Archivi del mese: marzo 2009

Unicef: regali per la vita…

“Regali per la vita” è una nuova iniziativa solidale dell’UNICEF, che tende a rendere ancora più concreti gli aiuti dati dai sostenitori.
Avrete la possibilità di regalare ai bambini, due tipi di giochi, che ancora oggi, battono i toys più tecnologici: si tratta di palloni da calcio, destinati ai bambini che vivono nei campi d’accoglienza e pacchi da dieci corde per saltare, lunghe 3 metri e disponibili in differenti colori.

Questa volta non si tratta di esempi di cosa è possibile acquistare grazie alle donazioni, poichè l’UNICEF assicura che ogni giocattolo viene comprato e stoccato nella Supply Division dell’UNICEF a Copenhagen, da li verrà poi inviato nei Paesi dove l’organizzazione è attiva. Entrambi i giochi si possono donare attraverso un contributo di 4 euro ciascuno. Trovate tutte le informazioni necessarie nella sezione “catalogo” del sito.

Per maggiori informazioni: http://www.regaliperlavita.it/ .

Venti libri in cerca di un lettore. Gratis.

Dopo una vita tra i libri, si era stancato di vedere sempre meno clienti nella propria bottega, sempre meno gente interessata ai volumi usati, con le loro copertine un po’ ingiallite e le loro pagine consumate. Così Roberto Baroni, storico libraio fiorentino, ha deciso di chiudere e tre mesi fa ha abbassato definitivamente il bandone della bottega di via della Pergola 21, dove negli ultimi anni aveva trovato casa la sua libreria, specializzata in articoli usati. «I libri, soprattutto quelli di seconda mano, non si vendono più: i giovani cercano le ultime uscite e i best seller, che si trovano anche in edicole e supermercati, gli appassionati i volumi da collezione: entrano mirati alla ricerca di edizioni rarissime e se non trovano subito quello che cercano escono senza neanche dare un’occhiata. I clienti, soprattutto studiosi, professori e ricercatori, erano rimasti in pochi, seppur affezionati. Mi ero stancato» racconta.

DOPO 40 ANNI HA DECISO DI CHIUDERE – Raggiunta l’età della pensione, ha resistito un altro po’ e poi, il 31 dicembre, ha deciso di chiudere, dopo quarant’anni di attività. Baroni aveva iniziato come libraio nel 1969, quando «ereditò» la libreria dello zio in via XXVII Aprile. Era specializzata in volumi usati, e da allora lui è rimasto in quel settore. «Ho sempre vissuto tra i libri» continua a raccontare. «Per un po’ di tempo, prima di partire per il militare, ho fatto anche il rilegatore, poi ho iniziato a venderli». Prima nel negozio in via XXVII Aprile poi per catalogo, poi nella bottega di via degli Alfani. Infine, dal 2004 al 2008, nella piccola libreria di via della Pergola, quasi di fronte al teatro. Qui, nei locali ora usati solo come magazzino, Baroni ha ancora migliaia di volumi, che si è preso in carico dopo aver cessato l’attività: quindicimila almeno, un po’ ordinati sugli scaffali, la maggior parte accatastati in altissime pile sul pavimento. Romanzi, enciclopedie, opuscoli e saggi di ogni genere che odorano di pagine sfogliate, di storie raccontate; un «patrimonio » che però vale poco sul mercato e che nessuno sembra volere.

«REGALO I LIBRI» – Piuttosto che veder andare al macero i suoi libri, Baroni preferisce regalarli. «Alle biblioteche non interessano, vogliono volumi non più vecchi di cinque anni; ai colleghi neppure, perché si specializzano in libri rari da collezione. Così una parte la terrò per me, una parte la darò via, si farà qualche regalo» spiega con sorriso malinconico. Intanto ogni giorno lascia una ventina di libretti in strada, appoggiati sul davanzale, sperando che qualche appassionato lettore li «adotti»: chiunque passando di lì, incuriosito da un titolo, può prendere un volume e portarselo via, per leggerlo poi comodamente a casa. Gratis, come precisa un post-it giallo attaccato alla vetrina. Un po’ come uno dei personaggi che si incontrano tra le pagine di «Firmino», best seller di Sam Savage: il libraio che, costretto a chiudere la propria bottega, decise di «fare qualcosa» e iniziò a dare via gratuitamente i suoi libri, tutti quelli che i clienti, in cinque minuti, riuscivano a prendere. Dalla Boston immaginaria degli anni Sessanta alla Firenze di oggi. Dove le informazioni è più facile trovarle in Rete che in un’encicopedia, i libri si ordinano su internet o si comprano al supermercato, la concorrenza dei grandi gruppi soffoca le piccole librerie. Baroni però non perde la speranza: «Ho cessato l’attività, ma la passione è rimasta. E un domani, chissà, se si presentasse l’occasione giusta potrei anche ricomparire con i miei libri in qualche altra parte della città».

Fonte: IlCorriere.it .

Non so a voi…ma alla sottoscritta viene il magone a leggere queste cose…

Darfur: l’Onu lancia l’allarme povertà.

Oltre un milione di persone senza cibo entro maggio in Darfur.

A lanciare l’allarme, a Khartum, il coordinatore dell’Onu per gli aiuti umanitari in Sudan, Ameerah Haq. Questo accade, sottolinea Haq, per l’impossibilità di distribuire aiuti alimentari dopo che il governo sudanese ha espulso le organizzazioni internazionali che se ne occupavano.
Si teme un forte diminuzione delle riserve d’acqua, già poverissime, entro le prossime due settimane.

Il Darfur, ampia regione occidentale del Sudan, è sconvolto da una guerra civile esplosa nel febbraio del 2003, e repressa in modo selvaggio.
Finora circa 300.000 morti ed oltre due milioni di profughi, tra orrori senza fine.
Proprio gli avvenimenti del Darfur hanno portato il tribunale penale internazionale dell’Aia ad emettere un mandato di cattura nei confronti del presidente sudanese Omar Al Bashir.

E Bashir (a cui peraltro è andata la solidarietà totale dell’Africa intera) ha reagito espellendo 13 organizzazioni non governative dal Paese, in maggioranza operanti in Darfur, accusandone gli operatori di essere spie.
Ora per risolvere il precipitare del dramma occorrerebbe – secondo Ameerah Haq – che l’Onu trovi immediatamente fondi per avviare una gigantesca distribuzione d’emergenza, poiché la catastrofe appare ormai dietro l’angolo.

Fonte: TGCom.

Parte in Iran una scuola di giornalismo on-line.

Promuovere e rafforzare le capacità e l’educazione dei giornalisti iraniani: questo l’obbiettivo dichiarato dal quotidiano Hamshahri che ha appena lanciato un corso di giornalismo da tenersi on-line, semplicemente grazie ad una connessione a Internet.
Secondo quanto dichiarato dal direttore del quotidiano, Hassan Namakdoost, il corso virtuale sarà impostato in modo tale da rinnovare una buona volta il sistema di formazione giornalistica in Iran, settore ancora bisognoso di miglioramenti e progressi che lo mettano al passo con il resto del mondo.
Il corso sarà tenuto da un piccolo gruppo di formatori e giornalisti e sarà anche possibile pubblicarvi dei pezzi realizzati dagli utenti fruitori delle lezioni.

Qui di seguito i link utili per chi voglia saperne di più:

http://www.hamshahritraining.ir ;
http://www.medianews.ir/fa/2009/03/03/hamshahri.html (in lingua Farsi).

Fonte: Iran.it .

https://i2.wp.com/www.iran.it/uploads/images/giornalismo(1).jpg

Pakistan, un matrimonio per Mukhtar Mai.

Aveva subito uno stupro di gruppo per ordine di un “consiglio tribale”, ma, a differenza della gran parte delle donne pakistane, abituate a tenere celate le violenze subite, aveva denunciato e portato i suoi aguzzini in tribunale.
Ora la donna, Mukhtar Mai (37 anni) – divenuta nel frattempo una portavoce del diritti femminili in Pakistan e che era stata messa dal governo sotto protezione- si è sposata proprio con la sua guardia del corpo.

Le nozze sono avvenute domenica in un villaggio del Punjab, e lo sposo – che aveva già un’altra moglie – ha dovuto faticare per riuscire a convincere la riluttante Mukhtar.
La vita di Mukhtar era stata sconvolta un giorno del giugno del 2002 quando era stata rapita per pagare “il debito d’onore” di suo fratello adolescente, accusato di avere una relazione con una ragazza di un clan più potente, i Mastoi Baloch.

Il giovane era stato picchiato e sodomizzato e Mukhtar segregata e violentata a turno da vari uomini; ma lei, invece di mantenere il silenzio oppure di suicidarsi, come insegna la tradizione pakistana, aveva deciso di denunciare i suoi aggressori.
Dopo tre anni di rinvii e ricorsi, il processo ancora non è giunto in dirittura d’arrivo, ma Mukhtar è diventata nel frattempo un simbolo della lotta femminile per demolire lo stigma sociale legato allo stupro.

Arrivare al matrimonio comunque non è stato facile: il focoso poliziotto trentenne, Nasir Abbas Gaboi, ha addirittura minacciato di suicidarsi se lei, che non voleva turbare il matrimonio, non avesse ceduto.
Si è convinta quando la prima moglie di lui l’ha implorata: in Pakistan, un musulmano può prendere fino a quattro mogli.

Fonte: TGCom.