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Obiettivo chiave: stabilizzare la Bosnia.

Balcani ormai inseriti in un processo di avvicinamento all’Europa. Da Gorizia dove ha partecipato al Forum su “gli Scenari dello sviluppo dell’Area Adriatico-Balcanica”, il Ministro Franco Frattini ha fatto il punto su problemi e prospettive di un’area da sempre “prioritaria” per l’Italia, mentre il Sottosegretario Alfredo Mantica, nel concludere la due giorni di lavori del Forum, ha detto che “all’Adriatico e allo Ionio serve il ‘modello’ baltico. Quei Paesi – ha sottolineato Mantica – hanno saputo fare del loro mare una straordinaria via di comunicazione e di trasporti. Così – ha spiegato – noi dovremo essere in grado di fare con i nostri due mari”.

Sulle problematiche relative al processo di integrazione europea il Ministro Frattini ha ricordato che la Bosnia rimane l’anello debole della stabilizzazione dei Balcani, ma “non dobbiamo – ha detto Frattini – sprecare il 2010 in attesa delle elezioni dell’autunno” e fare, dunque, dei passi avanti a partire dalla liberalizzazione dei visti, così come avvenuto per altri paesi dei Balcani. Ma il nodo chiave resta quello di passare dalla logica degli accordi di pace di Dayton a quella di avvicinamento all’Europa. In particolare, secondo il Ministro, è importante chiudere l’ufficio dell’Alto rappresentante (istituito proprio da Dayton nel 1995) e passare a un ruolo guida da parte dell’Unione Europea. “A quindici anni da Dayton il contesto bosniaco continua a registrare difficoltà a procedere verso una definitiva stabilizzazione”. In questa prospettiva, Frattini ha sottolineato l’importanza della Conferenza sui Balcani che si terrà a giugno a Sarajevo, città che la “merita politicamente”, perché è stata un simbolo di guerra ma ora è un simbolo di rinascita. Una conferenza, fortemente voluta dall’Italia, che sarà a guida europea ma con il coinvolgimento chiave di Stati Uniti e Russia.

Tuttavia, la “questione Balcani’ è ampia, e se da una parte il futuro dell’area dipende dalla volontà di riforme dei governi locali per raggiungere gli standard europei, dall’altra è fondamentale la risposta che l’Ue saprà dare alla domanda d’Europa che viene da oltre Adriatico. Ed è strategico, pur nelle specificità nazionali, creare un’integrazione delle reti di comunicazione e sistemi di approvvigionamento energetico interbalcanico e con l’Italia. L’obiettivo è un’area di libero scambio e di sviluppo equilibrato delle economie territoriali. Un’altra corsia, assieme a quella della stabilità politica, per l’ avvicinamento all’Europa.

Il Sottosegretario Mantica ha parlato dell’Iniziativa Adriatico-Ionica (Iai) che raggruppa otto paesi dell’area, alcuni dei quali “interessati anche all’Iniziativa adriatico-balcanica”, e dell’attività dell’Ungheria “che il prossimo mese lancerà l’Iniziativa danubiana”. “Dovremo essere in grado di attirare i Paesi di nuovo ingresso in Europa o di prossima adesione verso le nostre grandi linee di comunicazione – ha spiegato Mantica – tenendo conto che le linee generali della strategia per l’Adriatico-Ionio dovrebbero riflettere le specificità della regione, per fornire risposte congiunte alle sfide e ai problemi comuni dei Paesi rivieraschi e non. Si tratta di creare un sistema inclusivo e non esclusivo”. Mantica ha invitato i diversi enti e strutture coinvolte e già operanti in queste aree, a partire dall’Ince, la cui missione – ha sottolineato – va rapidamente modificata, per fare sistema “perché – ha detto – si tratta di una strategia che rimarrà negli anni a venire, un’asse che assicurerà il pieno ritorno in Europa di mari e territori che europei sono sempre stati’’.

Fonte: MaE.

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