Acqua in cambio di pace

Mentre il processo di pace rimane congelato, insieme a tutte le controversie relative alle terre arabe occupate, è l’acqua che sta man mano emergendo come la questione più urgente dei prossimi anni. I prossimi conflitti mediorientali saranno conflitti per l’acqua, affermano in molti. Eppure l’acqua potrebbe costituire un settore naturale di cooperazione per i paesi dell’area – sostiene Stanley A. Weiss

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Solo pochi giorni dopo la morte di suo padre, al presidente siriano Bashar Al Assad fu chiesto di esprimere una graduatoria dei problemi relativi alla disputa tra la Siria e Israele. “Israele ordina le sue priorità nel modo seguente: sicurezza, terra e acqua”, egli rispose. “Ma la verità è differente. Gli israeliani considerano l’acqua come la cosa più importante”. Poi aggiunse: “Discutere questo problema ora è prematuro; arriverà il suo turno solo dopo che sarà stata discussa la problematica della terra”.

Nove anni più tardi, la questione della terra rimane congelata, mentre quella dell’acqua sta prendendo una brutta piega. Dopo una siccità di cinque anni, la regione sta andando verso una catastrofe idrica che potrebbe sopraffare tutti gli sforzi di pace.

Il fiume Giordano ha ora ampie parti ridotte a rigagnoli. Il Mare di Galilea ha toccato i livelli più bassi di sempre. La superficie del Mar Morto si è ritirata di un terzo. Le antiche paludi dell’Iraq sono ora segnate da ampie strisce di sterpi e fango solidificato.

Stupisce poco, quindi, che siano in molti a mettere in guarda sul fatto che in futuro le guerre saranno combattute per l’acqua, non per la terra. Ma può una crisi diventare un’opportunità? Potrebbe l’acqua, piuttosto che la terra, rappresentare una strada per la cooperazione e la pace in Medio Oriente?

“Crediamo fortemente nell’acqua come catalizzatore per la pace regionale”, dice Gilead Sher, il capo negoziatore israeliano al vertice di Camp David ed ai colloqui di pace di Taba nel 1999-2001. “In tutti i precedenti round dei negoziati israelo-palestinesi, le questioni legate all’acqua sono arrivate molto vicino ad una conclusione tra le parti, nella cornice dell’accordo”. Altri, come il giordano Munqeth Mehyar, il palestinese Nader Al-Khateeb, e l’israeliano Gidon Bromberg, ritengono che l’acqua possa portare a nuove strade per il dialogo. Insieme, i tre dirigono EcoPeace, un’ organizzazione che riunisce ambientalisti giordani, palestinesi ed israeliani per promuovere lo sviluppo sostenibile e costruire un “buon vicinato idrico” in Medio Oriente.

La stessa Siria sta poi assumendo un ruolo leader. Il primo ministro siriano Mohammed Naji Otri si è recentemente incontrato con il ministro iracheno per l’elettricità Wahid Kareem a Damasco, per discutere di risorse idriche. Ciò è avvenuto a margine di un recente incontro a Baghdad fra i ministri dell’energia di Iran, Iraq, Turchia e Siria per discutere di energia e sicurezza. Questo incontro ha portato a parlare di un accordo regionale – un nuovo “patto di Baghdad, senza gli Stati Uniti”, come lo chiama Zaab Sethna. Sethna, co-fondatore di Northern Gulf Partners, un fondo che lavora per portare investimenti a Baghdad, aggiunge: “l’acqua costituirebbe un settore naturale per la cooperazione.”

È tempo di fare la pace in nome dell’acqua. Per prima cosa, gli USA dovrebbero lavorare con Turchia, Israele, Libano e Siria per convocare una conferenza – ad Istanbul. “Il miglior modo per risolvere la questione della mancanza d’acqua è di trasportarla da fonti sovrabbondanti esistenti al nord – cioè dalla Turchia”, sostiene lo studioso israeliano Bernard Avishai.

In secondo luogo, gli Stati Uniti dovrebbero persuadere Israele a condividere le proprie competenze e tecnologie nel settore idrico con i suoi vicini arabi. L’acqua, piuttosto che la terra, potrebbe formare la base di un accordo tra Israele e Siria, che è la fonte di più del 55% dell’acqua dolce di Israele.

In terzo luogo, le Nazioni Unite dovrebbero mobilitare uno sforzo globale per trovare modi più economici ed eco-sostenibili per convertire l’acqua di mare in acqua potabile. Sebbene sia molto praticata in Israele e nei paesi del Golfo, la desalinizzazione costa il triplo rispetto allo sfruttamento delle risorse tradizionali, e può impiegare una quantità di energia fino a 10 volte superiore.

Qualcuno ha detto che se Israele andasse a fuoco, i suoi vicini arabi non fornirebbero l’acqua per spegnere le fiamme – e viceversa. Ma quando si tratta di acqua, tutte le nazioni sono sulla stessa barca.

Stanley A. Weiss è un uomo d’affari americano; è il presidente fondatore di Business Executives for National Security; ha scritto su giornali come l’International Herald Tribune, il New York Times, il Wall Street Journal, il Washington Post, ecc.

Fonte: MedArabNews.

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