Marea nera: cosa rischia il Mediterraneo?

Puo’ un incidente come il disastro petrolifero in atto nel Golfo del Messico accadere anche nel Mediterraneo? E’ l’interrogativo cui prova a dare risposta un articolo di Alessandro Candeloro che appare sul sito del PPRD South Programme, l’organismo europeo finanziato dall’Enpi per la cooperazione euromediterrana nella protezione civile. Evidenziando i punti critici e le misure di prevenzione poste in atto finora in particolare con la cooperazione internazionale.
In base al portale di settore Rigzone, scrive l’esperto, vi sono ad oggi 22 impianti estrattivi per il petrolio al largo delle coste mediterranee: sette in Egitto, cinque in Libia, quattro sia in Tunisia che in Italia, una in Croazia ed una a Malta. Le piu’ importanti riserve sottomarine di gas e petrolio si trovano lungo la costa adriatica italiana, nell’Egeo greco, nel golfo tunisino di Gabes e lungo le coste di Egitto e Libia. Sondaggi esplorativi sono anche in corso nelle acque di Marocco, Turchia ed Israele.
Oltre all’esplorazione, la causa piu’ importante di perdite nel Mediterraneo e’ rappresentata dal trasporto di petrolio grezzo di prodotti raffinati e residuali, tramite navigazione e condotti sottomarini. In base ai dati del Rempec – il Regional Marine Pollution Emergency Response Centre for the Mediterranean Sea gestito dall’International Maritime Organization (IMO) in cooperazione con l’UNEP Mediterranean Action Plan – tra il primo agosto 1977 ed il 31 dicembre 2007, circa 402 milioni di litri di petrolio si sono sversati nel Mediterraneo per effetto di incidenti (alcuni dei quali molto gravi, come quello della nave Haven nel golfo di Genova nel 1991) o di scarichi illeciti. L’autore cita anche il Blue Plan Report on Enviroment and Development in the Mediterranean del 2009, secondo il quale negli anni il rischio incidenti si e’ fatto piu’ marcato per quelli minori, come le collisioni in mare o gli inquinamenti di piccola scala.
Per le prime i punti piu’ a rischio sono negli stretti della Turchia e in quelli di Messina e di Gibilterrra, oltre che in tratti di mare ad alto traffico come nell’Italia del Nord e in Grecia e Francia del sud. Un’altra importante causa di inquinamento sono gli scarichi illeciti, nonostante la maggior parte dei Paesi mediterranei abbia ratificato la relativa convenzione di Marpol. Sempre secondo il Blue Plan Report, la maggior parte di tali Paesi ha siglato protocolli nazionali o regionali per la prevenzione dell’inquinamento, e sembra preparato ad affrontare emergenze, ma in alcuni casi mancherebbe ancora un’adeguata formazione del personale. Un ruolo utile puo’ dunque essere svolto dalla cooperazione regionale, quale quella offerta tramite il protocollo Unep/Map, i progetto SafeMed della Ue e le iniziative della European Maritime Safety Agency e del Mediterranean Oil Industry Group, che coinvolge le industrie. Sedici dei 22 Paesi dell’Unep Mediterranan Action Plan hanno firmato finora un protocollo specifico (ratificato da undici fino al 2009); nel 2006 e’ stato lanciato il progetto Safemed, gestito dal Rempec, mentre nel 2007 l’European Maritime Safety Agency ha acquistato cinque imbarcazioni specializzate.

Fonte: ANSAMed.

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