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Sepoltura in pelli suine per combattere il terrorismo islamico

“Mi rivolgo al pragmatico ministro Maroni, perché, come prevenzione scientifica delle eventuali azioni stragiste di al-Qaeda, mobiliti la cooperazione emiliano-romagnola e toscana per la produzione industriale di pelli di maiale fornite di zip per la perfetta chiusura stagna”.

Questo è quanto chiede Giancarlo Lehner, deputato “Responsabile”, che motiva così la sua richiesta: “Non è uno scherzo, bensì l’uovo di Colombo, trattandosi di un deterrente micidiale contro il terrorismo islamico. Per dissuadere gli aspiranti kamikaze ed i professionisti del terrorismo, basterebbe far loro sapere attraverso delle pubblicità-progresso che l’Italia è attrezzata per dare ‘degna’ sepoltura, dentro pelli suine, ai loro caduti. Il kamikaze, infatti, vede nella morte il mezzo rapido per ascendere nel Paradiso maomettano, dove fontane, frescure e vergini son lì per arrecargli eterna e concreta beatitudine. Viaggio ascensionale che verrebbe impedito proprio dal seppellimento dentro un feretro di cotenna suina” conclude Lehner.

Fonte: FrontiereNews.

Esiste anche questo.
Poveri noi…

La colpa va divisa…

“…la colpa va divisa.
Un po’ mia un po’ tua, un po’ di tutta la gente del mondo: ciascuno ha fatto o non ha fatto qualcosa, a tempo debito, per arrivare alla guerra.
Noi saldiamo il conto ora, amen.
E gli altri?
Speriamo che il nostro esempio serva almeno a chi verrà…”

Giulio Bedeschi, “Centomila gavette di ghiaccio”.

I massacri delle foibe

“Chi non ha il coraggio di morire per la propria fede è indegno di professarla…”

Don Francesco Bonifacio

The unblinking eye

God would weep if he existed
and he saw what man can do to man
he’d think that we were twisted
his unblinking eye would blink and then
he’d say not in my name you don’t
you stupid little men
with your arrogance and ignorance
you’ll do it time and time again
and I, I must be getting old
there’s a fire and a fury driven deep into my soul
it’s the helplessness that comes from being under your control
and everything is broken
we’ve got a high street full of holes
the high street’s full of holes
high street’s full of holes
five million cameras stare at us
you treat us like we’re fools
our privacy is meaningless
we’re suffocated by ten thousand rules
and this kindom’s not united
just a complicated mess
are we in europe? half in europe? not in europe?
we’re soulless, spineless, directionless
and I, I must be getting old
there’s a fire and a fury driven deep into my soul
it’s the helplessness that comes from being under your control
and everything is broken
and everything is broken
why send our young men out to die
in wars that we don’t understand?
and why on earth are we medalling in places like Afghanistan?
the price is much too high
in terms of money or our precious men
your reasons are mysterious
and quite beyond our ken
and I, I must be getting old
there’s a fire and a fury driven deep into my soul
it’s the helplessness that comes, you even sold our gold
and everything is broken

Traduzione
Dio piangerebbe se esistesse
E vedesse quello che l’uomo può fare all’uomo
Penserebbe che siamo perversi
Il suo occhio impassibile batterebbe le palpebre ed allora
Direbbe “non nel mio nome, non osate”
Voi stupidi piccoli uomini
Con la vostra arroganza e ignoranza
Lo rifarete ancora ed ancora
Ed io, io forse sto invecchiando
Ci sono un fuoco e una furia che spingono nel profondo della mia anima
È la sensazione di impotenza che deriva dall’essere sotto il vostro controllo
E tutto è allo sbando
Abbiamo una strada maestra piena di buche
La strada maestra è piena di buche
Strada maestra piena di buche
Cinque milioni di telecamere ci squadrano
Ci trattate come se fossimo dementi
La nostra privacy non ha significato
Siamo soffocati da diecimila regole
E questo regno non è unito
È solo un casino complicato
Siamo in Europa? Per metà in Europa? Non in Europa?
Siamo senza anima, senza spina dorsale, senza una direzione
Ed io, io forse sto invecchiando
Ci sono un fuoco e una furia che spingono nel profondo della mia anima
È la sensazione di impotenza che deriva dall’essere sotto il vostro controllo
E tutto è allo sbando
E tutto è allo sbando
Perché mandare i nostri giovani uomini là fuori a morire
In guerre che non comprendiamo?
E perché diamine dovremmo conquistare trofei in posti come l’Afghanistan?
Il prezzo è troppo alto
In termini di soldi o dei nostri preziosi uomini
Le vostre ragioni sono misteriose
E abbastanza al di fuori della nostra comprensione
Ed io, io forse sto invecchiando
Ci sono un fuoco e una furia che spingono nel profondo della mia anima
È la sensazione di impotenza che arriva, avete persino venduto il nostro oro
E tutto è allo sbando…

Il colore degli occhi

Sulla questione della discriminazione razziale, la conferenza di Addis Abeba ha insegnato, a coloro che vorranno imparare, questa ulteriore lezione.
Finché l’idea di una razza superiore e una inferiore non sarà finalmente e definitivamente screditata e abbandonata.
Finché non ci saranno più cittadini di prima e di seconda classe in nessuna nazione.
Finché il colore della pelle di un uomo non sarà più significativo del colore dei suoi occhi.
Finché i diritti umani fondamentali non saranno garantiti ugualmente a tutti senza riguardo alla razza
Fino a quel giorno, il sogno della pace durevole e della cittadinanza del mondo e del dominio della moralità internazionale resterà solo una pia illusione, da ricercare senza mai poterla raggiungere…

Haile Selassie dal discorso all’ONU del 6 ottobre 1963.

La vera libertà è quella della parola

“Se vogliamo ottenere quello che vogliamo dobbiamo farlo nel modo giusto”.
Lo ha detto a Rangoon la leader dell’opposizione birmana e premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi liberata sabato dalla giunta militare, nel suo primo discorso ufficiale dopo sette anni.
La leader democratica birmana ha aggiunto, parlando ai suoi sostenitori assiepati nella sede del partito Lnd, che “la base della libertà democratica è la libertà di parola”.
Rivolgendosi a migliaia di sostenitori in festa riuniti nella sede del suo partito, la Lega per la democrazia, Suu Kyi ha pronunciato il primo discorso da quando è stata liberata.
La leader democratica ha anche chiesto alle persone riunite ad ascoltarla di dirle che cosa vogliono:”Penso di sapere cosa vuole la popolazione, ma solo fino a un certo punto. Ditemi anche voi cosa volete”, ha aggiunto Suu Kyi spiegando di aver ascoltato le notizie alla radio fino a sei ore al giorno, durante i suoi sette anni agli arresti domiciliari.
Aung San Suu kyi ha sottolineato di voler lavorare con ”tutte le forze democratiche” in Birmania.
Ai suoi sostenitori ha detto che ”c’è democrazia quando il popolo controlla il governo. ”Accetterò che il popolo mi controlli”, ha aggiunto precisando: ”Dovete resistere per quello che è giusto”. La leader democratica birmana ha detto di non nutrire ostilita’ nei confronti di chi l’ha privata della liberta’ per tanti anni e di essere stata trattata bene. ”Gli ufficiali della sicurezza mi hanno trattato bene. Voglio chiedere loro di trattare bene anche il popolo”, ha aggiunto.
Il premio Nobel per la Pace ha parlato davanti ad alcune migliaia di sostenitori dalla sede della sua “Lega nazionale per la democrazia” (Nld). Secondo fonti del Nld, l’intenzione della leader è quella di lavorare alla riconciliazione nazionale, smuovendo la Birmania dal muro contro muro con la giunta militare.

Fonte: TGCom.

La storia dello scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa: ucciso per il petrolio

Lo scrittore Nigeriano Ken Saro-Wiwa e altri otto attivisti ogoni, da anni schierati contro le attivita’ della Shell in Nigeria, furono stati condannati a morte da un tribunale militare e uccisi il 10 novembre 1995.
Disse prima di morire: “Io sono un uomo di pace, di idee. Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra molto generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di questa terra”.

Ken Saro-Wiwa e gli altri otto attivisti lottavano contro i danni ambientali provocati in Nigeria dalla Shell che dal 1958 estrae petrolio nel territorio del delta del fiume Niger.
La popolazione Ogoni che vi abita, oltre che essere avvelenata dall’inquinamento degli impianti industriali , è stata costretta “manu militari” all’emigrazione.
Con un durissimo rapporto di 196 pagine, intitolato “Ogoni: la lotta continua”, nel 1997 il Consiglio Mondiale delle Chiese (WCC) ha messo sotto accusa il governo nigeriano e la multinazionale petrolifera Shell per oppressione e devastazione ambientale, in particolare nella regione del delta del Niger.

La vera prigione

Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un’intera generazione
E’ il poliziotto che corre all’impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L’inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
E’ questo
E’ questo
E’ questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.

IL TESTAMENTO DI KEN SARO WIWA

“Signor Presidente, tutti noi siamo di fronte alla Storia.
Io sono un uomo di pace, di idee.
Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra molto generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di questa terra; provo fretta di ottenere che il mio popolo riconquisti il suo diritto alla vita e a una vita decente.
Così ho dedicato tutte le mie risorse materiali ed intellettuali a una causa nella quale credo totalmente, sulla quale non posso essere zittito.
Non ho dubbi sul fatto che, alla fine, la mia causa vincerà e non importa quanti processi, quante tribolazioni io e coloro che credono con me in questa causa potremo incontrare nel corso del nostro cammino.
Né la prigione né la morte potranno impedire la nostra vittoria finale.
Non siamo sotto processo solo io e i miei compagni. Qui è sotto processo la Shell.
Ma questa compagnia non è oggi sul banco degli imputati.
Verrà però certamente quel giorno e le lezioni che emergono da questo processo potranno essere usate come prove contro di essa, perché io vi dico senza alcun dubbio che la guerra che la compagnia ha scatenato contro l’ecosistema della regione del delta sarà prima o poi giudicata e che i crimini di questa guerra saranno debitamente puniti. Così come saranno puniti i crimini compiuti dalla compagnia nella guerra diretta contro il popolo Ogoni”.

Fonte: PeaceLink.

Per conoscere la sua storia in dettaglio, cliccate qui .