Shoah: palestinesi allo Yad Vashem per capire Israele.

Nella convinzione che un dialogo di pace debba partire dalla conoscenza dell’avversario, uno studente palestinese di un villaggio della Cisgiordania ha portato ieri un gruppo di 16 giovani connazionali a visitare lo Yad Vashem, il museo che a Gerusalemme raccoglie documenti e testimonianze del genocidio di sei milioni di ebrei durante la seconda guerra mondiale.
Promotore dell’ iniziativa, che lo Yad Vashem ha accolto con entusiasmo, e’ stato il palestinese Mujaied Sarsur, del villaggio di Masha, vicino a Nablus, che da alcuni anni si trova negli Stati Uniti per studi universitari.
Qui la grande quantita’ di libri e documenti sulla Shoah e il contatto con molti ebrei ha destato il suo interesse sull’ argomento.
Poiche’ il maggior centro di studi sull’Olocausto si trova proprio nello Yad Vashem Sarsur, durante la vacanza estiva nel villaggio natale, ha preso l’iniziativa di radunare un gruppo di giovani connazionali, tra i 13 e i 19 anni, e di portarli allo Yad Vashem, d’intesa col museo che ha accolto con grande favore questo gesto animato da una volonta’ di dialogo.
Secondo Sarsur l’ iniziativa non ha suscitato resistenze tra i connazionali anche se vi e’ stato chi si e’ chiesto per qual motivo uno debba conoscere le sofferenze del nemico e se non sarebbe piuttosto meglio vedere quelle dei confratelli a Gaza.
Cosi’, dopo aver superato le iniziali resistenze delle autorita’ militari ad autorizzare l’ingresso in Israele, la comitiva palestinese ha potuto raggiungere lo Yad Vashem dove l’ attendeva uno studioso, Yacov Yaniv, che parla l’ arabo e che ha fatto da guida, spiegando ai giovani il materiale esposto nei vari padiglioni che ricostruiscono la maggiore tragedia che l’ umanita’ ricordi.
”Durante tutte le quattro ore della visita sono stati sempre attenti, seri e pazienti” dice Yaniv, aggiungendo: ”sono arrivati con scarsissime conoscenze sulla Shoah. Ignoravano le cose fondamentali e cio’ che sapevano era distorto”. ”Sicuramente – prosegue – questa visita ha prodotto in molti almeno un’incrinatura nelle convizioni con cui erano giunti. Quali frutti produrra’ lo si vedra’ solo col passare del tempo”. Durante le conversazioni con i giovani, secondo Yaniv, non sono mancati riferimenti al conflitto attuale che contrappone israeliani e palestinesi. Ad esempio, ha riferito, ”mi e’ stato chiesto perche’ invece di vendicarvi con i tedeschi vi vendicate con noi (palestinesi)”. ”Con la mente credo a cio’ che vedo, ma col cuore mi e’ difficile accettarlo (perche’ contrario agli insegnamenti ricevuti)” ha esclamato un giovane, citato da Yaniv.
La fotografia del muro del ghetto di Varsavia ha portato, secondo Yaniv, a paragoni con la barriera di separazione che Israele sta costruendo in Cisgiordania.
L’affermazione di un giovane palestinese di 17 anni: ”Dobbiamo cessare di guardare solo alle nostre sofferenze e riconoscere anche quelle altrui” fa sperare, secondo Yaniv, che il messaggio che era poi il fine dell’iniziativa sia passato.

Fonte: ANSAMed.

yad vashem

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