Il silenzio dell’innocenza

Un libro che tratta di viaggi, ma in modo speciale.
La recensione spazierà per il Globo per il tentativo di farci aprire gli occhi e capire meglio la mostruosità di un tipo di viaggi che, purtroppo, sembra non conoscere crisi.
Spesso si parla di turismo sessuale come una piaga dei Paesi asiatici.
Trovo il termine riduttivo.
Non ci troviamo davanti ad una ferita, ma al Male puro. Perpetrato senza soste da turisti che partono solo con lo scopo di sapere che potranno sfogare qualunque loro istinto su bambini e bambine. Perché si troveranno in una sorta di terra di nessuno, dove le leggi vengono aggirate troppo facilmente.
Qualcosa negli ultimi anni sta cambiando, soprattutto grazie ai protocolli stilati nei congressi di Stoccolma, Yokohama e Rio de Janeiro.
La Cambogia e tutte le altre Nazioni attraversate dalla nostra protagonista hanno un ruolo discreto, quasi di secondo piano, ma terribilmente incisivo: perché a loro sono legati i ricordi. Immagini, suoni, cibi e profumi che impareremo a conoscere grazie a lei.
Un dolore necessario.
Questo ho pensato appena terminata la lettura della piccola biografia.
Poche pagine.
Densissime.
A tratti difficoltose.
Ma che catturano al punto di non far appoggiare il libro sul tavolo.
Si parla di Cambogia , di guerra, di figli venduti, di figli rubati, di prostituzione minorile, di stupri, di violenze, di polizia compiacente.
Il filo conduttore è sempre uno, la vita di Somaly Mam.
Una donna minuta, dall’esistenza terribile per i suoi primi anni di vita ma che sta lottando con tutte le sue forze per strappare quante più bambine possibile all’orrore dei macrò e dei bordelli asiatici, veri e propri inferni, a volte senza ritorno.
Una delle frasi che maggiormente rappresenta questa situazione è: “Era impossibile tornare alla vita, all’innocenza” .
“Gli asiatici pensano che, se durante l’atto sessuale la ragazza sanguina ed urla, vuol dire che è vergine. Ora, in Estremo Oriente è molto diffusa la credenza secondo cui si può raggiungere l’immortalità (sogno dei taoisti e maghi di ogni specie) o almeno raggiungere una gloriosa ammirata longevità violentando ragazzine vergini: una convinzione che si trova al cuore della cultura cinese, così influente nel Paese… .
…e nella nostra società, una ragazza che ha perso la verginità non ha più nessuna probabilità di avere un’esistenza normale…”
.
Le descrizioni degli abusi subiti prima dei quindici anni, della stanza fatiscente dove era costretta a ricevere i clienti, il lezzo di sperma che anche a distanza di anni la perseguita sono pagine estremamente crude della loro semplicità.
Tutto questo perché?
Non per la voglia di strappare una lacrima.
Penso per la volontà di comunicare al lettore: questo succede nella realtà, tu non vedi gli occhi spaventati e vuoti di quelle bambine, osservali attraverso queste righe, per quanto poco possano contare.
“…a volte incontro parecchie difficoltà nel convincere i donatori a visitare la nostra associazione: preferiscono restare nei loro uffici climatizzati, nascosti dietro montagne di scartoffie e non hanno tempo. Io mi sforzo di far comprendere loro che le ragazze hanno bisogno di essere riconosciute come esseri umani a pieno titolo, e che il sostegno morale è importante tanto quanto quello finanziario…”
La svolta della nostra protagonista arriva col matrimonio insieme al biologo francese Pierre.
Si sposa, trasferendosi a Parigi, con poca fatica si integra ed inizia a lavorare duramente. Le immagini della Capitale francese ci sono regalati dal uno sguardo infantile che sembra osservare tutto per la prima volta.
La città l’accoglie bene, ma nonostante il denaro, la felicità…qualcosa manca.
Ha nostalgia della sua famiglia adottiva ma, soprattutto, continua a pensare alle amiche che ancora si prostituiscono, e la preoccupazione per le nuove generazioni di bambini abusate che sicuramente stanno continuando.
Si sente impotente.
Ed è allora che decide di tornare.
Tornare per aiutare, mettendo avanti la sua faccia, la sua terribile storia.
E girando tutta l’Europa e gli uffici della Comunità Europea in lungo e in largo per ottenere fondi per la sua associazione.
Una delle svolte più importanti è il riconoscimento nel 1998 del Premio Principe delle Asturie per la Cooperazione Internazionale (anno in cui fu premiata anche l’italiana Emma Bonino). Questo le ha dato una grande visibilità, un cospicuo monte di aiuti e sovvenzioni, che però hanno sempre dovuto gestire da soli.
In che modo funziona l’AFESIP?
Importantissimo il sostegno psicologico, che prevede una scelta accurata dei volontari: c’è il rischio che molti provino disprezzo, o comunque un senso di superiorità nei confronti delle prostitute. Ecco perché Somaly tiene in modo particolare al fatto di avere come aiutanti alcune ragazze strappate a quel mondo.
E’ basilare questo tipo di assistenza affinché cambi la mentalità di un’area del globo dove i bambini non hanno quasi diritti, dove sono usati semplicemente per fruttare denaro. Ma il rischio maggiore è che, da grandi, possano trasmettere le brutalità che hanno subito.
Il peso delle tradizioni è durissimo da sradicare.
Di sesso non si parla, figuriamoci di sentimenti.
Nessuno spiega alle ragazze cosa succede al loro corpo (per il quale spesso provano vergogna e disgusto). Nessuno spiega ai ragazzi cosa sia l’erotismo. E tutto si riduce ad un atto brutale o meccanico.
L’associazione sta tentando in un’opera difficilissima, che però inizia a riscuotere consensi: bisogna far cambiare mentalità alle nuove generazioni.
Innanzitutto costruendo un rifugio sicuro per tutte le ragazze, comprensivo di assistenza medica: AIDS e malattie a trasmissione sessuale erano e sono praticamente la norma.
Le giovani che riescono a sopravvivere hanno poi a disposizione l’istruzione (molte sono state vendute a due o tre anni, e non hanno mai preso in mano un libro) e dei corsi professionali, dalla sartoria all’acconciatura. L’importante poi è insegnar loro le basi della matematica per poter gestire economicamente le loro attività.
“…se morissi, troverei finalmente sollievo dai miei incubi, ma chi raccoglierebbe il testimone? Dico spesso che bisogna essere pazzi per condurre una battaglia come la nostra: bisogna avere un passato terribile per buttarsi in un presente tanto odioso e insopportabile…a volte mi senso sfinita…poi, quando si tocca il fondo, si risale in superficie, si ritrova il coraggio: è impossibile lasciare le cose come stanno, è necessario battersi; anche se si subiscono delle sconfitte, bisogna continuare a combattere. Ed è quello che faccio…” .
Vi segnalo il sito dell’ AFESIP , le sue attività, e come poterli aiutare.
Ed anche quello dell’ ECPAT , la sezione italiana di un’organizzazione internazionale che lavora a 360° sia per salvare i minori dallo sfruttamento sessuale che per ottenere pene certe e severe tanto per gli sfruttatori, quanto per i clienti.

Somaly Mam, Il silenzio dell’innocenza, casa editrice Il Corbaccio, 175 pagg. .

Silenzio

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