Atlante delle guerre.

«Quando le guerre nascono, i vertici del potere non tengono conto dell’opinione pubblica. Di essa si accorgono solo quando la guerra è finita, quando ormai è troppo tardi».

Con queste parole Ettore Mo, storico inviato di guerra del Corriere della Sera, anticipa uno dei motivi che hanno portato alla nascita dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo, un volume diviso in 34 schede scritto da giornalisti che da anni si occupano di politica internazionale.
Appartenente a quella razza di giornalisti convinti, come il suo maestro Egisto Corradi, che «il vero giornalismo si fa con la suola delle scarpe», Mo ha presentato a Bologna alla libreria Coop Ambasciatori l’edizione 2009 del volume, insieme a Francesco Cavalli del Premio Ilaria Alpi, che ha sostenuto la pubblicazione con l’associazione 46° parallelo, e al giornalista della Rai di Trento Raffaele Crocco. Un annuario corale per ripercorrere guerre note e dimenticate attraverso le testimonianze sul campo di giornalisti che in quei teatri di guerra hanno vissuto, per raccontarli ai lettori italiani.

«È uno strumento che non può far certo male — sostiene Ettore Mo — anzi può essere utile per fornire un quadro sistematico di conflitti a chi solo saltuariamente viene a conoscenza di queste situazioni». Un’operazione destinata ad avere un seguito, con una cadenza annuale di uscite e il costante aggiornamento del sito www.atlantedelleguerre.it .
Il volume è invece arricchito dalle introduzioni ai vari continenti, curate dallo stesso Mo insieme a Flavio Lotti, da una sezione di schede più brevi dedicate ad aree di crisi di cui si hanno notizie meno certe, e da un quadro dei danni arrecati dalle guerre ai patrimoni culturali e ambientali dei vari Paesi. Ettore Mo, dopo gli inizi come giornalista di teatro e musica e un inquieto e avventuroso girovagare, che lo ha visto sguattero a Parigi, barista nelle Isole della Manica, bibliotecario ad Amburgo, insegnante di francese a Madrid, infermiere in un ospedale per incurabili a Londra, istitutore a Padova, da più di 30 anni racconta con il suo inconfondibile stile scarno quelle guerre a cui si è sempre accostato cercando di toccarle con mano.

Anche se ai suoi occhi i conflitti, nel tempo, non sono poi cambiati di molto: «I motivi che scatenano le guerre sono sempre gli stessi — racconta — l’occupazione dei territori, il desiderio di influenzare un Paese vicino, il fanatismo religioso.
L’unico cambiamento sono quelle armi molto più sofisticate del passato, che oggi possono risolvere molto rapidamente, e altrettanto tragicamente, una guerra».
Le tante crisi mondiali raccontate sempre sul posto e osservate direttamente con i propri occhi, che pure hanno lasciato in Mo un certo scetticismo sul ruolo dell’opinione pubblica nello svolgimento dei conflitti, non gli hanno impedito di aderire con passione all’idea di questo Atlante, che il suo ideatore Raffaele Crocco aveva conservato per anni nel cassetto: «Da sempre, in tutti gli anni passati ad occuparmi di guerre come giornalista — racconta il fondatore del quotidiano on line Peacereporter — mi sono chiesto perché nessuno mettesse in fila le cose.
Ora questo Atlante vuole raccontare la realtà.
Vuole dire che la guerra c’è, in troppi posti. Vuole spiegare le ragioni di tutte le guerre in corso, far capire perché ci si combatte e chi interviene. Vuole uscire dal sogno che la pace sia tra noi, senza prendere posizione a favore di qualcuno o qualcosa, senza parlare di buoni o cattivi».

Fonte: Corriere della Sera.

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