Archivi del mese: aprile 2010

Energie pulite: nasce a Pechino un centro sino-europeo a guida italiana

Avrà una forte impronta italiana il Centro sino-europeo per le energie pulite che sarà inaugurato il 30 aprile a Pechino dal Presidente della Commissione UE Barroso e dal Ministro dell’Ambiente Prestigiacomo. Il centro, infatti, sarà gestito da un consorzio guidato dal Politecnico di Torino. Il progetto ha un valore strategico nel quadro della cooperazione UE-Cina in materia ambientale, oltre che sul piano bilaterale.
La sede della struttura sarà collocata nell’edificio simbolo della cooperazione italo-cinese: il Palazzo Eco-efficiente presso l’Università di Tsinghua, progettato e realizzato con finanziamenti del Ministero dell’Ambiente e con tecnologia italiana, già sede del Dipartimento di Scienze Ambientali dell’Ateneo.
Il Centro potrà essere una straordinaria piattaforma per promuovere collaborazioni innanzitutto di natura commerciale, ma anche di sviluppo tecnologico, di capacity building, di formazione, di assistenza in quelle che sono le cinque aree prioritarie di intervento del progetto: carbone pulito, carburanti biologici, risorse, efficienza energetica e smart grids.
Secondo molti studi internazionali del settore nel 2009 la Cina è stato il Paese che ha realizzato i maggiori investimenti al mondo nel settore delle energie pulite (34 miliardi di dollari) e secondo le proiezioni governative gli investimenti continueranno a crescere del 25% nel 2010. Per modificare il suo mix energetico e rendere il suo fabbisogno sostenibile nel medio periodo, la Cina si è data delle precise scadenze interne, e per rafforzare le sue capacità tecnologiche guarda all’Europa, riconoscendo la leadership che essa ha in questo settore.

Fonte: MaE.

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I talebani lanciano gas su una scuola femminile di Kunduz

Una cinquantina di bambine sono rimaste intossicate da un gas sprigionato nella loro scuola di Kunduz, nel nord dell’Afghanistan. Lo ha riferito un capo di polizia provinciale indicando come responsabili dell’attentato i talebani, che si oppongono fra l’altro all’istruzione femminile. Il funzionario di polizia, Abdul Razzaq Yaqubi, ha precisato che a sentirsi male, in alcuni casi fino a svenire, sono state 48 ragazzine e alcuni professori.
Fonti ufficiali dell’ospedale di Kunduz hanno riferito che molto scolare hanno accusato dolori, vertigini e vomito.
Quando erano saliti al potere in Afghanistan, tra il 1996 e il 2001, i talebani avevano abolito ogni forma di istruzione femminile, e la questione rimane controversa in gran parte dell’Afghanistan.
Attentati simili a questo erano stati compiuti negli anni scorsi in altre parti del Paese, pure dove la presenza talebana risulta più debole. Soltanto la settimana scorsa, ha ricordato Yaqubi, il capo della polizia provinciale, 20 bambine si erano ammalate per un sospetto avvelenamento in un’altra scuola di Kunduz.
Nel sud e nell’est dell’Afghanistan, dove i talebani controllano città e villaggi, le scuole femminili restano chiuse, gli insegnanti vengono minacciati e qualche bambina è stata addirittura sfigurata con l’acido.
“Ero in classe quando ho sentito l’odore come di un fiore”, ha raccontato Sumaila, 12 anni, una delle piccole ricoverate. “Ho visto le compagne e il professore svenire – ha riferito ancora la bambina – e quando o riaperto gli occhi ero in ospedale”. Nonostante l’intossicazione, Sumaila spera che il padre le consenta di tornare a scuola: “Sono molto impaurita – ha detto la bambina – I miei genitori sono preoccupati. Mio padre mi ha detto che ho imparato molto. Non so se mi consentiranno ancora di andare a scuola dopo quello che è accaduto”.

Fonte: TGCom.

Storie di donne del vercellese che lottarono per la Libertà

Livia Bianchi, classe 1919, partigiana, fucilata il 21 gennaio 1945 a Cima Valsoda: medaglia d’oro.
Caterina De Nani (Suor Maria Carla) di Mondovì.
Ada Prospero di Torino: medaglia d’argento.
Mariolina Addone ed Ester Cipparoli di Alessandria.
Antonia Giavara di Asti.
Anna Maria Dao e Anna Rosalia Barbero di Cuneo, Maria Pollet di Brusson: tutte e tre medaglie di bronzo.
E tante altre sono le donne che in Piemonte lottarono accanto agli uomini per riportare in Italia la libertà e scacciare i tedeschi.
Anche Vercelli ebbe i suoi grandi esempi di coraggio ed eroismo come quello di Lorenzina Unio, di Costanzana, una delle prime staffette partigiane, uccisa in un posto di blocco al rione Canadà.
Come “Tere” Garavana, impiegata comunale che, nonostante il pericolo, provvedeva di fornire di documenti falsi i fuggitivi.
Come Bianca Grasso e la dottoressa Anna Marengo che non esitarono, da sole e nella clandestinità perché entrambe ricercate, ad amputare una gamba ad un partigiano che altrimenti non sarebbe sopravvissuto.
Ogni donna aveva un suo nome di battaglia, non tutte si conoscevano fra loro per evitare in caso di arresto e di tortura di svelare l’identità delle altre.
Le donne raccoglievano riso, indumenti, a volte disfacevano persino i materassi per recuperare la lana, filarla con qualche mezzo improvvisato e farne calzettoni e guanti da portare in montagna ai combattenti insieme alle notizie sui movimenti nazifascisti.
Fra il ‘43 ed il ‘44 si formarono a Vercelli, Torino e Milano i cosidetti “Gruppi di difesa per la donna e per l’aiuto ai combattenti per la libertà”. Ma anche nei paesi intorno alla nostra città come Trino, Stroppiana, Caresana, Motta de’Conti le donne si riunirono per lottare. E proprio nel giugno del ‘44 fu organizzato il primo sciopero in difesa di quattro giovani renitenti alla leva che sarebbero stati fucilati al cimitero.
Grazie alle donne di Vercelli la notizia rimbalzò di fabbrica in fabbrica: dalla Setvis e dalla Sambonet alla Roy, fabbrica di cartonaggi con prevalente manodopera femminile.
In via Pietro Micca le operaie della Faini e della Sambonet uscirono tutte e ne arrivarono altre ed altre ancora. La notizia dello sciopero ben presto si diffuse in città e altre persone si unirono alla manifestazione.
Mentre un folto gruppo di donne raggiungeva la Prefettura si scatenò la repressione per obbligare i dimostranti ad entrare in fabbrica.
Non furono sufficienti le squadre fasciste né i carri blindati a spegnere quella spontanea ribellione e l’ordine di fucilazione fu sospeso.
I gruppi di difesa delle donne avevano avuto la meglio.
E dopo la Liberazione si trasformarono nel movimento che prese il nome di UDI (Unione Donne Italiane): vi militarono le rappresentanti di tutti i partiti che avevano lottato durante la Resistenza: Dc, Pci, Psi, Pil, Partito d’Azione.
Il contributo delle donne in quegli anni difficili fu fondamentale e servì ad ottenere il diritto di voto e di essere votate.
A Vercelli, anni dopo, fu istituito un Comitato Provinciale che ebbe come prima sede Palazzo Pasta. Il programma dell’UDI era vasto ed impegnativo. E per la prima volta si parò anche di controllo delle nascite.

Fonte: La Sesia.

La difficile impresa di nascere in Africa e non essere venduti

Aprire gli occhi alla vita — in una parola: nascere — in Africa.
Un dato geografico per riassumere un destino diverso da tutti gli altri possibili in questo mondo: stenti, fame, sopraffazione. E la piaga del traffico dei minori, una vergogna che ai nostri occhi appare inconcepibile. Ma esiste, è reale. Spesso quasi «normale» in certi Paesi. Perché significa guadagni facili per gli sfruttatori che vendono i loro chili di merce umana come schiavi.
Schiavi per i lavori nelle miniere e nei campi, o per i bordelli che aprono in spregio a ogni simulacro di legalità. Soprattutto in questi mesi, in queste settimane. Soprattutto in Sudafrica.
Paradosso delle opportunità.
Il Paese di Mandela, uscito dall’apartheid a testa alta, la nazione — nonostante le inevitabili sacche di povertà e le diseguaglianze – più ricca dell’Africa, ha cercato di utilizzare i Mondiali di calcio come volano per fare un salto ancora più deciso verso lo sviluppo. Ma i soldi, gli investimenti, non hanno portato soltanto lavoro. Le organizzazioni criminali si sono moltiplicate. Il traffico di migranti e di minori ha riempito le statistiche.

I bordelli si sono affollati di ragazzine e ragazzini in attesa dei turisti del sesso. Molti dei quali — nonostante le leggi che prevedono dure pene ai trasgressori anche nei Paesi d’origine — arrivano anche dal prospero Occidente.
Naturalmente, in Sudafrica come in Mozambico, nello Zimbabwe come nell’Africa Subsahariana, sono tanti i volontari che con le loro forze, spalleggiati da ong locali o internazionali, si provano a combattere questo fenomeno. Non è facile.
Ma è possibile e doveroso farlo.
Come dimostra la campagna di Terre des Hommes che, con la Ecpat (End Child Prostitution, Pornography and Trafficking), la più grande organizzazione internazionale che contrasta il fenomeno del turismo sessuale minorile, avvia il 22 aprile, con una conferenza stampa presso la sede Rai di viale Mazzini 14 a Roma, la campagna: «Mondiali 2010: tutti in campo contro il traffico di bambini».

La campagna prevede la diffusione di un filmato sul turismo sessuale, che verrà presentato dalle diverse trasmissioni Rai dedicate allo sport e all’attualità; pagine stampa che verranno pubblicate da oggi fino all’inizio dei Mondiali in spazi gratuiti ceduti dalle aziende pubblicitarie che hanno voluto sostenere l’iniziativa; banner per web (anch’essi ospitati in spazi gratuiti da portali e blog) che rimandano al sito www.tuttincampoperibambini.it , all’interno del quale si potranno approfondire i temi della campagna e scaricare un video e un’applicazione per Facebook «il campionato della solidarietà», da «girare subito a tutti coloro che, tifosi e non, vogliono dire “Io tifo per i bambini e ci metto la maglia”». La campagna entrerà anche negli stadi grazie alla collaborazione di tifoserie e società calcistiche. Prime ad aderire: l’Udinese, la Salernitana, il Torino, il Cesena e la Fiorentina, che sosterranno il turismo responsabile e la difesa quotidiana dei diritti dell’infanzia. «Questa iniziativa — dice Raffaele Salinari, presidente di Terre des Hommes Italia — confida anche nella creatività dei tifosi italiani che, al servizio della difesa dei bambini nel mondo, si sfideranno in una grande gara di solidarietà e partecipazione e, aspettando i Mondiali, insieme tiferanno per i bambini».

Sensibilizzazione e azioni concrete.
Questa è da sempre la cifra di Terre des Hommes. Da una parte denunciare le violazioni contro l’infanzia. Dall’altra aiutare i bambini in Africa a conquistarsi un destino diverso e più degno: studiando. Certo, spesso le risorse permettono di seguire soltanto qualche migliaio di giovani sparsi nei villaggi più poveri, o magari la trasformazione di una capanna di paglia in una stanza in muratura, da adibire a edificio scolastico. Ma tutto questo, una goccia nel deserto, è sufficiente a regalare una speranza a molte famiglie. Perché un bambino che studia avrà la possibilità di strappare sé e i suoi cari alla miseria.
Anche in Africa il destino non è necessariamente scritto nella pietra.
Ma sui banchi: di scuola.

Fonte: Corriere della Sera.

L’impegno italiano nella lotta alla tratta dei minori e delle donne nigeriane

ONU e Cooperazione Italiana insieme per combattere il fenomeno della tratta di minori e donne nigeriane in Italia: i principali risultati di questo impegno, iniziato nel 2002, verranno illustrati nel corso di una conferenza internazionale che si svolgerà a Roma il prossimo 28 aprile nella sede della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI). E’ prevista la partecipazione di rappresentanti del MAE, del Ministero delle Pari Opportunità, della Direzione Nazionale Antimafia, del Ministero della Giustizia nigeriano e dell’Ambasciata nigeriana in Italia, ed anche delle organizzazioni internazionali interessate presenti a Roma e le rappresentanze dei paesi europei e non.

La Nigeria è uno dei principali paesi di origine della tratta di donne, spesso molto giovani se non addirittura minorenni, a fini di sfruttamento sessuale destinate all’Europa e all’Italia in modo particolare. L’UNICRI (United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute), grazie al contributo della Cooperazione italiana, ha intrapreso una serie di iniziative di prevenzione e contrasto alla tratta dalla Nigeria all’Italia, iniziate nel 2002 con un progetto pilota della durata di 18 mesi e proseguite, a partire dal 2008.

Il programma dell’UNICRI “Prevenzione e lotta contro la tratta di minori e giovani donne provenienti dalla Nigeria in l’Italia”, finanziato dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del MAE, ha posto in essere una strategia multidisciplinare e multisettoriale, prevedendo azioni di prevenzione e contrasto al fenomeno, e assistenza alle vittime nel Paese di origine, oltre ad un’importante attività di sostegno all’Agenzia nigeriana contro la Tratta di Esseri Umani (NAPTIP).

Fonte: MaE.

Hariri ringrazia l’Italia per il suo ruolo e l’impegno nell’ Unifil

Un ringraziamento all’Italia ‘’per lo storico ruolo cruciale svolto nei confronti del Libano’’ e’ stato fatto dal premier libanese Sasd Hariri dopo il suo colloquio con il premier italiano, Silvio Berlusconi. Hariri, in particolare, ha fatto riferimento al 2006 quando l’Italia ospitò la conferenza diplomatica che aprì ‘’la strada alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza 1701’’ che pose fine alla guerra di 34 giorni con Israele. Il premier libanese ha anche espresso ‘’profonda gratitudine e apprezzamento al premier e al popolo italiano che ha accettato di inviare piu’ di 2000 uomini e donne per prendere parte alla missione Unifil’’ che, ‘’sotto la guida italiana ha svolto un ruolo centrale nell’assistere le nostre forze armate a mantenere calma e stabilita’ al nostro confine mediorientale’’.

Berlusconi ha rivolto al premier libanese, ‘’un augurio di cuore per il proseguimento del suo governo’’, ed ha ribadito pure l’assicurazione di una vicinanza dell’Italia anche attraverso lo sviluppo dei nostri rapporti culturali e commerciali: ho assunto l’impegno di operare anche un supporto all’economia di quel Paese che sotto la guida di Hariri non ha sofferto della crisi mondiale ma anzi ha avuto una crescita di oltre l’8%’’, ha detto il Presidente del Consiglio. ‘’L’Italia e’ il secondo esportatore dopo la Cina di prodotti in Libano, Paese che ha superato frangenti difficili – ha aggiunto Berlusconi – ma che, come dimostrano i conti, sta ritornando ad essere un Paese che progredisce e che, una volta tornata la pace nella regione, può puntare ad accrescere il suo livello di benessere, sicurezza e prosperità’.

Sul processo di pace in Medioriente Hariri ha detto di ‘’apprezzare’’ le dichiarazioni di Silvio Berlusconi al vertice della Lega araba lo scorso marzo, quando ‘’con forza e passione ha lanciato un appello per un progresso credibile verso una pace giusta e globale e affinché la comunità internazionale lo ponga come priorità’’.

Il premier libanese prima del colloquio con il presidente del Consiglio era stato ricevuto dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, assistito dal Ministro Franco Frattini.

Fonte: MaE.

Bentornato Enzo…

I resti del corpo di Enzo Baldoni , il freelance rapito il 24 agosto 2004 e ucciso il 27 agosto dello stesso anno a Latifia (Iraq), sono giunti nei giorni scorsi a Roma.
Dagli esami effettuati dal Ris, è arrivata la certezza che si tratta proprio del corpo del giornalista assassinato. I carabinieri del Ros hanno definitivamente individuato gli esecutori del sequestro e dell’omicidio di Baldoni, tutti appartenenti al gruppo “Esercito Islamico in Iraq”.
La comparazione del profilo genotipico ha dato la certezza che si tratta proprio del corpo del giornalista assassinato. Non solo, attraverso la collaborazione dei servizi segreti dell’Aise, i carabinieri del Ros, coordinati dalla pool antiterrorismo della procura di Roma hanno definitivamente individuato gli esecutori materiali del sequestro e dell’omicidio di Baldoni, tutti appartenenti appunto al gruppo “Esercito Islamico in Iraq”.
“L’attività investigativa sviluppata dai carabinieri del Ros, con il coordinamento del Gruppo Antiterrorismo della Procura della Repubblica presso il tribunale di Roma – si legge in una nota – ha consentito di ricostruire tutte le fasi del del sequestro del giornalista italiano ‘freelance’ Enzo Baldoni”.
Il gruppo terroristico iracheno che sequestrò e uccise Baldoni “è risultato operante principalmente nella zona di Falluja ed essere legato e finanziato dal terrorista Abu Mus’ab al Zarqawi, all’epoca del sequestro responsabile di al Qaeda in Iraq e ucciso il 7 giugno 2006, nel corso di un raid aereo congiunto compiuto da forze militari statunitensi e giordane”.
Le indagini, che si sono svolte “in un contesto operativo e di collaborazione internazionale estremamente complesso”, oltre alla ricostruzione del fatto delittuoso, hanno permesso “di ipotizzare la resposabilità di alcuni membri del gruppo terroristico che materialmente aveva partecipato al sequestro e al successivo omicidio di Enzo Baldoni”.

Fonte: TGCom.