Libano: Hezbollah fa cadere il Governo

Il governo di unità nazionale del Libano è caduto dopo che i ministri di Hezbollah e i loro alleati si sono dimessi, a causa delle indagini del tribunale Onu sull’assassinio dell’ex premier Rafik Hariri. Undici ministri si sono ritirati dal gabinetto di 30 membri guidato dal filo-occidentale Saad Hariri, figlio del primo ministro ucciso. Il blitz politico è avvenuto durante la visita del premier negli Usa, viaggio poi interrotto proprio per la crisi.

Il ministro dell’Energia Gibran Bassil ha spiegato che la decisione è stata presa a seguito di una disputa sul lavoro del tribunale speciale Onu che indaga sulla morte dell’ex premier Rafik Hariri, ucciso in un attentato a Beirut il 14 febbraio 2005.
Hezbollah aveva in particolare chiesto al governo di interrompere qualunque collaborazione con il tribunale, senza ottenere risposta alcuna.
Hariri, figlio del primo ministro assassinato, ha appreso la notizia da Washington, dove è stato ricevuto dal presidente americano Barack Obama. Inutili le mediazioni avviate da Siria e Arabia Saudita per scongiurare la crisi. Ora nel Paese si teme un ritorno all’instabilità e alla violenza settaria.
A provocare la caduta dell’esecutivo le dimissioni di dieci ministri appartenenti a Hezbollah, al movimento Amal e al blocco dei cristiani maroniti di Michel Aoun.
Con loro anche un altro esponente del governo, Adnan Sayyed Hussein, uno dei cinque di nomina presidenziale. Il presidente Michel Suleiman dovrà ora avviare le consultazioni per tentare di individuare nuove maggioranze in Parlamento. Il premier ha interrotto il suo viaggio negli Stati Uniti per rientrare immediatamente in patria.
Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha rivolto pesanti critiche agli Hezbollah libanesi. “Gli sforzi della coalizione guidata da Hezbollah per far cadere il governo libanese dimostrano soltanto le loro paure e la determinazione di impedire al governo di fare il suo lavoro e di rispondere alle aspirazioni del popolo libanese”: è quanto si legge in una nota della Casa Bianca dopo l’incontro tra Obama ed il premier Saad Hariri oggi alla Casa Bianca.

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