Afghanistan, scuole nel mirino: novanta alunne intossicate da gas nocivo.

In Afghanistan scuole di nuovo nel mirino. Per la terza volta nel giro di poche settimane, si è verificato un caso di avvelenamento di bambine collettivo per impedire che frequentino la scuola. Circa 90 studentesse, tre insegnanti e due guardie del corpo, sono state ricoverate in ospedale in seguito ad un sospetto attacco con gas nocivi alla loro scuola di Charikar, a nord di Kabul. Tutti hanno accusato giramenti di testa, vomito e alcuni hanno anche perso coscienza. Gli stessi sintomi che sono stati riscontrati tra le alunne di altre due scuole femminili nella vicina città di Charikar, in una ieri e in un’altra lo scorso 26 aprile.

I tre incidenti hanno avuto luogo in una zona del paese che non è mai stata sotto lo stretto controllo dei talebani e dove quindi le ragazze hanno potuto continuare a frequentare la scuola, mentre altrove era stato proibito. Non ci sono al momento informazioni sulla provenienza del gas nocivo. Campioni di sangue delle persone colpite sono stati inviati nelle vicina base militare Usa di Bagram dove verranno analizzati.

«Sono abbastanza sicura che si tratti di un tentativo per impedire l’istruzione delle ragazze, ma raccomando caldamente i genitori a non lasciarsi scoraggiare da questa azione così brutale e di continuare a mandare le loro figlie a scuola», ha detto Noor Jahan, una studentessa di 14 anni della scuola femminile Jalili.

Il 26 aprile scorso, cinque insegnanti e 40 alunne di una scuola nel distretto di Sadiqi, nella provincia di Pernan, circa 70 chilometri a nord di Kabul, vennero ricoverati con sintomi simili a quelli delle studentesse di Charikar. In quella occasione, il ministero della Salute afghano sostenne che si trattava di un attacco terroristico con armi chimiche per impedire alle bambine di frequentare la scuola.

Nel ultimi anni, gli attacchi contro le scuole femminili si sono moltiplicati. La condizione delle donne è nuovamente «peggiorata dal punto di vista della sicurezza nelle strade, nelle scuole, negli uffici pubblici, nelle università», denunciava qualche settimana fa Nasima Rahmani, responsabile per i diritti delle donne nel Paese per l’ong Action Aid. «La violenza è ancora estremamente radicata in Afghanistan – rilevava – e colpisce in modo particolare i minori, spesso utilizzati come merce di scambio tra le famiglie». «Stiamo promuovendo grazie ad Action Aid circoli in tutto l’Afghanistan dove le donne possano incontrarsi e dialogare al sicuro e accedere all’alfabetizzazione». L’educazione infatti, visto che solo il 15-18% delle donne è alfabetizzato, è una delle necessità prioritarie per le donne afghane, come l’accesso alle strutture sanitarie.

Fonte: L’Unità.

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