Mogadiscio fa paura ai Governi occidentali.

La conferenza ospitata a Kampala, in Uganda, dall’African Center for the Constructive Resolution of Disputes (ACCORD) ha tracciato un bilancio tragico e lucido della situazione in Somalia.

Sono passati due anni da quando le prime truppe dell’Unione Africana (UA) sono arrivate nel Paese con il mandato delle Nazioni Unite che ha approvato il dispiegamento di ottomila berretti verdi della missione di pace Amisom.
Ma il numero di soldati è ancora fermo a 5.500 unità e soltanto Uganda e Burundi hanno risposto alla richiesta di invio di truppe.

ACCORD è un’organizzazione sudafricana che si occupa di peacekeeping e risoluzione dei conflitti in Africa: ha inivitato a Kampala rappresentanti dell’UA, responsabili militari dell’Amisom e giornalisti internazionali per discutere del ruolo della missione.

Felix Kulayigye, portavoce delle forze armate ugandesi, ha detto di essere deluso del comportamento dei governi africani che non vogliono occuparsi del conflitto somalo: “Vogliono sapere cosa rischiano e cosa possono guadagnarci prima di mandare i soldati”, ha dichiarato.
La cattiva reputazione di Mogadiscio, dove la guerra va avanti da quasi vent’anni, è una delle cause che spingono i Paesi africani a evitare di implicarsi nel conflitto.
L’attentato avvenuto il 3 dicembre u.s. nella capitale somala, mentre a Kampala si svolgeva questo incontro, è stato un’ulteriore testimonianza del fatto che il Paese è estremamente instabile: l’esplosione ha causato la morte di quattro ministri del Governo federale di transizione del Presidente somalo Sheikh Sharif Sheikh Ahmed.
Durante la conferenza è stato criticato il ruolo della Nazioni Unite che non hanno mantenuto la promessa di far approvare entro il giugno scorso una risoluzione per l’invio dei loro soldati.
Ha suscitato polemiche anche la dichiarazione del segretario generale dell’ONU: Ban Ki-moon ha detto che la Somalia è troppo pericolosa per qualsiasi missione, scoraggiando l’ipotesi di un intervento nel Paese.

Anche nei governi del Malawi, del Mali, del Ghana e della Nigeria avevano promesso di spedire truppe in Somalia.
Poi la milizia islamista Al Shabaab ha minacciato di attaccare Kampala e Bujumbura, le capitali dei due Paesi che hanno già inviato soldati a Mogadiscio, e il processo si è interrotto.
Ken Abotsi, addestratore delle forze di pace in Nigeria, ha giustificato il comportamento di Abuja dicendo che la preparazine dei soldati nigeriani non sarebbe sufficiente a garantire dei risultati in Somalia.

Wafula Wamunyinyi, il rappresentate speciale dell’UA per la Somalia, oltre a condannare l’attentato di Mogadiscio, si è lamentato dell’ostilità della stampa locale nei confronti dei suoi funzionari. “Quando subiamo attacchi i giornali non fanno nessuno sforzo di difenderci e ci descrivono come nemici del popolo somalo”.
Finora sono morti più di 60 militari dell’Amison.
Ma la situazione fa pensare che questa cifra continuerà a crescere.

Fonte: Henry Owuor per “The Daily Nation”, Kenya.

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