Jammu e Kashmir: i cattolici chiedono al Governo sicurezza per le loro scuole

La Chiesa cattolica dello Jammu e Kashmir minaccia di chiudere le sue scuole se il governo non provvede a garantire sicurezza per i suoi insegnanti e dipendenti invece di interferire negli affari interni degli istituti cattolici.

È quanto afferma Joseph TK, dell’ufficio relazioni esterne della Chiesa locale, dopo che il district collector di Baramulla è intervenuto in una disputa tra l’amministrazione ed alcuni docenti della locale Joseph Higher Secondary School. All’origine della vicenda la protesta di alcuni professori che accusavano l’amministrazione dell’istituto di partigianeria e discriminazione di alcuni insegnanti.

Per le autorità scolastiche l’azione del rappresentante governativo è un’interferenza nella gestione della scuola. Esse chiedono al governo di indagare sul movente “anti-cristiano e anti-religioso” che ha spinto alcuni docenti a inscenare le proteste, piuttosto che intervenire su materie interne all’istituto su cui gli ufficiali pubblici non hanno competenze. La Chiesa ha presentato un memorandum ad Omar Abdullah, Chief Ministers dello Stato, chiedendo sicurezza per i suoi istituti ed i dipendenti in essi impiegati.

Mons. Peter Celestine, vescovo della diocesi di Jammu-Srinagar, spiega ad AsiaNews che “la situazione politica nello Stato è molto instabile e c’è un clima di tensione tra le diverse fazioni che tocca anche la Chiesa nonostante essa non sia legata a nessun partito”.
Nello Jammu e Kashmir “i cristiani sono all’incirca 14mila – afferma il vescovo – e rappresentano una esigua minoranza, meno dello 0,0014% della popolazione a stragrande maggioranza musulmana”. Nonostante questo la Chiesa gestisce numerose opere nell’ambito dell’assistenza e dell’educazione. Le scuole ospitano circa 7mila studenti per lo più di religione islamica ed il vescovo di Jammu-Srinagar dice che “i giovani musulmani sono liberi di vestire secondo i dettami del Corano: le ragazze possono portare il purdah ed i ragazzi la taqiyah”.

“Ogni tanto si verificano attacchi alle nostre opere – dice mons. Celestine – ed anche il personale viene minacciato sulla base di notizie fabbricate ad arte”. Il vescovo non avanza sospetti sulle autorità governative, che “hanno pieno rispetto per l’attività dei missionari”, e spiega che la Chiesa “ha rapporti cordiali con i leader musulmani”. Egli chiede però all’amministrazione di vigilare con attenzione sui fenomeni di discriminazione che interessano le minoranze dello Stato e soprattutto i cristiani.

Fonte: AsiaNews.

jammukashmir

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