La moglie dell’imam di Napoli: “Donne islamiche, uscite di casa ed integratevi!”

«Il velo che noi donne islamiche dobbiamo togliere è quello del pregiudizio». A lanciare l’insolito appello è Broucra Charraki, una delle quattro donne che domani saranno premiate nel corso della terza edizione di «Napoli positiva», la manifestazione organizzata dall’associazione «No Comment» per dare visibilità a una cultura del fare», tutta al femminile. Broucra è la moglie dell’imam di San Marcellino, ha 35 anni e tre bambini, ed è marocchina. Anche lei indossa l’hidjab, il velo islamico. Anzi è fiera di portarlo. Per questo ha lanciato l’ appello alle musulmane che vivono a Napoli e in Campania. Un videomessaggio che verrà trasmesso domani, durante la manifestazione che si terrà alle 11, presso l’Istituto statale Don Milani a San Giovanni a Teduccio.«Non basta essere casalinga o mamma» dice, prima in italiano e poi in arabo, guardando dritto nella telecamera. «Dovete, dobbiamo uscire di casa, imparare l’italiano, conoscere la cultura di questo paese. Solo così potremo comprendere di più i nostri figli, che sono nati qui e sono parte integrante di questo mondo». E con queste parole, Broucra, nonostante quel suo copricapo nero, a cui non rinuncerebbe mai, riesce a sollevare un velo più sottile, insidioso e impalpabile: quello del pregiudizio, tessuto nel silenzio da migliaia di donne islamiche. «Io faccio tutto liberamente – spiega – e vorrei che anche altre donne musulmane si integrassero. Oggi sono come «invisibili» per scelta. Per paura di affrontare gli altri, perché non conoscono bene l’italiano o non sanno integrarsi. Preferiscono la strada più facile: rimanere chiuse in casa». Un otto marzo, particolare, dunque. Raccontato da «donna musulmana a donna musulmana» e condensato nel videomessaggio. Ed il premio diventa l’occasione per promuovere l’emancipazione e l’integrazione delle donne islamiche. Broucra Charraki si occupa della casa e della famiglia. Forse per questo è convinta che le donne immigrate debbano aprirsi di più al tessuto sociale in cui vivono. «Le arabe che vogliono migliorare la loro vita – afferma – possono contattarmi direttamente. La donna resta di più con i figli, ma per comprenderne i comportamenti e aiutarli, deve imparare la cultura italiana. Se non lo fa, c’è il rischio che possa fraintendere atteggiamenti che invece sono normali per un ragazzo cresciuto in Italia. Poi – dice – c’è il rischio che «nel tempo i bambini non riescano più a comunicare con le madri». Dunque «non basta che tu sia casalinga e mamma – dice rivolta alle donne nel videomessaggio – devi essere in gamba». Poi un commento sulla sua esperienza. «Il principale problema che ho incontrato in questi dieci anni è il pregiudizio delle persone, che reputano la donna islamica sottomessa al marito. Non è così. Ma noi non abbiamo fatto nulla per far capire chi siamo e che si sbagliano sul nostro conto. Quindi è pure colpa nostra». Anche le altre tre premiate di «Napoli positiva» sono immigrate: Halina Sokhstska, Svitlana Hryhorchuk e Bloom Madhusha. «Sono quattro testimonianze di confine – è la motivazione del premio – storie di donne coraggiose, quattro scelte estreme. La cultura multietnica avanza inarrestabile, e le donne restano il filo conduttore per ogni cambiamento sociale».

Fonte: Il Mattino.

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2 risposte a “La moglie dell’imam di Napoli: “Donne islamiche, uscite di casa ed integratevi!”

  1. MI rallegra leggere un articolo del genere ma la foto che avete messa è in contraddizione con ciò che dice Broucra Charracki. Nella foto io vedo una donna con il volto completamente coperto dal burka, penso si chiami così, e il burka è indubitabilmente un segno della sottomissione della donna, un segno di una cultura che ha cancellato la donna e quindi maschilista che ha paura della donna e vuole nasconderla e cancellarla. E che tra l’altro non ha alcun riscontro nel Corano. Mi si può obiettare che non c’è nulla di male se una donna decide di propria volontà di indossare il burka, ma io dico che purtroppo questo ci dice solo che la cultura, la visione del mondo della classe egemone viene accettata anche dalla classe subalterna perché da questa e da tutti sentita non come cultura di una classe dominante che da una visione del mondo che giustifichi certe ingiustizie e lo status quo, e quindi come ulteriore strumento di potere, ma come la cultura in senso universale al di sopra di tutto e di tutti. Ora la discrepanza tra articolo e foto potrebbe essere spiegata in moltissimi modi, io la interpreto come un primo e timido tentativo della donna musulmana di staccarsi dall’autorità dei maschi che ha imposto ad esse il burka e come un tentativo di non andare al di là del seminato per non preoccupare l’autorità del padre dei fratelli e del marito. Se anche fosse così, ben venga.

  2. Gentile Giuseppe, la fotografia e’ volutamente scelta…

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