“A Kabul per salvare le nostre città”

Il fallito attentato sul volo Amsterdam-Detroit forse è stato un brusco risveglio per l’opinione pubblica occidentale. Non così per i governi che temono sempre la minaccia del terrorismo islamico. «Mai abbassato la guardia. Perciò stiamo in Afghanistan», dice il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Sul tavolo, il bilancio di un anno al ministero: emergenza rifiuti in Campania e a Palermo, terremoto, disastro di Messina, pattuglie nelle città, ora pure la neve a Milano. Non c’è guaio nazionale che non si ricorra alle forze armate.

Scusi, ministro, non è chiaro alla gente perché i soldati stiano in Afghanistan a impedire atti di terrore in Europa o in America. Qual è il collegamento?
«Siamo lì perché vogliamo contribuire alla ricostruzione di quello sfortunato Paese. Ce ne sono molti nel mondo, si dirà, che sarebbero meritevoli di aiuto. Giusto. Ma se ci concentriamo sull’Afghanistan è perché siamo consapevoli che è da lì che si contrasta l’espansione del terrorismo nelle nostre città. Stiamo in Afghanistan per impedire che torni ad essere il trampolino di lancio dei terroristi. E che se così non fosse, sarebbe non del tutto spiegabile il nostro impegno in soldi e in vite umane».

Una consapevolezza che sembra bipartisan, a giudicare dai voti in Parlamento.
«Sì, è un grande orgoglio poter dire, come ho fatto di recente ai paracadutisti schierati nella caserma “Vannucci” di Pisa, rientrati da poco dall’Afghanistan, presenti anche i reparti speciali delle tre forze armate, che la cosa più bella degli ultimi tempi è stato il tabellone del voto elettronico alla Camera dove, per il rifinanziamento delle missioni internazionali, non c’era un solo voto contrario, eccetto gli astenuti di Di Pietro».

Quel discorso di Pisa ha fatto sobbalzare qualcuno. L’hanno ripresa per l’atto di omaggio alla X Mas.
«Mah, l’ignoranza regna sovrana. Forse ai discorsi dovremo aggiungere i sottotitoli. Mi rivolgevo agli incursori di Marina, degni eredi degli eroi della X Mas, le medaglie d’oro che forzarono i porti di Malta, Suda e Gibilterra. Questa è la storia della nostra marina militare. Altro fu la X Mas ricostruita da Junio Valerio Borghese sotto la Repubblica sociale, che combatté a terra e non per mare. E’ come richiamare l’esempio di El Alamein per i parà della Folgore. Ma d’altra parte c’è sempre chi non vuol capire. A Pisa sono comparse ieri delle scritte contro il sottoscritto perché avevo fatto cancellare da un muro altri insulti rivolti ai caduti di Nassiriya e contro gli ebrei».

Tornando all’Afghanistan, ministro, che cosa succederà nel prossimo anno? «Progressivamente a Herat s’innalzerà il numero dei nostri soldati. Come è noto, saranno mille in più. Contestualmente, viste le decisioni degli organismi internazionali, ridurremo l’impegno in altre missioni. Scenderemo di duecento soldati in Libano e forse, entro l’anno, anche del doppio. Nel corso dell’anno, inoltre, ridurremo di mille unità la presenza in Kosovo».

E così avremo tanti soldati in più nel centro dell’Asia come ci ha chiesto il presidente Obama. Ma per fare che cosa?
«Non cambia la missione, né il territorio che ci è stato assegnato. Muta però l’approccio, avvicinandosi al nostro, e cioè un lavoro contestuale tra sicurezza e ricostruzione. Noi italiani abbiamo sempre insistito sulla necessità di farci amici i capivillaggio e le popolazioni. Restiamo dunque nella Zona Ovest, che sarà tutta di responsabilità italiana, salvo una fascia meridionale assegnata agli americani, e ci siamo opposti a nuove enclave americane».

Per sei mesi di missioni internazionali ha appena incassato 750 milioni di euro. Una bella cifra. Diminuisce invece lo stanziamento ordinario…
«Abbiamo accettato il principio che lo Stato deve costare meno ai cittadini».

Avrete però una nuova società, la «Difesa Spa», che ha fatto molto discutere.
«Se abbiamo accelerato l’approvazione è stato per trovare la migliore sinergia con il nostro vero interlocutore, che è il ministero dell’Economia. Dato che siamo stati i primi a dare, vedi le aree concesse per Roma Capitale, abbiamo ottenuto una discussione accelerata per “Difesa Spa”. Con l’Economia è stata trovata una mediazione: la Spa non gestirà la vendita del patrimonio immobiliare, ma la valorizzazione dei marchi e la fatturazione dei servizi che la Difesa offre al resto dello Stato e agli Enti locali. Finora gli introiti andavano all’Erario, ora torneranno a noi e ci serviranno per incrementare la manutenzione dei mezzi e il turn-over degli uomini».

Fonte: La Stampa.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...