Ultimo, l’uomo che arrestò Riina: diventa un mito e resta tra gli umili.

Il lavoro è sempre lo stesso, carabiniere fra i carabinieri, oggi quelli della tutela ambientale. Il grado invece è diverso, il Capitano che fu ha aggiunto alle tre stelle la corona da colonnello. Del privato invece parla poco, si conosce la sua passione per i falchi, animali puri, liberi; si raccontano le passeggiate con il suo lupo. Tutto il resto, per ovvie ragioni di sicurezza, rimane nell’ombra: la mafia non dimentica il Capitano Ultimo, non può. Ma nemmeno il Capitano Ultimo, l’uomo che arrestò Totò Riina, dimentica la mafia. Lui la combatte ancora, con altri mezzi, da nuove angolazioni. Con la divisa, quando indaga sui consorzi del malaffare che lucrano sui rifiuti. O con il suo impegno nel sociale. Perché ci vuole forza, ci vuole coraggio per mendicare – la parola che usa lui è proprio questa, sì, nessuna vergogna – per gli altri che hanno bisogno: trovare fondi, aiuti, costruire una casa famiglia per i ragazzi in difficoltà.

E così facendo togliere risorse, strappare materiale umano alla mafia. Sì, ci vuole forza e coraggio per essere allo stesso tempo fantasma e leggenda: nascosto sempre da nemici implacabili che mai dimenticano e contemporaneamente restare colui che ha piegato la mafia. Onori ed allori, libri, fiction televisive, tutto per un nome di battaglia che mai ha mostrato il suo vero volto in televisione. Proprio oggi saranno passati diciassette anni, dal giorno in cui il boss dei boss cadde nella rete, ma il Capitano Ultimo dentro è rimasto lo stesso ragazzo. Non parla, Sergio De Caprio, oggi colonnello, resta umile fra gli umili: il guerriero di allora, l’ufficiale che comandava il Crimor, l’idealista scomodo adesso è impegnato in nuove battaglie. Diverse, ma non meno dure, battaglie nel sociale appunto.

Così alle polemiche dei tempi recenti, alle falsità di chi ha cercato di sporcare quello storico successo dello Stato contro la Mafia velandolo di trame oscure mai dimostrate, sussurrando di chissà quali accordi sottobanco, la risposta arriva nei fatti. Stasera al Palauditore di Palermo la festa della Legalità ricorderà quel 15 gennaio del 1993, quando Riina finì nelle mani dei militari del Crimor. Ci saranno, i ragazzi di Ultimo, e ci sarà lui, il colonnello rimasto Capitano nel cuore, insieme al generale Mario Mori. La serata, organizzata dalla Nazionale Cantanti e da Raul Bova, servirà a raccogliere fondi per costruire una casa famiglia per i figli dei carcerati, soldi raccolti dall’Associazione Volontari Capitano Ultimo Lui, De Caprio, non rilascia interviste, tuttora resta il fantasma diventato leggenda. Poche le informazioni su di lui, per ovvie ragioni di sicurezza. Dal 2000 lavora con i militari della tutela ambientale.

Chi lo conosce sa che la figura del carabiniere come lui la intende non cambia a seconda degli impegni che fronteggia, sia una cattura rischiosa o un’inchiesta sulla mafia dei rifiuti o sia invece porgere la mano al prossimo. Questo è l’atto eroico di oggi, essere presente laddove serve, in divisa o senza, combattendo il male sempre. Un male che non dimentica, dicevamo. È di ieri la notizia, data da Studio Aperto, che la scorta che a Ultimo era stata tolta, ora è stata ripristinata. Ci sono volute le solite polemiche, c’è voluto che un centinaio di colleghi si offrissero di proteggerlo loro, il Capitano, fuori dall’orario di servizio. Volontariato anche qui insomma. Da cui certe volte però anche le Istituzioni imparano.

Fonte: Il Tempo.

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2 risposte a “Ultimo, l’uomo che arrestò Riina: diventa un mito e resta tra gli umili.

  1. grazie capitano, io sono una guardia giurata e vorrei stingerti la mano almeno volta nella vita……ho lasciato l’email e spero un giorno di poterti incontrare per me sei un mito… spero in una risposta…..

    • Gentile Domenico,
      Questo mio blog raccoglie solamente gli articoli
      che reputo piu’ interessanti, e purtroppo non
      mette in collegamento coi soggetti trattati.
      Grazie infinite per la Sua visita.

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