Il libro sacro degli ebrei unisce tutte le fedi in Bosnia.

La singolare storia di un libro sacro ebraico in Bosnia mette in evidenza come spesso non siano i popoli e le tradizioni culturali a creare divisioni bensì i contrasti ed i conflitti politici. Sono tali conflitti che infliggono ferite a volte irreparabili ad un tessuto culturale spesso condiviso, che permea le differenti civiltà e culture che si affacciano sul Mediterraneo.

La Pasqua ebraica è il momento, per milioni di famiglie ebree, di ricordare l’Esodo degli ebrei dall’Egitto, oltre tremila anni fa. Quando la comunità ebraica celebra la Pasqua, come è avvenuto poche settimane fa, ogni famiglia apre la propria Haggadah – un testo religioso ebraico che stabilisce l’ordine del pasto di Pasqua, noto con il nome di Seder – e legge di questa migrazione. Esiste una Haggadah, tuttavia, che ha una storia unica.

Così come diverse comunità nel mondo sono state costrette a emigrare in conseguenza dei conflitti, anche la più antica Haggadah ebrea sefardita al mondo, posseduta dal Museo Nazionale di Bosnia ed Erzegovina a Sarajevo, ha sperimentato la “vita dei profughi”. Questo libro ha riunito insieme i comuni abitanti di Sarajevo – bosniaci musulmani, croati cattolici e serbi cristiani ortodossi – i quali hanno rischiato la loro vita cercando di salvare questo libro, sia durante la seconda guerra mondiale sia durante l’assedio di Sarajevo negli anni ’90.

Questo libro macchiato di vino (a dimostrazione del fatto che è stato usato durante molti Seder della Pasqua ebraica), ha viaggiato da Barcellona, dove era stato scritto ed illustrato nel XIV secolo, a Sarajevo, nel XV secolo. Esso contiene 34 pagine di scene chiave della Torà – dalla storia della creazione alla morte di Mosè. Gli storici ritengono che esso fu portato a Sarajevo da alcuni ebrei sefarditi che furono espulsi dalla Spagna nel 1492. Alcuni secoli più tardi, il libro fu venduto al Museo Nazionale di Sarajevo nel 1894 da un abitante della città, di nome Joseph Kohen.

Durante la seconda guerra mondiale, esso fu nascosto agli ufficiali nazisti dal capo bibliotecario del museo, Derviš Korkut. Korkut, un musulmano, insieme ad un collega croato rischiò la vita per portare clandestinamente l’Haggadah fuori da Sarajevo. Secondo i racconti più comuni, il libro fu nascosto sotto le assi del pavimento di una piccola moschea rannicchiata su una vicina montagna fino alla fine della guerra.

Quando il libro fu riportato al museo, fu messo al sicuro in una stanza separata per i decenni successivi. Siccome aveva un grande valore, il libro fu tenuto lontano dagli sguardi curiosi dei visitatori del museo, ai quali fu permesso soltanto di visionare delle copie stampate.

L’Haggadah è rimasta indenne nel museo fino alla guerra bosniaca. Dal 1992 al 1995, Sarajevo fu messa sotto assedio dall’esercito serbo, e il museo, che era vicino alle linee del fronte, fu esposto ai bombardamenti e al fuoco dei cecchini.

In conseguenza di ciò, la stanza contenente l’Haggadah fu distrutta, e sebbene il libro fosse rimasto incolume, molti abitanti di Sarajevo si convinsero che esso non sarebbe sopravvissuto a molti altri bombardamenti. Così, un gruppo di comuni cittadini – bosniaci, serbi e croati – si recò al museo insieme, di notte. Essi rischiarono la loro vita sotto i colpi dei cecchini per prendere l’Haggadah, insieme ad altri oggetti preziosi del museo, e spostarla in un sotterraneo di una banca nel centro della città. Il libro rimase lì fino alla fine della guerra, quando fu di nuovo ricondotto al museo.

Anche adesso, mentre le tensioni etniche e religiose in alcune parti della Bosnia stanno crescendo, questo vecchio manoscritto sta trovando il modo di riunire i comuni bosniaci. Recentemente, la Rabic Ltd – una casa editrice di Sarajevo – ha creato 613 copie dell’Haggadah, che attualmente vengono distribuite ai bosniaci di tutte le fedi alle fiere del libro di Sarajevo, in modo che i locali possano sapere come un testo religioso ebraico unì cristiani e musulmani anche nelle circostanze più tragiche. I bambini di tutta la Bosnia, anche coloro che provengono da aree etnicamente segregate, visitano il museo durante le gite scolastiche per ascoltare la storia di questo “libro prodigioso” che fa parte del loro patrimonio comune.

Sebbene la comunità ebrea sefardita in Bosnia sia piuttosto piccola, essa appoggia l’idea di far rimanere l’Haggadah a Sarajevo come esempio unificante di secoli di coesistenza bosniaca, e come parte del patrimonio comune dei bosniaci.

Fonte: Amir Telibečirović, caporedattore della rivista online “Bosnia Daily” .

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