C’è un tocco femminile nel risveglio religioso siriano

La Siria sembra stare attraversando un revival religioso – ben visibile nel numero crescente di donne che indossano l’hijab, o velo islamico – e guidato, in parte, dalle delle predicatrici di ispirazione conservatrice.
Si dice che la più influente figura religiosa conservatrice donna in Siria, la 70enne Munira Qubaisia, abbia almeno 75 mila seguaci, e il numero è in crescita.

I suoi predicatori, noti come Anseh, provengono per lo più dalle classi agiate ben istruite. Arrivano agli incontri a bordo di costose auto scure, ben vestiti e con un buon eloquio, con un’aria di autorità che lascia gli uditori incantati.
“Mi hanno aiutato, mi hanno fatto acquistare fiducia. Sono riuscita a camminare per strada senza timore degli uomini che mi circondano, e posso anche dire alle persone quando stanno sbagliando”, dice Umm Muhammad, un ex devota di Qubaisia.
Suo marito, tuttavia, non era contento della situazione.
“Non mi dispiace che esca e faccia qualcosa di utile, ma aveva iniziato a cambiare e voleva che cambiassi anch’io”, dice Abu Muhammad, che di mestiere fa il tassista.

Egli, un conservatore di circa 45 anni, dice che quando la moglie ha aderito ai Qubaisiat (dal nome della leader spirituale, ndt) è divenuta più rigida e ha puntato l’attenzione su quelli che lui considerava dettagli della superstizione piuttosto che tradizione consolidata.
“Sono d’accordo – dice Um Muhammad, che in seguito ha lasciato il gruppo – Ammiravo il modo in cui lavoravano e aiutavano le persone della comunità, ma non potevo sopportare il modo in cui volevano controllare le nostre menti e decidere per noi cosa fosse buono e cosa no. Se violi le regole e non obbedisci all’ordine Anseh, viene considerata una blasfemia”.
Nei primi anni ottanta, sotto l’ex presidente Hafiz al-Assad, scoppiarono degli scontri tra il partito socialista Baath al governo e i Fratelli musulmani sunniti, che stavano tentando un golpe contro il regime.
Una dura battaglia ad Hama, a nord di Damasco, causò – secondo le stime – 30 mila morti, per lo più civili, e subito dopo fu avviata una repressione dell’Islam radicale, con le moschee messe sotto stretto controllo.
Il presidente Assad promosse una sorta di Islam moderato “autorizzato dal governo”, concedendo la costruzione di più moschee e più scuole religiose – e più predicazioni da questi pulpiti ufficiali.
Inaspettatamente, ciò ha costituito un’opportunità per le predicatrici donne – che erano escluse dallo spazio pubblico – di fornire insegnamenti religiosi a porte chiuse, e molte di loro hanno tenuto in vita le posizioni più radicali e conservatrici dell’islam.
Con il figlio di Assad, il presidente Bashar al-Assad, le donne, comprese le voci più conservatrici, sono venute allo scoperto per insegnare nelle moschee e nelle scuole religiose.

“Si occupano davvero”
Asmaa Kiftaro, attivista religiosa e commentatrice, ritiene che i Qubaisiat ora sostengano la flessibilità più che in passato.
“Hanno capito che non possono continuare a sostenere un’ideologia rigida. Per avere più seguaci devono essere flessibili, ed è quello che stanno facendo”, dice.

La figlia 16enne di Kiftaro Hanan frequenta le lezioni dei Qubaisiat e afferma di poter scegliere se seguire o meno le loro prescrizioni.
“Mi piacciono, si occupano davvero di ogni ragazza e la fanno sentire importante”, dice Hanan.
“Ma per quanto mi riguarda io faccio quello che ritengo giusto fare. Penso che Dio ci abbia create per goderci la vita e non per essere severi. Non faccio niente di male se indosso i jeans e perciò non mi preoccupo se mi sgridano quando faccio cose che a loro non piacciono”.
Hanan stessa insegna ai bambini.
“Usano come insegnanti ragazze della mia età, 14 in su. Insegnavo loro il Corano e altre cose. Senti di poter fare qualcosa per la tua società, per le ragazze che puoi aiutare con l’Islam, e ciò mi rende davvero felice”.
I siriani sono orgogliosi della diversità e della natura tollerante della loro società. Eppure qualcuno ritiene che ciò stia cambiando.

Kinana Rukbi, graphic designer con convinzioni decisamente laiche, vede questo revival religioso come il risultato non voluto delle frustrazioni sociali ed economiche.
“E’ pericoloso per la società siriana, specialmente per il fatto che non vi sia un’altra tendenza a bilanciarla. Solo una parte è attiva, quella religiosa, ma le persone laiche non si muovono affatto”.
Rukbi vuole che i siriani laici si impegnino con le masse proprio come hanno fatto i Qubaisiat, “non che stiano distanti da loro”.

Fonte: Osservatorio Iraq.

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