Le figlie dei dittatori: spesso più crudeli dei padri.

Richard Bruce Cheney è forse il più celebre di tutti i presidenti «mancati». Era l’uomo ideale, a metà anni Novanta, per togliere di mezzo Bill Clinton. Un ruvido custode dei più rigidi principi conservatori. Ma Richard Bruce, per gli amici Dick, non ci provò neppure. Il partito offrì la chance a Bob Dole e andò male. Tutto colpa di una donna. Ma non è come sembra. Quella donna si chiama Mary Cheney, e di Dick è la figlia. Una figlia fidanzata da anni con una guardia forestale di nome Heather. Non esattamente ciò che ispira la chiusa destra americana. Cheney in quegli anni negò persino che la figlia fosse omosessuale. Poi, una volta alla Casa Bianca – come vice – le ha dato un lavoro. E Mary è diventata la stratega della sua campagna. Oggi ci sono molti più gay repubblicani in America, grazie a lei. Tutto bene ciò che finisce bene.
Ma non è questa la regola.
In politica ci si preoccupa tanto di amanti e amiche, ma a volte sono le figlie a costituire un peso. Succede, a differenza di Mary, quando si mettono in testa di superare la fama dei padri, ubriache di potere e gloria.

Prendiamo il caso Aung San Suu Kyi, prigioniera della giunta militare birmana da vent’anni, dopo aver vinto le elezioni. Ebbene, il suo destino fu scritto da una figlia d’arte, Sandra Win, rampolla prediletta di Ne Win presidente a Myanmar prima dell’avvento della giunta. Così amata da papà che appena 37enne ottenne poteri speciali e, sognando di diventare lei la leader del paese, ordinò repressioni brutali. Si sospetta che fu proprio lei a suggerire l’incarcerazione di San Suu Kyi, con cui si sentiva in competizione. Troppo ambiziosa, estremamente vanitosa, si inimicò i militari che finirono per mettere pure lei agli arresti domiciliari. Da circa un anno è di nuovo in circolazione, si è comprata la libertà grazie alle fortune ammassate quando era al governo.

Non manca il denaro neppure a Gulnora Karimova, avvenente figlia di Islam Karimov, presidente-padrone uzbeko. Negli Stati Uniti è considerata una latitante, in patria la futura presidentessa. Non si può dire che Tashkent e Washington abbiano rapporti idilliaci. Gulnora, sposata a un magnate uzbeko-afghano, fuggì coi figli dal marito e dagli Usa dove viveva nel 2001. Lo considerano rapimento da quelle parti. Ma a lei poco importa. La fabbrica di bibite del marito in Uzbekistan fu chiusa in poche settimane. I parenti dello sfortunato, deportati in Afghanistan senza misericordia. Gulnora, che nei suoi giri europei appare nelle riviste glamour assieme a Sharon Stone e a Bono, ha la passione per i bei vestiti e per il té. Ne possiede una fabbrica. I produttori rivali in Uzbekistan hanno chiuso la fabbrica, su consiglio di un piccolo esercito di tizi incappucciati e armati che vi hanno fatto irruzione un anno fa.

A volte però sono le colpe dei padri a ricadere sulle figlie innocenti. Che dire di Raghad Hussein, la figlia del terribile Saddam. La 41enne ha avuto un rapporto burrascoso col paparino. Negli anni Novanta, assieme al marito, scappò in Giordania per i litigi con papà. Si pentì e chiese di tornare due anni dopo. Il padre acconsentì a patto di poter decapitare il genero. Fatto. E famiglia di nuovo riunita e felice. È fuggita di nuovo nel 2003, dopo l’invasione Usa. Ospite d’onore dei reali giordani, scrisse una lettera insolente al governo Usa per ottenere la restituzione dei gioielli di famiglia. Da due anni è scomparsa nel nulla. L’Interpol è sulle sue tracce: finanziava attacchi terroristici in Iraq. Vuole riportare i sunniti al vecchio splendore. Splendida è di sicuro Pinthongta Shinawatra, figlia del magnate ed ex primo ministro thailandese Thaksin. La graziosa 27enne, prima che papà venisse deposto nel 2006, era già ultra milionaria. Facile: comprava a un dollaro azioni della compagnia di comunicazione nazionale, per rivenderle a cinquanta volte il loro valore a Singapore. Una giudice di Bangkok le ha chiesto di restituire un patrimonio di circa 500 milioni di dollari, ma nessuno sa dove siano nascosti. Dalla corruzione e dagli affari sporchi era fuggita Iyabo Obasanjo, figlia di Olesegun, presidente nigeriano. Lo fece andando a studiare in America per cercare un futuro diverso. Laureata in medicina, Iyabo prometteva bene. Poi decise di tornare in Patria nel 2004. Divenne capo della commissione salute e poi senatrice a neppure 40 anni. Oggi è nella bufera: un’azienda austriaca avrebbe vinto un appalto in campo energetico, regalandole un Suv di cui pare andasse matta. Lei dice che sono calunnie, e intanto va in giro per Lagos a bordo di una fiammante Toyota rossa.

Fonte: Corriere della Sera.

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