Terra e cenere

Atiq Rahimi descrive una manciata di ore durante una polverosa giornata afghana.
Ma non del Paese che conosciamo dal 2001.
Racconta della guerra con l’Unione Sovietica attraverso una microstoria, quella del vecchio Dastghìr e del nipotino Yassìn.

Devono raggiungere la cava dove lavora il loro figlio e padre, Moràd.
Un bombardamento ha distrutto parte del loro villaggio, polverizzato la loro casa, dato sepolcro istantaneo agli altri membri della famiglia.
E Moràd non sa.
Ed il vecchio attende il passaggio per la cava con una pazienza messa a dura prova dal mezzo che non passa, dal nulla intorno a lui e dall’insistenza di Yassìn.

E’ un racconto che si beve in meno di un’ora di lettura.
Ho impiegato di più.
Perché è straziante.
Dastghìr non sa come potrebbe reagire il figlio.
E negli occhi ancora l’immagine della nuora che fugge tra fiamme e macerie.
Tale è lo strazio da domandarsi più volte perché sia sopravvissuto per esser testimone di tanto orrore.
Ma non ha ancora elaborato il lutto: il dolore è ancora troppo vivo dentro di lui, non riesce a piangere, a metabolizzare. E sono troppe le fotografie che si inseguono nella sua mente. Senza concedergli nemmeno un briciolo di sonno ristoratore.

La stanchezza e l’insonnia ti spingono ogni istante tra le braccia del sonno, un sonno pieno di immagini.
Sembra che tu viva soltanto per queste immagini.
Le immagini ed i sogni di ciò che hai visto, ma che non volevi vedere.
O di ciò che devi vedere, ma non vuoi vedere.

Yassìn è diventato sordo a causa del bombardamento.
Non sente più. Ma non lo sa.
E’ convinto che i russi abbiano rubato la voce a tutti e strappato via ogni suono.
Ed il nonno non sa come spiegare, come consolare perché:

La tua lingua non ha la forza di muoversi.
O, meglio, ha la forza ma sono le parole che si sono appesantite.
Anche le parole, come l’aria, sono diventate dense e voluminose.

Uno scritto breve, scarno, essenziale.
Come il paesaggio che fa da sfondo alle figure appena accennate.
Con la polvere che uniforma ogni colore, ad eccezione del rosso e bianco del gol-e-sib dove sono avvolte le mele.
Non vado avanti oltre nella mia recensione: rischio di privarvi del piacere di scoprire alcune pagine drammaticamente commoventi.
Lo consiglierei a tutti.
In misura maggiore a giornalisti, opinionisti e spettatori che spesso, in contesto bellico, perdono di vista le tante, troppe storie come questa.
Perché ormai siamo assuefatti dai grandi numeri: 100, 200, 1000 morti.
Numeri che quasi non impressionano più.
E pochissime volte ci fermiamo a pensare cosa succederà a chi sopravvive, perché:

Le parole non ascoltate non sono parole.
Sono lacrime.

Titolo: Terra e Cenere
Autore: Atiq Rahimi
Ed: Einaudi, 82 pagine, 9 euro.

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2 risposte a “Terra e cenere

  1. Anche se ho visto bene che leggerò attraverso le lacrime, il prossimo passaggio in libreria sarà per acquistarlo…
    Grazie, Caterina….. dopo tanta fatica sono riuscita a rientrare in wordpress……..

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