

Caviale e colera

Mugabe,compleanno di lusso sfrenato mentre il suo Paese, lo Zimbabwe, è alla fame.

Mentre il suo Paese è precipato nella fame e nell’indigenza e l’Oms ha lanciato l’allarme per i 65mila casi di colera (3mila morti), il presidente dello Zimbabwe si concede il lusso più sfrenato per il suo 85esimo compleanno. Il “Times” ha pubblicato la lista dei desideri da lui avanzati alle aziende per l’esclusivo party: champagne, caviale, cioccolato, formaggio delle migliori marche o, in alternativa, versamenti di ingenti somme di denaro.

Nel richiedere queste poco spontanee “donazioni”, il presidente dello Zimbabwe è entrato nel dettaglio: duemila bottiglie di champagne tra Moet & Chandon e Bollinger, 500 di whisky, 8mila aragoste, 100 chilogrammi di gamberoni, 4mila porzioni di caviale, ma anche 8.000 scatole di Ferrero Rocher, 16mila uova e 500 chilogrammi di formaggio. Chi preferisce contribuire con contanti, è stato invitato a inviare, entro il 21 febbraio, data del compleanno, cifre tra i 45 e i 55mila dollari.

La vicenda ha gettato un’ulteriore ombra sul già discusso presidente di un Paese dove 7 milioni di cittadini sopravvivono con gli aiuti alimentari internazionali e il 94% è disoccupato.

I diplomatici occidentali e gli operatori umanitari sono rimasti senza parole alla vista dell’elenco. “E’ spaventoso come sia completamente ignaro di tutto quello che succede nel suo Paese, o peggio ancora come sia impermeabile a tutto questo”, ha commentato un rappresentante diplomatico.

Fonte: TGCom