Il Ciad è al limite della sopravvivenza

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) è profondamente preoccupata per il drammatico intensificarsi della carestia nel Sahel che colpisce violentemente le popolazioni dedite alla pastorizia del Ciad. Il 75% dei pastori del Ciad soffre la fame.
L’estrema siccità ha bruciato i pascoli e prosciugato le poche fonti di acqua. La conseguenza è la moria di bestiame, che costituisce spesso l’unica fonte redditizia e alimentare per i pastori nomadi della regione. Le popolazioni indigene del Ciad centrale hanno perso in un solo anno circa il 40% del loro bestiame e sono quindi al limite della loro capacità di sopravvivenza. I pastori necessitano urgentemente di mangime per il bestiame.
Particolarmente colpiti dalla siccità sono i circa 300.000 Daza nelle regioni centrali di Kanem e Bahr El Ghazal. I Daza fanno parte della popolazione dei Toubou, che accanto ai Tuareg costituiscono la popolazione più numerosa del Sahara. Oltre il 70% dei Daza ha già perso il proprio bestiame a causa della siccità. In alcune regioni i contadini hanno perso l’intero raccolto con un ulteriore inasprimento della mancanza di cibo.
I Daza sono semi-nomadi e oltre che del bestiame vivono di un’agricoltura itinerante (transumante). Durante la stagione secca si spostano dal nord verso le regioni meridionali più umide per tornare poi all’inizio della stagione delle piogge. A causa della siccità e della mancanza di cibo degli ultimi due anni, i Daza hanno lasciato i loro accampamenti invernali molto prima del solito, il che ha però comportato l’eccessivo sfruttamento e il conseguente inaridimento dei pascoli e dei terreni nel sud del paese.
La situazione è ancora peggiore per i circa 280.000 nomadi e semi-nomadi principalmente Toubou delle regioni settentrionali di Tibesti, Ennedi e Borkou. A causa della difficile situazione e della mancanza di sicurezza solo poche organizzazioni umanitarie raggiungono la zona e gli aiuti alimentari sono insufficienti a coprire il bisogno della popolazione. Il territorio è disseminato di oltre un milione di mine antiuomo che rendono il lavoro dei cooperanti difficile e pericoloso. Le sollevazioni e gli scontri militari tra la Libia e il Ciad degli ultimi dieci anni hanno infine fortemente limitato il lavoro umanitario.
Le popolazioni nomadi e semi-nomadi costituiscono il 32% della popolazione rurale del Ciad. Essi posseggono il 75% del bestiame del paese. L’economia di allevamento (manzi, mucche, dromedari, polli e capre) fornisce il 40% degli introiti da esportazioni del paese centrafricano. Il Ciad è considerato uno dei paesi più poveri del mondo posizionandosi al 170esimo posto nella lista dei 177 paesi sviluppati.

Fonte: APM.

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