Naja breve incostituzionale, il partito dei militari: disparità fra il personale di leva e i professionisti

Figli della lupa, Balilla, Avanguardisti o Giovani Fascisti? In attesa che il Governo risponda all’interrogazione del deputato radicale Maurizio Turco, che ritiene incostituzionali alcune norme che introducono una “disparità fra il personale di leva e i professionisti”, il Ministro della Difesa Ignazio La Russa se la gode: i primi esperimenti di ferma breve hanno dato, secondo lui, risultati esaltanti.
Il Ministro sostiene che qualcuno degli ottomila giovani che hanno indossato o indosseranno per tre settimane la divisa per farsi quattro o cinque “pompate” con i professionisti del settore presto faranno parte della spina dorsale dell’Esercito. Una vertebra, insomma.
Dichiarazioni contestate perfino dagli gli antichi “marmittoni” che hanno risposto alla chiamata di leva fino al fatidico luglio 1995: anche loro sanno che “sta naia” brevissima non serve neppure per capire come si smonta e si rimonta lo schioppo, lanciare la solita SRCM (ma si usano ancora?), fare il cubo o annodarsi le scarpe senza che all’esterno si noti il fiocco. Tutto bello, comunque, se le scampagnate dei guerrieri in erba non costassero “euro 6.599.720 per l’anno 2010, euro 5.846.720 per l’anno 2011 ed euro 7.500.000 per l’anno 2012”, recita l’articolo 5 della legge numero 122 approvata il 30 luglio 2010.
Tremonti tace.
Non se la sentono di tacere però Luca Comellini, il segretario del partito per la tutela dei diritti di militari e forze di polizia (Pdm) e gli esponenti radicali che hanno firmato insieme a Maurizio Turco, deputato e cofondatore del PdM, un’interrogazione con la quale si chiede al Ministro “se non ritenga di dover sospendere lo svolgimento dei corsi citati in premessa al fine impedire che si possano verificare situazioni di illegittimità, ovvero penalmente rilevanti, con grave pregiudizio per l’istituzione militare o i suoi appartenenti, ivi compresi i frequentatori dei corsi”. Un argomento scottante che ha interessato anche Radio Radicale.
Cos’è successo?
Sembra che le norme succitate da un lato attribuiscono ai giovani volontari “lo status di militare e dall’altro non gli assicura alcuna delle tutele e della garanzie offerte dall’ordinamento militare al personale in servizio permanente”, spiega Comellini. Il che creerebbe, difatti, “oggettive situazioni di disparità” tra i soldati professionisti e i soldati di leva. Per Comellini è evidente che il Ministro La Russa, nell’eccitazione di “poter avviare la sua restaurazione dei Campi Dux, cogliendo l’occasione del voto di fiducia posto sulla manovra finanziaria approvata prima della pausa estiva, non ha attentamente valutato i molteplici aspetti negativi e sulle imprevedibili conseguenze che potrebbero ricadere sia sulle forze armate sia sui giovani naia”.
Ad ognuno il suo giocattolo.
Solo che il giocattolo costruito dal duo Gelmini-La Russa per avvicinare i ragazzi delle scuole superiori all’esercito costa, come detto, 20 milioni di euro.
L’obiettivo è chiaro: si vuole aumentare la base di ricambio, perché costa meno far firmare una ferma breve che consolidare la professione di chi già ha giurato fedeltà all’Italia: avere dei professionisti a tempo pieno costa troppo, meglio avere gente nuova piuttosto che raffermare la posizione dei precari che sono in servizio. La Russa, però, continua a credere che per temprare i giovani italiani sia necessaria un’esperienza atletico-culturale militare. Così qualche settimana fa è andato a seguire le gesta dei “Fulmini”, il plotone che a Sabaudia ha esordito nella mini – leva. “La vicenda è ridicola solo all’apparenza perché potrebbe essere il prologo del ripristino del servizio di leva obbligatorio, in controtendenza rispetto a tutto quello che accade in Europa”, ha commentato Turco. Un altro rischio vero è che questo caos possa fare il gioco della Lega Nord che più volte ha sostenuto necessario istituire “un servizio militare federale” dove i “nordisti possano vivere separati dai sudisti”. Soluzioni che “lasciano il tempo che trovano”, ha spiegato ancora Turco.
Qualche dubbio sull’utilità della mini–naia, ma con qualche importante distinguo rispetto all’esponente radicale, lo pone anche Andrea Margelletti, il presidente del Centro Studi Internazionali (Ce.S.I): “Tutto quello che può permettere ai cittadini giovani di conoscere meglio lo Stato e le sue diverse realtà è sempre un fatto positivo. Le forze armate, però, hanno un bilancio debolissimo: per questo ritengo che sarebbe meglio focalizzare le poche risorse a disposizione per dare ai nostri militari che tornano da Afghanistan, Libano, o ovunque siano, una migliore qualità di vita in Italia”, commenta Margelletti. Che sintetizza: “Le nostre caserme sono fatiscenti”. Lo studioso peraltro tiene a sottolineare che “i nostri soldati hanno l’equipaggiamento migliore di tutti i reparti utilizzati nei teatri di guerra, ed eccezione, è ovvio, degli americani”.

Fonte: Tiscali Interviste.

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