Abu Omar: condanne, assoluzioni e risarcimenti.

Il giudice Oscar Magi ha disposto il “non luogo a procedere per esistenza del segreto di Stato” per l’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e il suo braccio destro, Marco Mancini, per il processo sul sequestro dell’imam Abu Omar. Condannati a 5 anni di reclusione ventidue agenti Cia mentre il loro capo, Robert Seldon Lady, è stato condannato a 8 anni. Condannati a 3 anni i funzionari del Sismi Pio Pompa e Luciano Seno.

Il capo della Cia in Italia all’epoca dei fatti Jeff Castelli è stato assolto perché aveva l’immunità diplomatica. La procura aveva chiesto per Pollari la condanna a 13 anni e 12 anni per Seldon Lady. In tutto gli imputati sono 33, 26 dei quali ex agenti della Cia.

Usa: “Delusi dalla sentenza”
Il Dipartimento di Stato Usa ha espresso delusione per la condanna. “Siamo delusi per il verdetto contro gli americani e gli italiani condannati a Milano per il loro presunto coinvolgimento nel caso del religioso egiziano Abu Omar”, ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato Ian Kelly. “Il giudice non ha ancora diffuso le motivazioni per cui non siamo nella posizione di fare altri commenti sulla sentenza”, ha aggiunto.

Pollari: “Senza segreto avrei dimostrato la mia innocenza”
“Se il segreto di Stato fosse stato svelato dagli organi preposti, sarei risultato non solo innocente ma anche contrario a qualsiasi azione illegale”. Così, al telefono con i suoi difensori, il generale Nicolò Pollari commenta la sentenza. Ai suoi difensori l’ex direttore del Sismi è apparso molto emozionato ma determinato a ribadire la sua innocenza.

Un milione di euro di risarcimento
Il giudice Magi ha condannato tutti gli imputati ritenuti colpevoli al risarcimento a titolo di provvisionale di un milione di euro nei confronti dell’ex imam. Il giudice ha disposto inoltre una provvisionale di 500mila euro per la moglie di Abu Omar e ha stabilito che l’entità del risarcimento per l’ex imam e la moglie venga poi liquidato in sede civile.

L’operazione di “rendition”
L’imam Abu Omar, imputato a Milano per terrorismo internazionale in un altro procedimento, fu rapito nel 2003 e poi inviato in una cosiddetta operazione di “rendition” in Egitto, dove il religioso sostiene di aver subito torture durante la detenzione. Si tratta del primo processo con oggetto le operazioni di rendition americane, che la Casa Bianca ha sempre difeso come valido strumento anti-terrorismo, respingendo le accuse di tortura. Washington si è anche mossa formalmente per opporre l’immunità dalle imputazioni a beneficio di un colonnello, in base ad un accordo Nato che si applica ai presunti reati commessi oltreoceano da personale militare “nello svolgimento del proprio servizio”.

Fonte: TGCom.

abuomar

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