Isole, previsioni meteo e felpe: la Difesa vende i suoi gioielli.

Al mercato la bancarella più ricca sarà quella della Difesa. Ci sarà di tutto, ogni ben di Dio: qui si venderanno mappe e carte e anche fotoriproduzioni satellitari; lì saranno ceduti al miglior offerente i servizi meteorologici; più giù ci sarà il settore abbigliamento: felpe, tute, giacche, maglioni, pantaloni, cappelli, tutto griffato “Esercito” o “Marina” oppure “Aeronautica”; per i contratti importanti è pronta un’area riservata, dove poter affittare cose grosse: intere caserme, interi depositi, interi poligoni; e poi ancora, fari, arsenali, addirittura isole.
Non stiamo scherzando. Abbiamo preso a prestito l’idea della bancarella per far capire che la Difesa sta allestendo un grande mercato con i suoi “prodotti”. Non proprio su una bancarella, ma insomma cambia poco. Ciò che conta, come in ogni mercato, è il concetto: la messa in vendita di un bene per ricavarne un utile.
La Difesa si è decisa a questo passo qualche tempo fa. Avendo scoperto di possedere una ridondanza di beni, molti dei quali divenuti disutili e ingombranti, ha deciso di sbarazzarsene vendendoli o affittandoli. Ma qui ha trovato il primo ostacolo: un Ministero, infatti, non può fare cassa. I proventi delle eventuali cessioni dei beni della Difesa sarebbero andati al Ministero del Tesoro che avrebbe messo il ricavato a fattor comune, girandone solo una piccola percentuale (il 20 per cento) all’amministrazione della Difesa. Era dunque necessario trovare un sistema che sanasse il corto circuito e che permettesse di far finire nelle casse della Difesa e solo lì tutto il ricavato della cessione dei beni della Difesa.
E’ nata così la “Difesa servizi Spa”, primogenita delle Spa “ministeriali” e Musa ispiratrice della ormai famosa “Protezione civile Spa”, che però divergeva completamente dal modello originale essendo stata concepita per spendere e non per incassare e che comunque è stata abortita ancor prima di nascere.
Lasciamo ora che a spiegarci che cos’è la “Difesa servizi Spa” sia l’uomo che ne è stato l’inventore, ovvero il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto: «La “Difesa servizi Spa – dice – è un soggetto che nasce con la finalità di fatturare per incassare, trasformando un tipico soggetto di spesa, il Ministero, in un’entità capace di produrre valore aggiunto».
Vediamo come funzionerà. Le tipologie d’intervento per fare cassa sono, come si diceva, molteplici. Il sottosegretario Crosetto, mentre ci parla, ha davanti alla scrivania due enormi pannelli dell’Arsenale di Venezia: la Biennale ha richiesto di poterne utilizzare una parte per ospitare le mostre d’arte. Dunque, nella nostra ricognizione, partiamo proprio dall’Arsenale. Dice Crosetto: «Gli arsenali e non solo quello di Venezia, che è di grande pregio storico, hanno i bacini vuoti sei mesi all’anno. Perché tenerli vuoti? Abbiamo pensato allora di affittarli alle industrie cantieristiche, che non sanno dove andare a fare manutenzione delle imbarcazioni».
Visto che siamo a Venezia, continuiamo con Venezia: «L’Isola di Sant’Andrea – dice Crosetto – è un ex idroscalo ora solo parzialmente occupato da una piccola guarnigione di Lagunari. Potremmo farne un porto per yacht, uno dei più belli del mondo. Ne ho già parlato a Cacciari e Galan, sono entusiasti dell’idea». Crosetto è un fiume in piena e non si ferma più: «L’ospedale militare del Celio sta tutto sulle spalle dell’Esercito ma non è che i pazienti siano solo militari, anzi. Abbiamo allora pensato di fare delle convenzioni con la Regione, come avviene per le cliniche private». Poi i marchi. Spiega il sottosegretario: «Da un po’ di tempo in qua è tutto un fiorire di magliette targate “Aeronautica militare” o di giacconi con lo stemma della Marina o di giubbotti dell’Esercito. Vanno molto di moda, i giovani le comprano ma le Forze armate dalla cessione del proprio marchio non hanno incassato il becco di un quattrino. Bisognerà aggiustare il tiro». Altro servizio famoso, graziosamente ceduto agli utenti, è quello meteorologico dell’Aeronautica militare: «Non è giusto fornirlo gratis», dice Crosetto. Così come non è giusto fornire gratis tutte le decine e centinaia di mappe e carte geografiche prodotte dagli Istituti geografici militari: «Bisognerà trovare loro un mercato, d’ora in poi», sempre Crosetto. Perfino i poligoni militari potrebbero essere sfruttati meglio: «Potremmo permettere di utilizzarli anche alle Forze armate di altri Paesi – dice il sottosegretario – Così ammortizzeremmo i costi».
Questo è dunque il grande progetto che dovrà gestire la “Difesa servizi Spa” quando, tra qualche settimana, sarà pienamente operativa con un consiglio d’amministrazione bell’e formato.
Della vendita delle caserme, che rappresentano il bene più cospicuo da mettere sul mercato, se ne occuperà invece direttamente il Ministero. E’ di una settantina, su tutto il territorio nazionale, la prima tranche delle caserme da dismettere. A Roma ne sono già state individuate sette. A Milano sarà venduta la “Montebello”, a Torino la “La Marmora”, alla Spezia il forte Cavour (e c’è anche una mezza idea di affittare l’isola Palmaria), a Bologna la “Tagliamento” e a Firenze la “Cavalli”.
A Roma sotto la mannaia delle dismissioni andranno sicuramente l’ex deposito di carburanti di Vitinia, i magazzini dell’Aeronautica militare di Via del Porto fluviale e di Via Papareschi. Esiste insomma una grande urgenza di monetizzare. «Con la necessità di alloggi che c’è – conclude Crosetto – la Difesa mantiene 500 appartamenti vuoti perché non riesce a fare manutenzione. E sa perché non riesce? Perché i soldi dell’affitto vanno al Tesoro, che non li restituisce per la manutenzione. Questo non dovrà accadere più».

Fonte: Il Messaggero.

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