Quirra: sposteremo la pista dei droni.

Riuscirà un piccolo rospo a sconfiggere una pioggia di missili? Ce la farà il «discoglosso sardo», come lo chiamano gli specialisti e gli esperti, a fermare l’ avanzata degli aerei senza pilota? Qualcuno lo aiuterà a difendere l’habitat dove vive da millenni?
Come nella storia di Davide e Golia, tutto sembra congiurare contro di lui, minuscolo e insignificante anfibio, inerme di fronte a una potenza di fuoco devastante.
Niente dubbi, insomma: il gigante parte favorito. Ma può darsi che sia la stessa potenza delle forze armate a rivelarsi una debolezza e che le cose vadano in un’altra direzione. Dopo la protesta di un comitato che lotta per la tutela delle grotte di Is Angurtidorgius, rifugio del rospo e di altri suoi rarissimi amici come le salamandre e i geotritoni, il Comando del poligono di Quirra assicura un mutamento di rotta: sposterà la pista destinata all’a tterraggio dei droni, i velivoli teleguidati da terra.
«Il progetto iniziale prevedeva una striscia tattica nella zona soprastante le grotte – chiarisce il generale Roberto Quattrociocchi, comandante della base – Ma niente ci vieterà un domani, quando e se il piano diventerà davvero effettivo, di farla arretrare di una trentina di metri a protezione del patrimonio carsico». «Che sia questa con esattezza la soluzione o che ne venga individuata un’altra, quegli anfratti naturali saranno in ogni caso salvaguardati», garantisce Quattrociocchi, con un sorriso, nella sala briefing della base. Parola di generale, quindi. Ufficiale e gentiluomo. Ma gli ecologisti si riservano comunque di verificare. Perché le guerre, attorno a questo complesso di frequente al centro di violentissime polemiche per la Sindrome di Quirra e per le bonifiche degli ordigni bellici, non sono solamente quelle simulate (dai militari). E le ultime costestazioni – civili e civilissime – riguardano appunto l’ambiente suggestivo a 600 metri sul livello del mare. Scrigno di preziose specie da salvaguardare. Ricchissimo di testimonianze del passato: nuraghi, domus de janas, pozzi sacri.
È comunque una svolta inattesa che apre uno spiraglio di luce per il piccolo rospo. Con un antefatto. La questione grotte comincia qualche mese fa. Secondo un comitato per la difesa di Is Angurtidorgius e di altri beni naturalistici dell’isola, una serie di crolli accertati la scorsa estate dipende dai bombardamenti. Il Comando del poligono invece sostiene che non esiste una ipotesi sicura. E pensa che i danneggiamenti siano dovuti a una imponente alluvione che ha interessato l’intera area allagandola e provocando cedimenti di strade e ponti.
Il fisico cagliaritano Massimo Coraddu, 43 anni, membro del comitato scientifico che ha fatto suo il problema, pone un interrogativo pressante: «Come potranno sopravvivere le grotte e i suoi animali dal momento che i soldati dovranno livellare con le ruspe tutta l’area per costruire l’aeroporto?». «E c’è poi da domandarsi come mai i militari, con tutto lo spazio disponibile nella base, debbano realizzare la pista a Is Angurtidorgius e come mai continuino a lanciare razzi e missili proprio laggiù – afferma ancora – Ci sono bersagli lungo tutto il tracciato. È chiaro che i crolli sono stati causati dalle esercitazioni. Così com’è evidente che la zona è disseminata di cilindri d’acciaio esplosi».
Giova a poco, a parere di Coraddu, sottolineare da parte dell’a viazione militare che i proiettili non sono carichi di esplosivo ma di cemento. «Vorrà dire che si conficherrano nel terreno aprendo varchi e non faranno magari crateri di 30 metri – sottolinea – Ma la distruzione delle grotte, protette come uno dei dieci sistemi carsici più importanti dell’isola, sarà certamente accelerata da queste manovre».
I vertici del poligono non si stancano di ripetere rimarcare come uno dei loro principali interessi sia sempre stato quello di difendere l’ambiente. Dopo incompresioni, segreti e dubbi, le nuove parole d’ordine sembrano essere apertura verso l’esterno, disponibilità e cortesia. «Non vivrei qui da 30 anni con i miei familiari se avessi qualche timore di carattere sanitario – osserva il colonnello Gianni Fresi – E per quanto riguarda le grotte dico solo che sono appassionato di speleologia e faccio trekking, il primo a volere che questi luoghi siano preservati». Stessa politica rassicurante, anche sulle preoccupazioni legate ai droni usati oggi in Pakistan dagli Usa per bombardare i talebani, dal capitano Marco Usai, pilota e addetto stampa del poligono: «Questi velivoli possono venire usati anche per scopi civili di ricognizione».
Ma in tanti ricordano i contrasti Aeronautica-Enac sul corridoio che i militari vorrebbero creare tra Decimomannu e Quirra proprio per far passare i droni, evidentemente ritenuti poco sicuri dalle autorità civili. E altre stoccate arrivano dai naturisti. «Il poligono insiste in un’area dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’u manità – rileva Mariella Cao, di Quartu, insegnante in pensione, portavoce del movimento Gettiamo le basi – Come si può pensare di lanciare altri ordigni in quella zona?». «Ci hanno accusato di aver impiegato diserbanti e compromesso le falde – replica il generale Quattrociocchi – Ma non c’è niente più falso: quelle sostanze non può usarle nessuno, tantomeno noi, le acque sono tutt’altro che inquinate».
La geologa Noemi Toxiri, 31 anni, di Girasole, anche lei del comitato per la difesa delle grotte, si dichiara invece molto preoccupata. «I crolli sono stati rilevanti, soprattutto nell’area in cui il fiume viene inghiottito dalla grotta – afferma – Non è strano che ci possano essere fratturazioni naturali. Ma nella parte soprastante ci sono rocce esplose. È allora palese un fatto: le vibrazioni e le scosse accelerano processi che diversamente si svilupperebbero magari nel corso dei secoli o dei millenni».
Dopo una mostra di foto sulla minaccia incombente per le grotte e passeggiate antimilitariste, non si escludono nuove mobilitazioni ecologiste. O almeno se le aspettano il piccolo rospo e i suoi compagni negli anfratti. Senza una grande attenzione, e senza un tracciato modificato come ora assicurano al poligono, la controffensiva degli amici delle specie protette non sarà certo destinata al successo.

Fonte: La Nuova Sardegna.

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