Giornata Internazionale del Popoli Indigeni

Mai come oggi i popoli indigeni in ogni angolo della terra sono messi con le spalle al muro. Questa è, in poche parole, la conclusione di un rapporto dell’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) stilato in occasione della Giornata Internazionale dei Popoli Indigeni (9 agosto).
La documentazione raccolta sulla situazione dei popoli indigeni in Africa, Asia e America Latina dimostra le catastrofiche conseguenze della brama per l’oro, il rame, il petrolio, il gas e l’uranio, del disboscamento delle foreste e del mutamento dei corsi di fiumi dovuti a progetti idroelettrici. Le miniere situate in territori indigeni contaminano le fonti di acqua potabile e la progressiva perdita di territorio impedisce alle comunità indigene di procurarsi sufficiente cibo grazie alla caccia, alla pesca o all’agricoltura. Le comunità indigene del mondo perlopiù chiedono semplicemente di poter continuare a vivere dignitosamente e indisturbati sulla loro terra ancestrale, secondo le loro millenarie tradizioni.
Le conseguenze del cambio climatico rendono ancora più drammatica la situazione delle popolazioni indigene. I circa 32.000 indigeni Kuna dell’isola di San Blas al largo delle coste di Panama stanno infatti valutando di migrare verso la terra ferma a causa delle sempre più frequenti inondazioni delle loro terre che in alcuni casi emergono solo di un metro dal livello del mare. Particolarmente drammatica risulta essere la situazione dei circa 25.000 indigeni del bacino del fiume Xingu in Brasile. La costruzione della diga di Belo Monte nello stato brasiliano del Pará cambierà il flusso d’acqua del fiume privando la maggior parte delle comunità indigene della loro base esistenziale. Il prossimo 9 agosto i diversi popoli indigeni dello Xingu si sono dati appuntamento presso il cantiere della diga ad Altamira per un’azione di protesta.
E’ peggiorata anche la situazione degli Yanomami dell’Amazzonia brasiliana. Il governo brasiliano intende facilitare lo sfruttamento dei giacimenti di uranio presenti nella loro terra, ma si assiste però anche al ritorno dei cercatori d’oro illegali che dalla fine degli anni ’80 hanno pesantemente contaminato con il mercurio il territorio e i fiumi degli Yanomami con la conseguente morte di 1.500 persone.
La situazione non è migliore per i Pigmei Baganga del Gabon nell’Africa centrale. La fiorente industria del legname distrugge indiscriminatamente i loro boschi, la fame delle città centrafricane per “carne del bush” ha comportato la caccia intensiva senza rispetto per i tempi di riproduzione e ha lasciato le popolazioni indigene alla fame per la progressiva mancanza di selvaggina. Ciò che aspetta i Baganga, che vivono nei e dei boschi, è per i Penan nella provincia malese di Sarawak una triste realtà: dopo la completa distruzione dei loro boschi la popolazione nomade è stata costretta alla sedentarietà ed è passata da una vita dignitosa ad una vita di privazioni in cui deve ancora superare lo shock legato alla perdita di ogni riferimento culturale. Le popolazioni Papua della Papua-Nuova Guinea presto costituiranno una minoranza in casa propria a causa dei progetti indonesiani di istituire enormi piantagioni di olio di palma, riso, mais, soia e canna da zucchero sui loro territori e allo scopo trasferire sull’isola circa 600.000 Indonesiani.
I miglioramenti legali raggiunti a partire dal 1994 con il primo decennio ONU per i Popoli Indigeni sono finora rimasti solo sulla carta.
Di fatto la maggior parte degli stati nazionali non rispetta gli impegni internazionali presi e fintanto che le popolazioni indigene non verranno incluse come partner paritetici in tutte le decisioni che vanno a toccare le loro condizioni di vita, la loro situazione non solo non migliorerà ma andrà inesorabilmente peggiorando.

Fonte: APM.

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Una risposta a “Giornata Internazionale del Popoli Indigeni

  1. Quello che è successo ai nativi d’America ora riguarda tutte queste popolazioni piccole di numero ma non di una loro cultura antica, proonda, che andrebbe conservata con amore…….

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