Libano: dai militari italiani UNIFIL un potabilizzatore per 50 scuole.

I bambini del Libano del Sud potranno presto bere l’acqua a scuola senza paura. Il sistema che la renderà finalmente potabile sta per diventare una realta’ grazie ai militari italiani dell’Unifil. Si parte fine con l’inaugurazione della prima scuola per poi arrivare a quota 50. E’ questo, infatti, il numero di edifici scolastici (situati nelle municipalità del Sector West della missione Unifil) che necessita di un sistema di potabilizzazione. Finora, infatti, ai bambini del Libano meridionale è stato vietato bere l’acqua dai rubinetti nelle scuole. Del nuovo progetto beneficeranno complessivamente 14 mila bambini. Scatterà immediatamente la verifica puntuale della reale potabilizzazione dell’acqua. E a questo scopo sono state già progammate le analisi ex post, necessarie a garantire la massima sicurezza. Per ultimare il progetto saranno necessari 3 mesi, giusto il tempo necessario per consentire al contigente Leonte 6 su base 132esima Brigata Corazzata Ariete di vedere completata la propria opera. A fine ottobre infatti ci sarà il trasferimento di autorità (Toa) ad un’altra brigata, quella Friuli di Bologna. Ma c’è un’altra importante iniziativa del contingente italiano che sembra destinata a lasciare il segno: entro fine agosto prenderà il via la raccolta differenziata all’interno della base di Tibnin grazie alla sinergia tra la Cooperazione italiana (Agenzia del ministero degli Affari esteri che si occupa di sviluppo) e il contingente italiano della Brigata Ariete. Le spese di trasporto verso l’impianto di trattamento rifiuti di Bint Jbeil, ristrutturato dalla Ong italiana Cosv, sarà a carico dei militari italiani, mentre gli introti della vendita dei rifiuti andranno ai libanesi. “Questa scelta – spiega all’ADNKRONOS il tenente Ezio Di Fazio, addetto alla Cellula Cimic del contingente italiano – risponde innanzitutto alla volontà di non contribuire con i rifiuti prodotti dalla base militare di Tibnin ad aggravare il problema della gestione dei rifiuti nella zona. Il nostro desiderio, inoltre, è quello di poter aumentare la consapevolezza dell’importanza dell’ambiente. A questo scopo stiamo anche portando avanti un progetto per le scuole. Sensibilizzare i più piccoli – conclude – ci sembra la strada più efficace da intraprendere”.

Una grigliata sotto le stelle, come da tradizione a ferragosto, è l’unico elemento che rompe la routine dei soldati italiani della base Unifil 1-31, avamposto della missione Onu nel Sud del Libano. Per loro, i giorni di missione sono scanditi delle otto ore di pattuglia sulla Linea Blu, il confine provvisorio fra Libano e Israele. Sulla strada che percorrono regolarmente, qualche scalcinata altana di legno regala un po’ d’ombra ai soldati libanesi, anche loro di guardia nei pressi dei piloni azzurri che segnano la linea di demarcazione fra i due Paesi. Dall’altra parte, sul lato israeliano, si ergono tralicci dotati di moderni strumenti di intercettazione ed ascolto. “Dopo la guerra del 2006, questo è uno dei pochi tratti della linea blu su cui i due Paesi, grazie alla mediazione Onu, sono riusciti a trovare un accordo definitivo”, spiega il tenente colonnello Enrico Barduani, dei Lancieri di Aosta, reggimento inquadrato nella brigata Ariete che fornisce la maggior parte dei circa 2.400 soldati italiani dell’Unifil. ”Ma la Linea Blu – continua Barduani – è lunga più di 120 km”. L’atmosfera e le relazioni tra militari Unifil e popolazione locale sono del resto di cooperazione e fiducia. Anche dopo l’incidente del 18 luglio a Kherbet Salen, quando un gruppo di civili ha dato vita a una sassaiola per impedire a una pattuglia di perquisire un edificio sospettato di contenere armi. Nello stesso villaggio, quattro giorni prima era esploso accidentalmente un deposito di armi di Hezbollah. La sassaiola “non va minimizzata” ha commentato il Generale Graziano, “ma non bisogna neanche generalizzare e considerarla come un cambiamento dell’attitudine della popolazione verso Unifil”. Si è trattato “di una reazione particolare di un gruppo di persone di un certo orientamento ma “le stesse autorità locali, che nel Sud sono tutte Amal o Hezbollah, hanno voluto riaffermare il loro totale supporto a Unifil”, ha detto ancora. I militari italiani sul campo hanno la stessa percezione. “La situazione è tranquilla”, e anche l’anniversario del 14 agosto è trascorso senza dare l’impressione che fosse “una giornata particolare”, dice il caporale Gabriella Borruto. Calabrese di 22 anni, Gabriella è una delle 22 donne del reggimento Lancieri di Aosta. “Magari è una data un pò particolare per noi”, aggiunge, sottolineando che “a ferragosto si sente un po’ più nostalgia di casa”. A breve, il Consiglio di sicurezza dell’Onu discuterà il rinnovo dela mandato di Unifil, che scade il 31 agosto. “Ci aspettiamo che venga rinnovato nei termini esistenti, ribadendo la richiesta del massimo impegno di tutte le parti coinvolte, affinché all’attività di Unifil si affianchi un impegno politico delle parti. Gli incidenti ci sono, ce ne saranno ancora, e siamo nelle condizioni di risolverli. Quello che noi non possiamo supplire è il ruolo che hanno i politici”. Avvicendamento dell’assetto logistico del contingente italiano in Libano: torna in Italia il 24esimo Reggimento di manovra Alpino di Merano guidato dal Colonnello Giuseppe Lucarelli e subentra il Battaglione Logistico ‘Ariete’ di Maniago comandato dal Tenente Colonnello Alessandro Sciarpa. La cerimonia di trasferimento di autorità è stata celebrata presso la base italiana di Shama. All’evento ha presenziato il Generale di Brigata Carmelo De Cicco, Comandante della Joint Task Force ‘Lebanon’- Sector West, su base 132esima Brigata Corazzata Ariete, ed hanno partecipato i Comandanti delle varie Task Force di Unifil ed autorita’ civili e militari locali. “Durante i sei mesi di mandato – si legge in una nota – il 24° Reggimento di manovra Alpino, ha svolto un ruolo fondamentale nella missione ‘Leonte’ assicurando il sostegno logistico per tutte le attività operative e connesse con l’operazione svolta dai militari italiani in Libano sotto l’egida dell’Onu. In particolare, il 24° Reggimento ha distribuito viveri per il finanziamento di 760.000 pasti, riparato circa 600 autoveicoli, rifornito 1.650.000 litri di carburante, organizzato e gestito il trasporto di 14.000 passeggeri da e per l’Italia, percorrendo 250.000 chilometri”. “Soldati siate fieri di quello che avete fatto perché con il vostro silenzioso e infaticabile lavoro avete degnamente assolto il compito affidatovi. E’ a testa alta che facciamo ritorno in Patria”, ha sottolineato il Colonnello Lucarelli. Mentre, il Generale De Cicco, elogiando il lavoro dell’unità uscente, ha rinnovato la personale stima e l’orgoglio di essere il loro Comandante. “Il vostro contributo alla perfetta riuscita della missione Unifil – ha dichiarato – è stato eccellente. Avete svolto un compito delicatissimo che ha consentito di poter assolvere al proprio mandato nel migliore dei modi sia alle Unità di manovra sia a quelle di Supporto al combattimento, oltre che al Comando del Sector West”.Ad oggi sono stati bonificati dalle cluster bomb 57 mila metri quadri dai genieri italiani dell’Unifil nel settore ovest della missione Onu nel Libano del sud. Di questi 57 mila, 25 mila metri quadri sono stati bonificati dal 10° reggimento genio Guastatori Ariete che nella missione ‘Leonte 3′ (ottobre 2007-maggio 2009) ha raggiunto quota 19 mila mq, a cui sono seguiti 6 mila metri quadri bonificati negli ultimi tre mesi (missione Leonte 6). Si tratta di terreni situati a sud di Tiro nella municipalita’ di Al Abs Lyah proprieta’ privata di agricoltori che dallo scoppio del conflitto del 2006 sono stati infestati dalle cosiddette bombe a grappolo lanciate dagli israeliani nel sud del Libano. Terreni che, una volta completata l’opera di bonifica (prevista dal 10° reggimento per fine settembre prossimo) saranno di nuovo occasione di guadagno per i legittimi proprietari e per coloro ai quali danno lavoro contribuendo a ripristinare quel circolo virtuoso economico e sociale piu’ che mai necessario. Le operazioni condotte dal ‘Minex Team’ sono, comeoggi il 10° reggimento ha mostrato ai cronisti coinvolti nelle attività di informazione pubblica realizzata dalla struttura ad hoc della brigata Ariete di Tibnin, sono estremamente impegnative, delicate ed anche rischiose. Ragione per la quale la bonifica richiede moltissimo tempo venendo, inoltre, garantita praticamente al 100%. Le turnazioni sono infatti di 40 minuti al massimo. Un tempo oltre il quale chi conduce l’attività di bonifica non puo’ lavorare, anche considerate le alte temperature e alcune specifiche caratteristiche morfologiche di alcuni tratti. Tra le difficoltà anche la necessita’ di indossare delle tute di protezione ed un casco non solo molto pesanti ma anche difficili da sopportare con il caldo che in questi giorni caratterizza tutto il Libano del sud ed in particolare la zona in questione che viene definita con un acronimo B.A. C. (Battle Area Clearance).

Fonte: Assadakah.

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