Tecnologia contro povertà: i giovani sfidano sottosviluppo, fame e malattie.

Da una parte c’è la gara vera e propria, dove non conta solo l’idea e una grande importanza la assume l’aspetto tecnico del progetto, la possibilità di implementarlo e di tradurlo in un‘applicazione funzionale anche nella vita reale. Dall’altra, l’impegno ad affrontare le sfide più importanti a cui il mondo si trova oggi di fronte, ovvero gli otto «obiettivi del millennio» che le Nazioni Unite si sono date come traguardo da raggiungere entro il 2015 per migliorare la speranza di vita di milioni di persone che vivono nelle aree più depresse del pianeta.

ALL’OMBRA DELLE PIRAMIDI – L’edizione 2009 dell’Imagine Cup, -la principale competizione internazionale di informatica, innovazione tecnologica e creatività che vede impegnati studenti unversitari dei cinque continenti – ha avuto come da copione i suoi trionfatori, premiati nella suggestiva cornice di un palco e di un’arena montati nel deserto, con le piramidi di Giza e i poliziotti a dorso di cammello a fare da coreografia sullo sfondo. Ma come ha sottolineato Joe Wilson, responsabile Microsoft per il comparto Education, nel corso del «World Festival», la cerimonia finale di consegna degli awards, «tutti quelli che sono arrivati fino qui sono da considerare vincitori». Perché sono stati ben 300 mila gli studenti di oltre un centinaio di nazioni che si sono cimentati in una delle tante categorie in cui è ripartita la kermesse e avere raggiunto la finalissima del Cairo è già un ottimo risultato. Ma, anche e soprattutto, perché quello che davvero resterà al di là di coppe, trofei, assegni e bandiere nazionali sventolate con orgoglio come nemmeno alle Olimpiadi, è l’idea di fondo: fare qualcosa per cercare di cambiare il mondo. O, quanto meno, per provarci.

TECNOLOGIA AL POTERE – E’ questo il messaggio lanciato proprio a poche ore dall’avvio del G8 dell’Aquila chiamato ad affrontare in parte anche questi temi. Eccoli lì, uno diverso dall’altro per colore, formazione culturale, religione, ma comunque uno a fianco dell’altro, in un tripudio di luci, vessilli nazionali sventolanti e musica techno e chillout sparata a tutto volume, i «ragazzini che salveranno il mondo». Hanno tra i 20 e i 28 anni e un’idea già chiara nella testa: non esistono problemi che sono solo «degli altri», non esiste un terzo mondo diverso da un secondo o da un primo; l’umanità deve progredire insieme e questa battaglia saranno loro a combatterla. Usando la più potente delle armi che l’uomo abbia a disposizione: la tecnologia.

I PROGETTI IN GARA – «Creare software cambia il mondo» è uno degli slogan della manifestazione, riprodotto in tante lingue sulle t-shirt che molti dei «competitors» hanno indossato in questi cinque giorni di sfida e di amicizia. Codici binari contro malattie e denutrizione, programmi che combinano informatica e telefonia per abbattere le barriere naturali che tendono ad isolare le popolazioni e a lasciarle in condizioni di povertà, analfabetismo, sottosviluppo, condizionamento economico dai Paesi ricchi. Ma anche piani di vaccinazione di massa gestiti via sms, rilevazioni cardiologiche a distanza mediante stetoscopi collegati a computer e palmari che utilizzati dalle ong nel cuore di una foresta possono trasmettere i dati a medici specialisti in qualunque città del mondo; applicazioni in grado di gestire alla perfezione i tempi di semina, fertilizzazione e raccolta; database che permettono anche ai contadini di aree sperdute di conoscere le previsioni del tempo e i prezzi di mercato dei prodotti agricoli, per evitare di essere vittime. E ancora, rilevatori gps abbinati a sedie a rotelle motorizzate per consentire ai portatori di handicap di chiedere aiuto ed essere rintracciati immediatamente in caso di bisogno. E videogiochi intelligenti per educare ed insegnare al rispetto e alla salvaguardia dell‘ambiente.

SOLUZIONI VINCENTI – Ed è proprio in questo ambito che si è cimentata anche la squadra che ha rappresentato l’Italia, il team dell’Università di Udine che dopo avere vinto le selezioni nazionali lo scorso maggio a Padova ha portato il suo «PaTa-Track» – una sorta di caccia al tesoro virtuale giocata mediante smartphone con rilevatori gps e mappe caricate in tempo reale da Windows Virtual Earth dove le prove consistono nel riconoscere ambienti e caratteristiche naturali o nel saper come gestire un problema ecologico come la raccolta dei rifiuti – anche all’attenzione della giuria internazionale del Cairo nella più importante delle categorie, quella del software design. Ma l’Imagine Cup è anche una gara e come tale ha i suoi vincitori. Quest’anno il premio principale è andato alla Romania, che ha presentato «UpCity», una piattaforma collaborativa per la risoluzione di problemi che affliggono una comunità in un’ottica di partecipazione collettiva, un po’ sul modello dei social network.

INSETTI AL POSTO DEL PANE – Le altre due categorie di primo piano, quella dell’embedded design (ovvero delle applicazioni abbinate a strumentazioni e apparecchiature in uso nella vita di tutti i giorni) e quella della creazione di videogames hanno invece visto trionfare rispettivamente la Corea del Sud e il Brasile. In particolare, il coreano «Wafree» ha raccolto grandi entusiasmi tra gli altri concorrenti e tra il pubblico che ha visitato lo «showcase» dove tutti i progetti finalisti sono stati esposti: una serra-terrario interamente computerizzata per l’allevamento di insetti che in alcune zone dell’Sud Est asiatico possono costituire un’alternativa alimentare alla denutrizione, soprattutto in aree dai terreni non fertili dove sarebbe difficile avviare coltivazioni di cereali.

OBIETTIVO SVILUPPO – Due infine i progetti premiati per la categoria che, al di là dell’aspetto tecnico, è forse quella socialmente più rilevante: il design for development, ovvero la creazione di soluzioni che siano accessibili anche agli utenti di zone sottosviluppate, senza infrastrutture e con livelli elevati di analfabetismo. In questi casi il software è il ponte tra le società avanzate e quelle rurali e lo strumento di contatto è il telefono cellulare o satellitare. E non è forse un caso che in questa categoria abbiano prevalso un team africano e uno asiatico, più sensibili al tema: gli ugandesi dell’equipe «Development++» hanno studiato un sistema per aiutare i contadini a ricevere via sms informazioni su condizioni meteo, tempi di semina, indicazioni sui raccolti, prezzi di mercato dei prodotti agricoli, per aiutarli a far rendere di più i propri terreni e per non farsi imbrogliare sui prezzi da intermediari e aziende all’ingrosso; gli indiani del team «Trailblazers» hanno invece studiato un software a tecnologia multipoint (diversi mouse collegati allo stesso pc capaci di interagire contemporaneamente, come nei videogame a più giocatori: un accorgimento indispensabile in Paesi poveri dove difficilmente vale il rapporto un pc per ogni utente) per insegnare ai bambini delle scuole come riconoscere la malaria e quali precauzioni adottare per prevenirla o per contenerla.

NEL NOME DI COPERNICO – «Tecnologia e creatività insieme sono insomma in grado di fare la differenza – commenta Amit Mital, vicepresidente dell’Unlimited Potential Group di Microsoft, il dipartimento della compagnia di Redmond deputato a fornire assistenza ai Paesi arretrati o in via di sviluppo -. Entro il 2015 vorremmo che almeno un miliardo di persone possa avere accesso a condizioni di vita, lavoro e salute che per le condizioni ambientali, economiche e sociali dei territori in cui vivono fino ad oggi non erano possibili». Il tema della gara sarà mantenuto invariato anche il prossimo anno. E il testimone per la fase finale è già passato dall’Egitto alla Polonia. «Siamo la terra che ha dato i natali a Copernico – ha spiegato il portavoce del governo polacco intervenuto per l’occasione alla serata finale di Giza -. Lui è stato in passato il simbolo del cambiamento, del salto in avanti della società. Dopo di lui nulla è stato più come prima. Abbiate anche voi il coraggio di cambiare. Se voi vincerete, tutti noi vinceremo».

Fonte: Il Corriere della Sera.

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