Kurdistan: l’opposizione avanza e rompe il monopolio dei due partiti di governo

Come era prevedibile, i due maggiori partiti kurdi conservano la maggioranza nel parlamento della regione autonoma del Kurdistan, mentre Mas’ud Barzani, il suo attuale presidente, è stato riconfermato per un secondo mandato.

E tuttavia – per la prima volta – il monopolio che Partito democratico del Kurdistan (KDP), il partito di Barzani, e Unione Patriottica del Kurdistan (PUK), del presidente iracheno Jalal Talabani, esercitano da 18 anni sulla vita politica della regione è stato rotto.

Lo mostrano chiaramente i risultati delle elezioni – parlamentari e presidenziali – che si sono tenute quattro giorni fa, annunciati oggi dalla Commissione Elettorale indipendente irachena (IHEC).

La lista Kurdistani, la coalizione formata da KDP e PUK, ha vinto con il 57,34% dei voti – la maggioranza, ma non schiacciante.

Goran, ovvero “Cambiamento”, il nuovo gruppo di opposizione che rappresenta la vera novità nel panorama politico della regione autonoma kurda ha avuto una forte affermazione, con il 23,75 % dei voti – che sarebbero stati di più, sostengono i suoi esponenti, se non ci fossero stati brogli e frodi elettorali.

Buono anche il risultato di un’altra lista di opposizione: “Servizi e riforme” – una coalizione improbabile di partiti islamici e laici di sinistra, che ha ottenuto il 12,8 per cento. Anche da qui sono partite accuse di frodi nei confronti dei due partiti di governo, che avrebbero impedito un risultato migliore.

Barzani, come era stato ampiamente previsto, è stato rieletto presidente della regione, ma non si è trattato di un plebiscito. Il leader del KDP ha infatti vinto con il 69,57 % dei voti, mentre l’intellettuale indipendente Kamal Mirawidly ha avuto il 25,32 per cento.

La IHEC ha chiarito che i risultati annunciati oggi sono da considerarsi “iniziali”, perché adesso i partiti hanno un lasso di tempo per contestarli.

Hamdiya al-Husseini, uno dei suoi funzionari, ha detto che sono stati presentati 651 reclami, pari a 135.000 voti che ancora non sono stati conteggiati.

Alto il dato dell’affluenza comunicato dalla Commissione elettorale: il 78,5 % di circa 2 milioni e mezzo di aventi diritto al voto – a livello regionale.

Per quanto riguarda i dati relativi alle tre province che compongono la regione autonoma kurda, a Irbil l’affluenza è stata del 79%, a Dohuk dell’85,93%, e a Sulaimaniya del 74,5 per cento.

Ora bisognerà attendere i cosiddetti risultati “certificati” e la distribuzione dei 111 seggi del Parlamento regionale – 11 dei quali sono riservati alle minoranze. Sembra già chiaro tuttavia, che, per la prima volta da quasi 20 anni, al suo interno potrà esserci una opposizione reale.

Intanto, le due formazioni di opposizione – Goran e “Servizi e riforme” – continuano a lanciare accuse di brogli e di manipolazione del voto da parte di KDP e PUK. Puntando il dito, in particolare, contro Barzani.

Nawshirwan Mustafa, il leader di Goran, che fino a non molto tempo fa era il numero due del PUK, ha chiesto alla comunità internazionale di fare pressioni sul presidente e sulla Commissione elettorale irachena perché “blocchino i risultati falsificati”.

Fonte: Osservatorio Iraq.

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